Aflatossine: dal mais al tuo bicchiere di latte

Quest'estate i coltivatori italiani sono entrati in allarme. Il clima caldo, associato alle scarse piogge, ha favorito lo sviluppo nel mais delle muffe che producono aflatossine, sostanze naturali cancerogene e genotossiche per l'uomo. E, a catena, l'emergenza ha investito i produttori di latte, perché, se le vacche consumano mangimi contaminati, eliminano queste sostanze attraverso il latte, inquinandolo.

“Quando ci sono delle estati particolarmente secche e il mais va in stress idrico, il fungo responsabile delle aflatossine ne produce di più”, spiega Luigi Bertocchi, dirigente veterinario dell'Istituto zooprofilattico della Regione Lombardia. “Ma a un livello successivo, cioè in campo, al mangimificio e con i controlli ufficiali dei sistemi veterinari delle Asl sul territorio, si garantisce che il livello di aflatossine nel latte rimanga al di sotto dei limiti di legge. Si è trattato di una stagione eccezionale, come non avveniva dal 2003: anche in quel caso furono attivati controlli supplementari da parte delle autorità sanitarie pubbliche per garantire il rispetto dei limiti di legge”.

Oltre al latte e ai suoi derivati, gli altri  alimenti che possono essere contaminati da queste sostanze sono:
  • le arachidi e, in generale, tutta la frutta con il guscio (mandorle, nocciole, pistacchi…);
  • i fichi secchi e altra frutta secca (uvetta, frutta disidratata, prugne…);
  • tutti i cereali, come mais, riso, grano… e i loro derivati (farina, polenta…);
  • le spezie; gli oli vegetali grezzi e i semi di cacao.

Purtroppo l'esposizione alle aflatossine è inevitabile, ma si può ridurne l'incidenza variando il più possibile la dieta. Per questo, l'intervento preventivo lungo la filiera è l'unico mezzo per limitarne la diffusione.

Una legge molto rigorosa

Resta tuttavia aperta la questione della pericolosità di queste sostanze: le aflatossine, in particolare quelle che si trovano nel latte e nei suoi derivati, sono unanimemente considerate molto tossiche, al punto che non è stato mai fissato un limite di consumo giornaliero considerato accettabile, come invece è stato fatto per altre sostanze potenzialmente dannose, per esempio per i metalli pesanti (cadmio, piombo…). Il fatto che siano aumentate, quindi, non è un buon segno. Ecco perché è importante tenere alta la guardia, pur senza creare allarme ingiustificato. “Il limite di legge posto dalla Comunità europea è di una magnitudo al di sotto del livello di rischio, cioè del limite di attenzione oltre al quale statisticamente le aflatossine possono avere un impatto sulla salute umana. Questo vuol dire che, se il livello di rischio è di 500 ppt (parti per trilione), il nostro limite di 50 ppt è veramente infinitesimale e ci garantisce una ragionevole certezza di non superarlo mai”, spiega ancora Bertocchi. Bisogna perciò agire sui controlli.

Fonte: altroconsumo.it


 

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