Abbronzatissimi

Abbronzatissimi sulla riva del mare, cantava una vecchia canzone. In sicurezza, però, aggiungiamo noi. La tintarella infatti può essere molto rilassante; ma quando ci si scotta, tutti i benefici fisici e psicologici scompaiono di fronte al fastidio e al rischio di malattie anche gravi come il cancro. Per evitare questi problemi non serve una laurea in medicina. Basta qualche trucco e soprattutto una buona conoscenza delle creme solari. Leggere l'etichetta attentamente e saperla interpretare è quindi di importanza fondamentale per scegliere il prodotto più adatto alle proprie esigenze, soprattutto oggi che una nuova raccomandazione europea ha cambiato le regole.

I solari non bastano

Sostanze che bloccano i raggi UVA e UVB, che resistono all'acqua, al sudore e alla sabbia, che mantengono le loro proprietà anche sotto il sole più caldo e che sono sicure per la pelle di grandi e piccini. La ricetta del solare perfetto è tutta qui. Il problema è che la perfezione non è di questo mondo e non tutti i prodotti in commercio rispondono necessariamente a tutte queste caratteristiche. La prima cosa da cercare sulle confezioni sono indicazioni come “stabile” o “fotostabile”, che indicano la capacità del prodotto di mantenere inalterata la sua composizione anche sotto il sole più cocente (se invece si degrada, rischiate brutte sorprese alla pelle) e “resistente all'acqua”, che segnala la capacità di non essere lavato via dal sudore o da un bagno in mare. Non dimenticate di controllare che il prodotto indichi non solo la protezione contro gli UVB (quelli che causano gli eritemi), ma anche contro gli UVA (che a lungo andare sono i più pericolosi, perché possono aumentare il rischio di cancro alla pelle), come previsto dalla raccomandazione europea. Anche se scegliete una protezione molto alta e un prodotto stabile e resistente all'acqua, non crediate che questo basti ad assicurarvi una protezione totale. Per evitare le scottature o l'invecchiamento della pelle (e altri guai ben peggiori), bisogna anzitutto saper usare i solari: vanno applicati abbondantemente prima di stendersi sulla sdraio (per dare un'idea servono circa sei cucchiai per tutto il corpo) e riapplicati ogni due ore e dopo ogni bagno e ogni sudata. Non dimenticatevi di spalmare naso e orecchie e di usare anche uno stick per le labbra. Inoltre non esponetevi nelle ore più calde (dalle dieci del mattino alle quattro del pomeriggio) e in caso di esposizione indossate occhiali da sole, un cappello a tesa larga e magliette del tessuto giusto: il cotone protegge più del sintetico (ma esistono fibre trattate per resistere agli ultravioletti). Attenzione però: il cotone bagnato non riesce più a fermare i raggi solari.

Miti da sfatare e consigli da seguire

Un fenomeno di massa come la tintarella ha inevitabilmente generato tantissime leggende metropolitane. Ecco alcuni miti da sfatare e alcuni consigli da seguire.

Inutile prepararsi alla stagione dell'abbronzatura sottoponendosi a qualche seduta di lampade a raggi UVA. Si limitano a creare una patina di colore che scompare rapidamente e che non è abbastanza forte da proteggere la pelle durante l'esposizione al sole.

Avere la pelle scura non significa che non si debbano usare le creme ad alta protezione, così come non bisogna pensare che l'abbronzatura protegga: i raggi solari sono sempre in grado di danneggiare il Dna delle cellule della pelle, di qualunque colore sia.

Non è affatto normale che la pelle diventi rossa, prima di abbronzarsi: anzi è un segnale di irritazione. Stessa cosa se iniziano a staccarsi le pellicine: se avete preso il sole in modo corretto (gradualmente e usando la giusta protezione) l'esfoliazione è impercettibile.

Vi siete scottati? Le creme servono ancora: aiutano a evitare che la pelle subisca un ulteriore stress.

Una dieta ricca di antiossidanti (frutta e verdura), soprattutto 30-40 giorni prima di iniziare la tintarella, aiuta a combattere i radicali liberi, causati dall'esposizione ai raggi solari e quindi migliora la salute della cute. Bere molta acqua e succhi di frutta aiuta a mantenere la pelle idratata.

Ricordatevi che i raggi solari vengono riflessi dall'acqua o dalla neve: facendo il bagno o stando sulla neve si è più esposti alle radiazioni e i rischi aumentano.

I solari possono perdere efficacia col tempo. Fate attenzione al PAO (Period after opening), che indica il periodo minimo garantito di conservazione a prodotto aperto: la crema dell' estate passata, ormai non garantisce più la protezione indicata. Un cattivo odore e una consistenza non omogenea sono segnali che il prodotto è scaduto.

Non conservate i solari in locali troppo caldi e soprattutto non esponeteli al sole in spiaggia.

Cosa fare. Leggere con attenzione

Una raccomandazione europea ha cambiato le etichette sui solari. Non è vincolante, ma comunque le aziende che decidono di usare i claim previsti dal documento devono anche rispettarne le indicazioni, altrimenti sono passibili di denuncia.

“Schermo totale” o “protezione totale” sono claim che non possono più essere usati. Sulle confezioni ci devono essere istruzioni relative all'applicazione delle creme e le precauzioni da prendere nell'esporsi al sole, come indossare cappellini o magliette.

Le creme devono proteggere dagli UVA e dagli UVB. I fattori di protezione (SPF o Sun protection factor) devono essere standardizzati e indicati in modo chiaro. Prima, non erano standard: così poteva accadere che una crema fattore 12 fosse qualificata alta protezione da un produttore e media da un'altra. Oggi i prodotti con SPF inferiore a 6 non possono vantare capacità protettive: sono semplici lozioni abbronzanti. La protezione bassa è indicata con 6 e 10, quella media con 15, 20 e 25, quella alta con 30 e 50 e quella molto alta con 50+. L'SPF indica il rapporto tra la dose minima di esposizione al sole che causa eritema con filtro e senza filtro: chi può stare al sole senza scottarsi per 10 minuti, con un filtro solare 6 potrà farlo per 60 minuti. La minima esposizione possibile, però, è un fattore soggettivo che dipende dal fototipo cioè dalle caratteristiche della pelle di ciascuno.

Fonte. altroconsumo.it

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