Benessere casa: Inquinamento degli ambienti interni

Siete sicuri di sapere cosa respirate quando siete in casa? Gli europei trascorrono l'85-90 per cento del tempo in ambienti chiusi (a casa, a scuola, al lavoro o in luoghi dove si praticano attività di svago), che però non sono sempre i più salutari. Gli studi più recenti sull'esposizione umana all'inquinamento interno condotti dal Centro comune di ricerca della Commissione europea ad Ispra indicano che gli ambienti chiusi presentano di per sé dei pericoli per la salute e in alcuni casi possono essere almeno due volte più inquinanti degli ambienti esterni.


Secondo il Commissario europeo per la ricerca, Philippe Busquin, il traffico e lo smog sono tra le cause principali dell'inquinamento; purtroppo però, il fumo e le sostanze chimiche a volte ci seguono anche oltre le porte chiuse, a casa, in ufficio, nei ristoranti e nei bar.
Sono stati infatti rilevati centinaia di composti volatili, alcuni dei quali tossici, mutageni o cancerogeni, mentre il numero di fonti è enorme. Per fare un esempio, fino al 20 per cento degli europei soffre di asma causata dalle sostanze inalate al chiuso. Il fumo da tabacco è uno dei principali responsabili dell'inquinamento indoor: un problema che non si risolve certo ventilando l'ambiente in cui si ha fumato, come dimostrano i test effettuati dal Centro comune di ricerca. La concentrazione dei componenti del tabacco (prodotti della combustione) presenti nell'aria dove si fuma, non varia infatti in maniera significativa aumentando la ventilazione negli edifici e nelle case.
Il fumo, l'amianto, il radon e il benzene rilasciati all'interno degli edifici sono i principali fattori ritenuti responsabili dell'aumento dei casi di cancro tra la popolazione europea. Tra le sostanze da temere vi sono i cosiddetti interferenti endocrini, capaci di alterare il sistema endocrino appunto. Tali composti circolano anche negli ambienti domestici, trasportati, ad esempio, dalla polvere, che è un serbatoio di sotanze tossiche. Tra queste le più conosciute sono gli ftalati, composti chimici plasticizzanti utilizzati per ammorbidire la plastica e banditi nei prodotti che hanno il marchio CE, ma forse contenuti in alcuni prodotti realizzati al di fuori dell'Unione europea.

Generalmente, si ritiene che gli edifici ci proteggano dalle condizioni ambientali esterne più nocive e spiacevoli. Tuttavia, le riduzioni del livello di ventilazione volte a risparmiare energia e l'uso eccessivo dei nuovi materiali edilizi stanno diffondendo composti chimici con proprietà tossicologiche sconosciute.

In alcuni casi, dunque, possiamo correre dei rischi anche quando stiamo seduti in poltrona a casa e non solo quando andiamo in giro in centro città in bicicletta nell'ora di punta. Comunemente si crede che gli edifici ci riparino dalle condizioni o dagli inquinanti esterni più sgradevoli e pericolosi per la salute, ma il fatto di ventilare meno i locali per limitare il consumo energetico e l'uso esteso di nuovi materiali edili comportano il rilascio di sostanze chimiche di cui non si conoscono le caratteristiche tossiche. Per questo la Commissione sta perfezionando metodi sofisticati di analisi per identificare i composti organici volatili (COV). I risultati delle campagne di rilevamento svolte dal Centro comune di ricerca in varie città europee mettono chiaramente in evidenza che le concentrazioni di inquinanti pericolosi (ad esempio il benzene) in locali chiusi sono spesso molto più elevate di quelle rilevabili all'esterno.

Per misurare il grado di inquinamento degli ambienti chiusi, senza alcuna influenza dall'atmosfera circostante, gli esperti di Ispra hanno messo a punto una camera di ricerca ambientale di 30 metri cubi, che consente il controllo preciso di parametri quali la temperatura, l'umidità relativa, la qualità dell'aria e il ricambio. In questo vasto spazio di lavoro è possibile misurare le emissioni prodotte dalle apparecchiature, determinare la dinamica delle emissioni prodotte dai materiali, testare modelli per la previsione delle concentrazioni degli inquinanti,valutare l'efficienza dei sistemi di depurazione dell'aria, effettuare misurazioni dell'esposizione e svolgere studi di valutazione.
Il Centro comune di ricerca ha anche dato avvio al progetto INDEX, che ha lo scopo di creare una rete dei principali scienziati europei nel settore dell'inquinamento dell'aria in ambienti chiusi e dei relativi impatti sulla salute, per individuare le priorità e valutare se siano necessari una strategia e un piano d'azione dell'UE. Si tratta di un'attività fondamentale per ottenere dati affidabili da cui partire per valutare più approfonditamente l'esposizione e tutelare la salute dei nostri cittadini.

Più del 20 per cento della popolazione europea soffre di asma e di altri disturbi allergici causati da sostanze tipiche degli ambienti chiusi. I ricercatori dell'UE stanno studiando le proprietà antinquinanti di nuovi materiali da utilizzare nell'edilizia e nell'arredamento.

Insieme ad un consorzio europeo di imprese private, il Centro comune di ricerca sta conducendo un programma di prova su alcuni materiali edili innovativi studiato per contribuire alla lotta contro l'inquinamento atmosferico. I materiali edili e i rivestimenti speciali contenenti biossido di titanio possono “catturare” e gli inquinanti atmosferici organici e inorganici previa esposizione ai raggi ultravioletti e/o a quelli solari. Le sostanze inquinanti “degradate” possono quindi essere eliminate dall'acqua piovana. I nuovi materiali edili dovrebbero contribuire a ridurre i livelli di ossidi di azoto (gas NOx) che provocano problemi respiratori e innescano la produzione dello smog e di altre sostanze tossiche quale il benzene. Numerosi tipi di materiali edili “intelligenti” sono stati testati in condizioni sperimentali di umidità, temperatura e radiazioni ultraviolette (UV) presso l'impianto Indoortron a Ispra, per simulare condizioni reali. I gas NOx e i composti organici filtrano attraverso la superficie porosa e si legano alle nanoparticelle di biossido di titanio dei materiali edili e dei rivestimenti. L'assorbimento della luce UV da parte del TiO2 incorporato comporta la sua fotoattivazione e la conseguente degradazione degli inquinanti assorbiti nelle particelle. I prodotti acidi creati da questo processo sono eliminati dalla pioggia e/o neutralizzati dal carbonato di calcio alcalino contenuto nei materiali. Esperimenti condotti di recente in Germania e Giappone, in laboratori attrezzati per questo genere di valutazioni, hanno dimostrato che anche la lana è materiale isolante “reattivo” nei confronti di sostanze inquinanti come formaldeide, NOx e Sox, che vengono assorbite e legate chimicamente all'interno delle fibre. I materiali fibrosi per coibentazione termica, acustica e per l'arredamento contenenti lana, rappresentano quindi un'alternativa ai materiali tradizionali (fibre minerali e materiali sintetici), non emettono sostanze nocive e possono contribuire sensibilmente al miglioramento della qualità dell'aria negli edifici e nei mezzi di trasporto.

Fonte:www.arredamento.it

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