Caraffe filtranti: arrivano i primi indagati

Prima vittoria nella guerra alle caraffe filtranti da parte di Mineracqua: i magistrati romani hanno deciso l'iscrizione nel registro degli indagati dei produttori Brita, Auchan e Viviverde (Coop) dopo aver ricevuto i dati delle analisi compiute dai NAS, il cui contenuto resta al momento segreto.

Tra i reati ipotizzati ci sono quello di commercio di sostanze dannose alla salute, di violazione della normativa sullo smaltimento dei rifiuti e di frode in commercio. Ma diventa sempre più probabile anche il reato di violazione delle norme sugli alimenti, dal momento che alcune analisi sembravano dimostrare che il famoso filtro impoverirebbe l'acqua del rubinetto “HYPERLINK “/tag/acqua del rubinetto” di calcio e che si deteriorerebbe in maniera progressiva.

L'iniziativa dei magistrati romani potrebbe condizionare, a questo punto, anche le altre procure interessate dalla “guerra dell'acqua”, tra cui quelle di Torino, Sassari,Terni, Velletri e Santa Maria di Capua Vetere.

Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua, che vanta un business di circa 194 litri pro capite all'anno, difende la propria posizione e commenta la notizia definendo il proprio esposto “fondato su analisi serie“.

Ma vale la pena ricordare che tutte le ditte indagate propongono un brevetto tedesco che ha ottenuto le necessarie autorizzazioni sia in Germania che in Austria.

Insomma che le caraffe siano inutili e dannose o no, la questione resta complessa.

Per il momento i prodotti in questione non sono ancora stati ritirati dal mercato, ma i consumatori non sanno più a chi credere. A nostro parere, più che una legittima guerra alla “pericolosità” delle caraffe filtranti, sembrano delinearsi i tratti di una bagarre tra “poteri”. Ma, a questo punto, vale la pena fare attenzione.

Roberta Ragni

Fonte. greenme.it

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