Lettera di una mamma separata: esiste una legge che obblighi a dialogare ?

Chi vi scrive è una mamma separata, e forse questo vi sembrerà strano. Ho trovato il vostro indirizzo mentre navigavo dopo aver digitato sul motore di ricerca: come ci si deve comportare con l'ex coniuge. Mio marito è andato via di casa il 13 aprile 2008 dopo essere “scoppiato” a seguito di una crisi da me per nessun motivo intuita. Io ho fatto di tutto per tenere unita la famiglia. Lo amavo e lo amo tuttora moltissimo (scusate questi riferimenti sentimentali ma per me il matrimonio su questo dovrebbe essere basato mentre quando poi ci si separa si pensa solo all'aspetto economico). Fatto sta che nonostante il dolore per la separazione, da me assolutamente non voluta, il mio primo pensiero è stato per i figli. Non volevo assolutamente che si allontanasse da loro.

Dal punto di vista dei rapporti personali tra me e mio marito, il suo carattere è deteriorato in una maniera incredibile, segno forse che le separazioni non risolvono le cose. Io ho alternato diversi stati d'animo che poi scopro essere da manuale in queste situazioni: shock, disperazione, supplica, tentativo costante e insistente di dialogo, mano tesa, rabbia, odio.

Sempre quasi “obbligandolo” a stare il più possibile con i figli. Abbiamo comprato una casa che avremmo dovuto finire di pagare a dicembre del 2008. Lui ha estinto il mutuo facendo un prestito personale che sta ancora pagando. Ancora prima della sottoscrizione dell'accordo per la separazione consensuale, avvenuta ieri, ha versato (a parte un unico mese in cui ha versato 300 euro) la somma di 500 euro per gli alimenti dei figli (parentesi:odio questa parola, come se si trattassero dei cani). Io ho cercato in tutti i modi di farlo tornare a casa, anche solo in considerazione del fatto che non aveva un posto dove stare ma lui è stato irremovibile.

Aldilà degli accordi scritti ho fatto presente a lui che da parte mia non avrei accettato i soldi, pur consapevole delle difficoltà oggettive, che adesso riesco a vedere, di crescere i figli con meno soldi. Il fatto di cercare di rendermi indipendente economicamente da lui è per me una questione di orgoglio.

Per quanto io sappia benissimo che i soldi non sono per me ma per i miei figli, non voglio essere giudicata come la classica donna sanguisuga. E poi i soldi rovinano tutto. Nel senso, è già successo: tu compri le cose per te e non per i tuoi figli, tutte affermazione figlie del pregiudizio. Quindi io vorrei superare tutto questo rendendomi il più possibile indipendente. Gli ho fatto presente che tenevo in considerazione comunque il fatto che la nostra casa l'abbiamo costruita insieme e in qualsiasi momento lui voglia la venderemo. Proprio sempre per onestà. Gli ho detto che sarei stata disposta a rinunciare al mantenimento purchè lui trovasse al più presto una sistemazione adeguata per poterli tenere il più possibile. La sua risposta è stata che non devo decidere io.

Insomma penso di essere stata onesta e intendo continuare ad esserlo perchè sono arciconvinta che adesso il problema non sono i soldi ma il fatto che si cerchi di salvare qualcosa di questa famiglia. Ci troviamo ora in questa situazione di sbando che in qualche maniera si sta normalizzando. Ci sono due esigenze contrastanti che devono essere conciliate: l'importanza che io riconosco, ma che e' automatica, per conto mio, non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo, scriverlo, del rapporto tra padre e figli, e le difficoltà legate alla gestione di questo rapporto sia da parte sua che da parte mia e dei miei figli.

Insomma, se fosse per me, io glieli farei vedere tutte le volte che vuole, giuro, dato che il mio desiderio recondito è di ricostruire la mia famiglia e ho come punto fermo la volontà di far assomigliare il più possibile ciò che rimane ad una famiglia ma…c'è anche l'altra esigenza di stabilità, di ritmi organizzativi che prendono la loro strada.

Insomma tante cose lui non le sa di quello che succede, perde il suo ruolo. E' come se fosse una cosa fisiologica. In questi mesi ho maturato la convinzione che il dialogo tra ex coniugi è paradossalmente più importante di quando si stava tutti insieme in famiglia.

Arriviamo al mio problema, quindi. Proprio ieri mio marito mi ha detto che non vuole parlare più con me e io penso che sia sbagliato. Penso che sia sbagliato anche sulla base dell'esperienza maturata nei primi mesi in cui lui era andato via di casa. Il fatto che noi non parlavamo tra noi generava confusione nei nostri figli. Forse io sono ostinata. Penso che se le cose non si chiariscono si aumentano solo le incomprensioni. Se non avessimo avuto dei figli forse sarebbe stato tutto più facile. Penso che l'unica via possibile è il dialogo. Tutti mi dicono che non si può obbligare una persona a voler parlare con te, ma qual'è l'alternativa? Un'incancrenirsi dei risentimenti e soprattutto vedere i figli sballottati tra due persone che agiscono per conto loro? Lui mi ha detto: non esiste una legge che mi obbliga a parlare con te. Ora questo vi chiedo visto che voi state dall'altra parte. Questa legge esiste o no? Questa mia mail vuole aprire anche un dibattito, una riflessione ( ammesso che possa servire) su diverse cose: la separazione non risolve nulla, anzi peggiora le cose. Io ho notato che fa venire fuori sentimenti, atteggiamenti infantili, da parte di entrambi. Siamo noi genitori a diventare bambini. Ci fortifichiamo (o pensiamo di fortificarci) nella scelta fatta o subita, screditando l'altro. Purtroppo abbiamo bisogno di questo per reggere il peso del fallimento.

In quest'ottica io penso davvero che non sarebbe sbagliato rendere OBBLIGATORI dei percorsi terapeutici per entrambi. Il problema è che proprio chi secondo me ne avrebbe più bisogno, colui che lascia (sto parlando di separazioni conflittuali che sono la maggior parte dei casi perchè come già detto spesso, il conflitto se non c'è, viene fuori dopo) non lo accetta. Ho sentito spesso dire da molte persone in questi mesi, anche dagli avvocati, che non si può obbligare nessuno a fare il genitore, ma io penso che questo sia sbagliato. I genitori separati, nella maggior parte dei casi, sono in evidenti difficoltà e se non ci arrivano da soli a capire che devono parlare per il bene dei figli forse bisognerebbe trovare qualche strumento, anche legislativo, per farglielo capire. Ci sono ancora tante considerazioni confuse che si aggirano nella mia testa e di cui mi piacerebbe discutere con voi e spero di poterlo fare.

Intanto aspetto una vostra risposta in merito e spero tanto che la mia lettera possa essere servita anche a sentire le ragioni dell'altra parte, sfuggendo alla logica delle posizioni sessiste. Se c'è una cosa che ho capito con la separazione (ma in realtà lo sapevo anche prima ed è per questo che, anche se nella maniera sbagliata magari, ho cercato di tenere unita la famiglia) è che questa è una guerra in cui abbiamo perso tutti.

Grazie per l'attenzione. Maria Z. Fonte: Redazione

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