una sana collaborazione in famiglia può aiutare a migliorare la qualità della vita?

Penso che ad ognuno di noi, almeno una volta nella propria vita, sia capitato di voler fermare le lancette dell'orologio, di staccare quella spina che ci tiene collegati ad un mondo sempre più frenetico, egoista ed indifferente, un mondo dove le persone sono sempre più prese dalla bramosia di successo e non hanno più il tempo da dedicare a se stessi, o peggio, alle persone che stanno intorno a loro, insensibili oramai a quei valori sui quali dovrebbe basarsi il senso della vita: l'Amicizia, l'Onestà, la FAMIGLIA! No, non sono un uomo frustrato con mille sensi di colpa etc. etc., sono solo uno dei tanti, stanco di vedere peggiorare giorno dopo giorno la qualità della vita sulla nostra magnifica terra.

Dall'alba dei tempi l'essere umano ha dimostrato grande capacità d'adattamento ad ogni tipo di cambiamento sulla terra: climatico, sociale, politico, culturale, stiamo immagazzinando, per la verità un po' a fatica ma ci riusciremo, ogni evoluzione tecnologica. Attenzione, stiamo assimilando troppo e troppo in fretta, non riusciamo più a pensare, a riflettere, ma non perché non siamo più in grado di farlo (almeno per adesso), ci manca semplicemente il TEMPO per farlo. Dobbiamo correre perché tutto intorno a noi corre, dobbiamo stare al passo con i tempi per non essere emarginati, come dicono in una pubblicità “se non ce l'hai si vede” e allora devi averlo perché altrimenti…. sei fuori.

Fermiamoci, diamo la possibilità al nostro cervello di pensare e riflettiamo sul nostro futuro.

Probabilmente è quello che ha fatto il Presidente dell'AsUc, Fiorenzo Bresciani, quando ha deciso di mettere in piedi l'Associazione Uomini casalinghi.

Ho avuto modo di parlare e di comprendere i motivi che lo hanno portato ad imbarcarsi in quest'avventura.

A distanza di due anni l'avventura si è trasformata in una realtà che naviga col vento in poppa e che di porto in porto ha imbarcato sino ad ora più di 4200 iscritti. Il merito di questo successo è sicuramente da dividere tra tutti quelli che hanno contribuito a far sì che la barca prendesse il largo, ma un plauso personale va allo skipper che ne ha deciso il varo e che ne amministra il timone con provata maestria.

Penso che Fiorenzo Bresciani sia un uomo con molte idee, di sani principi e con un'enorme carica, da buon toscano, di positività e simpatia. Mi sento di essere in linea con il pensiero dell'Asuc e credo nei principi sui quali è stata costituita l'Associazione, soprattutto là dove il Bresciani dice “…….investendo attenzioni ed energie nella cura dei propri figli. Questa è una parte del sé che aiuta l'uomo ad acquisire piacere della propria identità“.

Ma cosa fanno di tanto speciale questi casalinghi oltre a dispensare a destra e a manca consigli su come stirare la camicia o eliminare una macchia impossibile con prodotti naturali, ma è evidente, stanno cercando di ristabilire un equilibrio nella famiglia e quindi nella società, stanno cercando di far capire all'uomo quanto sia importante ri-avvicinarsi a quei valori di cui parlavo prima.

Smettiamola di vedere il casalingo come l'uomo con la ramazza e strofinaccio, dedito al cento per cento alla pulizia della casa, esperto di arte culinaria in grado di preparare succulenti pranzetti da presentare alla moglie, al suo rientro tra le mura domestiche, dopo un'estenuante giornata di lavoro.

Penso che ci sia parecchia confusione su quello che s'intenda realmente dire con la parola “casalingo”, e questo me lo hanno dimostrato alcune lettere che mi è capitato di leggere sia sul sito dell'AsUc che in alcuni forum. Ho letto che ci sono persone che sarebbero disposte a lasciare il loro posto di lavoro se trovassero una donna per la quale dedicarsi anima e corpo 24 ore su 24, cucinare, lavare, stirare esclusivamente per farla felice. Per carità, non voglio e non mi permetto di criticare le scelte altrui, ma questo tipo di atteggiamento ho paura che col tempo porti al totale annullamento della propria persona con conseguenze tipo: calo della stima di se stessi, insicurezza e magari con delle forti crisi d'identità e poi, permettetemi di dirlo, la donna ha combattuto dure lotte per uscire da questa situazione di sottomissione forzata, non vorremo mica ricominciare tutto da capo…… ma questa volta con l'uomo?!

Ma come da una parte esiste lo Zenit dall'altra troviamo il nadir, cioè un pensiero totalmente opposto. Ma questo è il bello di noi esseri pensanti, opinioni e idee contrastanti ci danno la possibilità di discutere, parlare, riflettere, sarebbe tutto bianco o tutto nero e non riusciremmo a cogliere le diverse sfumature se così non fosse.

Ci sono uomini invece che pensano all'uomo-casalingo come una persona poco o per niente virile e che, dall'alto della loro mascolinità ( se così si può dire) con un sorriso a 32 denti ti chiedono “ma non sarai mica gay” oppure “ma perché non ti trovi un hobby, non so, ad esempio la palestra, la piscina, le donne“……le donne, vi rendete conto ragazzi, le donne per questi superman sono un hobby, allora li guardi più intensamente negli occhi e ti accorgi che probabilmente gli anabolizzanti stanno facendo il loro effetto o che gli anni di militarismo nel partito del maschilismo estremo hanno dato i loro frutti.

Ma ci sono anche alcune donne che nutrono dei dubbi sulla virilità del casalingo, a loro posso dire di non temere per i loro mariti o compagni, se l'uomo è arrivato a dividere questo importante ruolo con la donna lo ha fatto semplicemente perché i compiti dei due sessi nella società hanno subito dei cambiamenti. La donna oggi ha allargato i suoi orizzonti, ricopre posizioni importanti è impegnata attivamente nel sociale, nella politica o semplicemente lavora anche al di fuori della sfera familiare. Diciamo che è nata una collaborazione attiva tra uomini e donne, ad esempio alcuni uomini hanno imparato a stirare e posso dire che è una gran cosa saperlo fare, potreste avere bisogno all'occorrenza di una camicia o di un paio di pantaloni che sono nel cesto dei panni da stirare, se foste in grado di farlo non ci sarebbe nessun problema oppure potreste stirare semplicemente per dare una mano a vostra moglie/compagna, altri invece se la cavano coi fornelli, alcuni stirano altri cucinano ma quasi tutti cambiano i pannolini ai lori figli. Una volta erano rari i papà che lo facevano adesso invece lo fanno e ne sono contenti perché hanno capito che anche in questi momenti, con il contatto fisico, riescono a trasmettere informazioni che permetteranno al loro piccolo di riconoscere il loro papà semplicemente quando verranno presi in braccio o sfiorati da una carezza.

In una famiglia bisogna saper collaborare.

La famiglia è una società composta da due o più membri dove ognuno di questi ha dei diritti ma anche dei doveri, dove esistono delle regole e delle priorità da rispettare. Se teniamo in considerazione tutto questo avremo le basi per costruire famiglie-società sempre più forti e più unite.

Molti di voi a questo punto potrebbero pensare “ma è possibile che il, chiamiamolo fenomeno, “casalingo” meriti tanta attenzione?”

Potrei dire di no se fosse solo un fenomeno di costume, la moda del momento, ma siccome non lo è mi sento di rispondere che merita tutte le attenzioni del caso e la partecipazione di tutti voi.

Personalmente posso dire di sentirmi in dovere di fare qualcosa, sono un casalingo part-time e con mia moglie ci dividiamo i compiti della casa e ci occupiamo dell'educazione di nostro figlio. Lavoriamo in sinergia per riuscire a non sobbarcarci il peso della casa singolarmente, ma quello che a noi sta più a cuore è, logicamente, nostro figlio.

Penso che i bambini siano quelli che hanno ricevuto maggior danno dai cambiamenti che ci sono stati in questi anni.

Negli ultimi due anni e questo sarà il terzo ho avuto il piacere di lavorare insieme a tanti bambini insegnando loro, compreso mio figlio, informatica. Quando ho iniziato, come volontariato naturalmente, avevo 80 bambini tutti di prima elementare, è stata un'esperienza che mi ha dato tanto, mi ha fatto conoscere più da vicino la loro sensibilità, la loro naturale ingenuità e il loro bisogno-necessità di essere al centro dell'attenzione. Quest'anno, per motivi di tempo, avrò solo una classe di venti bambini e non vedo l'ora di iniziare, sarà anche vero che ti sfiancano ma è come se questi cuccioli d'uomo ti dessero una marcia in più e allora pensi che per loro, i bambini, valga la pena di sforzarsi per cercare di migliorare la qualità della vita.

Quando sono nel grembo materno i bambini sono come un quaderno bianco, alla loro nascita saremo noi genitori ad incominciare a scrivere su questo quaderno e la prima cosa, la più facile, sarà scrivere il loro nome. Giorno dopo giorno, anno dopo anno le pagine del quaderno si riempiranno, dobbiamo solo ricordarci una cosa molto importante, ciò che scriveremo sarà un'incisione indelebile nel loro futuro.

Sono molto sensibile ai problemi dei bambini, mi fa rabbia e mi angoscia leggere articoli e statistiche su come loro vivono male la società di oggi, un malessere che si annida in tutto il mondo.

Di seguito quello che succede in Inghilterra:

Bambini sempre più stressati in Gran Bretagna: uno su 75 ha tentato di uccidersi o si è autoinflitto delle ferite. E' quanto emerge da uno studio dell'ufficio nazionale di statistica reso noto oggi.  I giovanissimi più vulnerabili sono quelli che hanno visto i genitori separarsi o avuto una morte in famiglia e quelli che sono stati gravemente malati.

A rischio i maschi tra 8 e 10 anni

La statistica rivela che nella fascia d'età da 5 a 10 anni, la percentuale degli aspiranti suicidi o autolesionisti è dell'1,3 per cento. Il tasso più alto, 2,1 per cento, è fra i maschi dagli otto ai dieci anni; quello più basso, 0,4, fra le femmine dai cinque ai sette anni. Un portavoce dell' associazione nazionale per la protezione dell'infanzia ha rilevato che la scioccante statistica dimostra quanto sia necessario che i bambini abbiano qualcuno in grado di aiutarli a superare i momenti di crisi.

In America invece siamo su questi livelli:

Alla base del comportamento dei bambini americani, che sempre più spesso i medici considerano affetti da “attention deficithyperactivity disorder” (Adhd), la sindrome che rende i bimbi ipercinetici e incapaci di mantenere l'attenzione, ci sono forse dei disagi. Ma più che alla causa, i genitori, i medici e gli educatori d'oltre Oceano sembrano interessati ad una soluzione rapida e poco impegnativa. Il ricorso ad una pillola in grado di far star tranquillo il bambino per qualche ora è in costante aumento: nell'ultimo anno sono state compilate venti milioni e 600 mila prescrizioni pediatriche con farmaci anti Adhd. Si tratta di medicinali a base di metilfenidato, una sostanza classificata tra le anfetamine, il più note dei quali resta il Ritalin. Ora i prodotti con lo stesso principio attivo in commercio negli Stati Uniti sono almeno cinque e con l'inizio dell'anno scolastico ha preso il via l'offensiva pubblicitaria delle case farmaceutiche. Così sulle riviste più diffuse appaiono le foto di mamme sorridenti e bambini sereni affiancate da una bella scritta: «Una sola dose combatte la sua Adhd per l'intero giorno di scuola». Le associazioni di consumatori sono insorte. Resta il dubbio che a preoccuparle sia più il mancato rispetto delle norme che vietano la pubblicità ai farmaci che possono creare dipendenza, che il rischio al quale vengono esposti ogni anno oltre 3 milioni di bambini colpevoli, a volte, di essere solo un po' più vivaci di quelli già anestetizzati da Tv, hot-dog e patatine.

Noi italiani non è che siamo messi tanto meglio, sentite un po':

Lo stress rappresenta la malattia più diffusa tra chi ha un'età compresa tra i 5 e i 13 anni e i segnali più frequenti sono: irrequietezza, cefalee, mal di pancia, disturbi alimentari, ma anche inappetenza, pigrizia ecc..

Spesso i sintomi vengono confusi con la causa; si parla di bambini ansiosi o angosciati e si cura il mal di stomaco o l'insonnia che sono, invece, solo i sintomi che possono essere provocati dallo stress.

“L'unica soluzione, spiega Gisele George, psichiatra dell'infanzia, è quella di mettersi all'ascolto del bambino, fargli raccontare i suoi problemi, aiutarlo ad esorcizzare le sue paure. Il problema è l'iperfunzionamento. Quando il bambino viene messo continuamente sotto pressione, la macchina si esaurisce”.

Bene, anzi male, questa è una sintesi della situazione attuale messa in evidenza da alcuni siti internet che si occupano della salute, dei disagi e dei problemi dei bambini del nuovo millennio.

Panorama del 3 novembre è uscito con un servizio intitolato “Figlio perfetto” dove vengono raccontati i disagi dei bambini sottoposti al grande stress di piacere a tutti i costi ai loro genitori e, a proposito dei casalinghi, qualche pagina più in là, sempre su Panorama, possiamo leggere un altro bel servizio questa volta dedicato all'uomo-casalingo dal titolo “Casalinghi disperati”!

Sarà una coincidenza? Non so, ma sicuramente questi due temi secondo me hanno molto in comune.

Non voglio entrare nei particolari del servizio sui “Super-Figli o Figli perfetti”, ma una cosa la vorrei dire; i bambini non devono essere considerati soggetti d'amore ma oggetti di diritti, loro hanno il diritto di avere il loro tempo, hanno il diritto di essere ascoltati e di essere rispettati e, qualche volta, hanno anche il diritto di annoiarsi.

Cerchiamo di avere più tempo per loro, parliamo con loro, ascoltiamo i loro problemi, facciamogli sentire che ci siamo e, lo dico soprattutto ai papà, qualche volta, alla sera, quando gli rimboccate le coperte raccontate loro una favola o leggete qualche pagina di un libro. Mi raccomando, non fatelo con la cadenza di un robot, ma usate sfumature e toni adatti, questo è importante perché….. no, non perché si addormentino in fretta, ma perché la vostra voce, cari papà, la vostra voce calda e decisa infonderà in loro, giorno dopo giorno, sicurezza e serenità e poi per loro sarà un ricordo che si porteranno dietro per sempre; ricordate il quaderno bianco di prima?!

Mia figlia ha 22 anni e si ricorda ancora oggi le storie che ogni sera le raccontavo, mi rendo conto di avergliele raccontate bene se penso che ho avuto l'occasione di farlo solo fino all'età di 8 anni. Dopo la separazione e il divorzio le occasioni per farlo sono diventate molto rare, ma sono contento così perché quel poco che ho potuto insegnarle lo ha messo in pratica, le sue doti principali sono l'onestà, il rispetto e l'amore verso tutto ciò che le sta intorno. Sono fiero di lei, anche se non è diventata una stella dello sport, della musica o di qualche altra cosa, voglio solo che sia felice e che creda profondamente in quello che fa.

Voglio concludere (finalmente direte voi) dicendo che se l'uomo sta ri-scoprendo il valore della famiglia è giusto che venga supportato, bisogna dare risalto a tutto ciò ma nella maniera giusta. A voi donne posso dire di non temere di essere usurpate di un trono che può essere tranquillamente e piacevolmente diviso con noi uomini, ricordate che bisogna collaborare se vogliamo un mondo migliore, un mondo dove i nostri figli possano crescere senza l'aiuto di psicofarmaci o tranquillanti e senza trovarsi quotidianamente in competizione con il mondo intero.

Dobbiamo riuscire a dosare i giusti ingredienti per far si che la nostra torta lieviti in modo naturale e nei tempi dovuti.

è possibile che alcuni o molti di voi non siano d'accordo con quello che ho scritto o su come la pensano gli uomini-casalinghi e per questo voglio citare una frase di Voltaire: “Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo”.

Se avete voglia di scrivermi fatelo, potremmo scambiarci delle opinioni, idee, esperienze. Potete scrivere direttamente al mio indirizzo mail (ferro. giuseppe@tin.it ) oppure attraverso il sito dell'AsUc, penso che il Presidente Fiorenzo non abbia nulla in contrario e magari in futuro si potrebbe aprire un forum o una rubrica on line per trattare quelli che sono i problemi sociali, familiari etc.

Un caro saluto a tutti voi e un grazie a coloro che hanno avuto la voglia di arrivare fino alla fine di questa lettera, un grazie particolare a Fiorenzo Bresciani che l'ha pubblicata.

Giuseppe Ferro

Casalingo part-time, marito e padre a tempo pieno.

ferro.giuseppe@tin.it

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