COMPONENTI DEI DETERSIVI TRADIZIONALI

 AGENTI LAVANTI:

I tensioattivi (che servono a rimuovere lo sporco e rappresentano la parte effettivamente lavante dei detersivi) presenti nei comuni detersivi possono essere divisi in due categorie.

I cosiddetti tensioattivi sintetici:

si producono usando come materia prima frazioni lipofile della raffinazione del petrolio (sono quindi anche detti tensioattivi “petrolchimici”); svolgono una efficace azione lavante (a volte fin troppo aggressiva) ma alcuni di essi (quelli ad anello benzenico, come l’alchilbenzensolfonato e il dodecilbenzensolfonato) sono formati da molecole complesse, nocive per piante e animali e difficilmente biodegradabili che si accumulano nelle acque di scarico e quindi in corsi d’acqua e bacini, inquinandoli.

Inoltre sono prodotti a partire dal petrolio che, come tutti sappiamo, è una risorsa che nonm si riproduce; si calcola che le attuali riserve di petrolio potrebbero esaurirsi nel giro di 30-40 anni.

Le alternative :

sono i tensioattivi semisintetici prodotti a partire da grassi vegetali, vengono quindi anche detti “di derivazione naturale” o semplicemente (e scorrettamente) “naturali”.

Rispetto ai tensioattivi sintetici hanno un gran vantaggio; i grassi usati come materia prima si riproducono in natura, e sono quindi potenzialmente inesauribili; inoltre la biodegradabilità

(in attesa come perdita di attività tensioattiva) è generalmentemolto buona.

Non tutti i tensioattivi di origine naturale sono uguali; dal punto di vista dell’impatto ambientale e della dermocompatibilità esistono grandi differenze, e spesso purtroppo i tensioattivi migliori (beatine, laurilcitrato e cosi via) sono i più cari(e quindi anche i meno usati). Sembra però che a conti fatti, il miglior agente lavante (dal punto di vista dell’impatto ambientale globale) rimanga il vecchio, semplice sapone (ovvero il risultato del trattamento a caldo di grassi naturali con soda e potassa caustica) sia in fase di produzione, sia in fase di degradazione.

SEQUESTRANTI

Sono usati per diminuire la durezza dell’acqua.

I più tristemente famosi sono i fosfati.

In alternativa ai fosfati si è usato per un certo pericolo, e in parte si usa tuttora, l’EDTA (etlendiammintetraacetato, anche detto versene); si è scoperto però che tale sostanza, oltre avere anch’essa un effetto eutrotizzante, una volta raggiunte le acque di scarico si combina con i fanghi degli industriali e porta in soluzione i metalli pesanti come piombo, cadmio e mercurio (che altrimenti rimarebbero inerti e quindi innocui), facendoli rientrare nel ciclo biologico e riattivando così la loro azione tossica e mutagena.

LE ALTERNATIVE:

Nei detersivi ecologici si usano il citrato sodico (usato anche nei liquidi convenzionali da bucato, la zeolite A (anche detta Sasil), i silicati e alcune tipi di argille che, se dosate correttamente e usate con le giuste temperature di lavaggio, hanno ottime proprietà addolcenti e danneggiano meno le acque di scaric SBIANCANTI OTTICI

Servono a far sembrare più bianco il bucato, anzi quasi azzurrino (vengono quindi detti anche “azzuranti”). Non sbiancano realmente i tessuti, né svolgono azione lavante, ma si depositano sulle fibre resistendo al risciacquo. Sono potenzialmente allergogeni in quanto possono traversi dai tessuti alla pelle. LE ALTERNATIVE

Abituarsi una volta per tutte a vedere il proprio bucato bianco (e quindi pulito), e non azzurrino.

SBIANCANTI ALL’OSSIGENO

IL Più comune è il perborato di sodio, che sviluppa ossigeno e quindi sbianca effettivamente la biancheria e svolge una lieve azione disinfettante.

Purtroppo però libera il boro, sostanza tossica che danneggia la vita acquatica.

Se usato in quantità eccessiva tende a logorare i tessuti.

LE ALTERNATIVE

Un’ottima alternativa è il bicarbonato di sodio, meno nocivo ma ugualmente efficace come sbiancante, e attivo a partire dai 30°C ( il che permette di ottenere buoni risultati di lavaggio anche alle basse temperature).

 

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