Allarme insonnia A lungo andare provoca ansia e depressione

In Italia il 70% degli insonni ha disturbi di tipo ansioso e depressivo. Sotto accusa anche l'alimentazione: troppo tè, caffè e zuccheri

Chi non dorme si rattrista. Un recente studio sull'insonnia stabilisce che dormire poco induce alla depressione. Se è vero infatti che la depressione è anche causa di disturbi del sonno, è altrettanto vero che il non dormire bene, a lungo andare, spalanca a sua volta le porte all'ansia e alla depressione: in Italia gli insonni sono 12 milioni, il 67% dei quali accusa disturbi cardiovascolari, ma una quota maggiore, il 70%, ha disturbi di tipo depressivo e ansioso. Parola di Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Psichiatria all'Ospedale Fatebenefratelli di Milano e vice presidente della Societa' Italiana di Psichiatria (SIP), che ha partecipato oggi a Milano a un incontro con cui la SIP ha inteso inviare un messaggio a tutti gli insonni d'Italia.
''Insonnia, ansia, depressione – afferma Mencacci – sono legate insieme in questa esatta successione. Due volte piu' esposte degli uomini sono le donne, ma oggi sono a rischio anche adolescenti e bambini''. Un discorso particolare Mencacci lo dedica ai questi ultimi: tutto cio' che reca loro stress e tensione influenza il sonno, ma lo psichiatra milanese sottolinea che ''anche l' alimentazione e' importante per l'igiene del sonno e proprio a causa di un' alimentazione errata ricca di stimolanti, bambini e adolescenti dormono oggi almeno un'ora in meno rispetto ai loro simili di trent'anni fa. E noi psichiatri consideriamo oggi questa alterazione del sonno come uno dei fattori piu' pesanti riguardo all'aumento dei disturbi depressivi dei giovani''.
Sul banco degli accusati soprattutto le bibite contenenti caffeina, il te', la cioccolata, i cibi serali ricchi di zuccheri, e anche la televisione vista fino a tarda ora, magari in camera da letto. ''Almeno fino all' eta' di 11-12 anni – avverte Mencacci – bisognerebbe che i genitori limitassero questi tipi di stimoli ai loro figli, ricordando l'usanza serale di una volta, legata alla tazza di latte tiepido, magari col miele, che favorisce un sonno sereno. Ma, a rigore, una limitazione nell'assumere sostanze stimolanti andrebbe praticata fino alla maturazione cerebrale, che arriva a 21 anni per la donna e a 24 anni per l'uomo''.
Ma quanto bisognerebbe dormire? ''Tra le sei e le otto ore – risponde lo psichiatra -. Coloro che dormono meno di sei ore e piu' di otto tendono a essere piu' depressi dei soggetti la cui durata del sonno e' tra le 6 e le 8 ore''. Mencacci spiega che esistono tre tipi di insonnia: una transitoria della durata di pochi giorni e correlata a situazioni di stress ambientale, una intermedia della durata di circa tre settimane e associata con eventi personali, lavorativi o familiari; una terza a lunga durata, che si distribuisce su un maggior numero di settimane.
Mentre i primi due tipi possono considerarsi fisiologici, l' insonnia a lunga durata e' ascrivibile a un disturbo psichiatrico. ''L'insonnia – afferma – e' associata a disturbi psichiatrici in due terzi dei pazienti che presentano un disturbo del sonno e piu' della meta' di questi hanno un disturbo dell'umore. Non solo, oltre alla depressione, anche nei disturbi d'ansia abbiamo insonnia o ipersonnia, rispettivamente il 24 e il 28%''.
Ma come si rimedia all'insonnia? ''Oggi – risponde Giovanni Biggio, professore di Farmacologia all'Universita' di Cagliari – si hanno a disposizione nuove benzodiazepine capaci di legarsi a dei recettori specifici, e altre molecole endogene (prodotte cioe& apos; dall'organismo umano) non benzodiazepiniche quasi tutte con effetto induttore del sonno ( ipnoinducente), ma con minori effetti collaterali quali sonnolenza al risveglio, dipendenza, crisi di astinenza''.
Nell'ultimo decennio si e' scoperto anche un derivato del progesterone – l' allopregnalone – capace di legarsi ai recettori delle benzodiazepine e di indurre, con maggiore efficacia, gli stessi effetti ipnoinducenti. ''Ma l' allopregnalone – conclude Biggio – e' una molecola endogena che subisce nella donna notevoli fluttuazioni fisiologiche: durante il ciclo mestruale, la gravidanza e la menopausa. Questo spiega perche' l'insonnia sia tinta soprattutto di rosa''.

Fonte Tuo quotidiano

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