Che aria tira

  Etciuu'… gli starnuti si susseguono per diversi minuti senza interruzione. Un tormento. No, non è un raffreddore di passaggio, lo sanno bene coloro che ne soffrono: è arrivata la primavera e con essa il polline, che provoca la rinite allergica. Per chi soffre di questo disturbo inizia un periodo infernale: la gola pizzica, il naso cola e si chiude, gli occhi diventano rossi e lacrimano. Nei casi peggiori compaiono veri e propri attacchi di asma.

Ricorrere a farmaci, come antistaminici e cortisonici, allevia i disturbi, ma non risolve il problema una volta per tutte (vedi TS 55, aprile 2005). C'è qualcosa d'altro che si può fare? Da qualche tempo c'è uno strumento utile.

Grazie a una rete di monitoraggio organizzata dall'Associazione Italiana di Aerobiologia, sono disponibili su internet, in particolare sul sito www.ilpolline.it, le concentrazioni di polline nell'aria, aggiornate settimanalmente nei diversi periodi dell'anno e nelle diverse zone del nostro paese.

Un bell'aiuto, soprattuto quando si tratta di decidere dove andare in vacanza e si cerca di evitare un posto dove i pollini avranno un'alta probabilità di rovinarcela.

Piante e stagioni

In Italia sono in tanti a soffrire di allergia al polline.

In base ai dati del 2008 dell'Istituto superiore di sanità, in Italia circa il 10-20% della popolazione, tra bambini e adulti, soffre di rinite allergica.

La maggior parte del polline arriva con l'inizio della bella stagione, in particolare con la primavera. E arriva dalle piante che si riproducono affidandosi al vento (si parla di “impollinazione anemofila”).Il polline di queste piante può rimanere sospeso in aria per molto tempo e, trasportato dal vento, spostarsi anche per qualche centinaio di chilometri. E in grandi quantità. Ecco quali sono i pollini più diffusi nei diversi mesi.

A febbraio-marzo le piante che rilasciano polline sono: le cupressacee (ad esempio cipresso e cedro di montagna), le betullacee (come la betulla) e le corylacee (come nocciolo e carpino).

A maggio-giugno le protagoniste sono: le graminacee (fra cui frumento, loglio perenne), le urticacee (come parietaria, ortica) e le piante arboree (come olivo e castagno).

In estate e in autunno fioriscono le piante composite (come artemisia, ambrosia) e sono loro le principali responsabili dell'allergia.

Attenti al verde pubblico

La betulla in Sardegna, olivi in Lombardia, cipressi a Roma: tutti esempi in cui alberi non del posto sono stati inseriti nel verde pubblico. Risultato? Molti più casi di allergie, dovuti all'arrivo di nuovi pollini. Lo dicono gli esperti. Sarebbe opportuno che le autorità preposte a decidere ne tenessero conto.

A volte però la natura fa da sola: per esempio a Milano da alcuni anni è comparsa in maniera casuale l'ambrosia, pianta che provoca molti problemi agli allergici. Il Comune alcuni anni fa ha promosso una campagna, in cui chiedeva ai cittadini di tagliare questa pianta. La Regione Lombardia si era impegnata a provvedere. Tuttavia questo non è servito a molto: il polline dell'ambrosia ha raggiunto addirittura Bologna, città dove la pianta non è presente. Sarebbe stato più utile sradicare l'ambrosia, come è stato fatto in altri paesi, invece di limitarsi a tagliarla.

Ogni mercoledì. Monitorato tutto il territorio

 

Ogni mercoledì, sul sito www.ilpolline.it, trovate il bollettino dei pollini, dove sono riportati i livelli di concentrazione di polline rilevati da 90 stazioni di monitoraggio, dislocate in tutto il territorio italiano. è a cura dell'Associazione italiana di aerobiologia. Riportiamo un esempio nell'illustrazione qui sotto.

L'Italia è suddivisa in dieci aree climatiche (Alpi, Pianura Padana, Nord Adriatico, Nord Tirreno, Centro Adriatico, Centro Tirreno, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna).

Le previsioni reali non si spingono più in là di una settimana, perché la quantità di polline nell'aria è strettamente legata alle condizioni climatiche (per esempio nei giorni piovosi la concentrazione nell'aria è considerevolmente minore, perché la pioggia abbatte le polveri a terra). Le previsioni che trovate per la settimana successiva partono dalle concentrazioni rilevate, ma sostanzialmente si basano anche su altri fattori, tra cui i dati storici relativi agli anni precedenti, le previsioni meteorologiche per la settimana corrente, l'andamento climatico dell'anno in corso, le notevoli differenze tra le diverse zone d'Italia e infine i venti (il polline può viaggiare nell'aria anche per centinaia di chilometri).

Gioca d'anticipo. Per evitare il polline

L'unico modo per sfuggire all'allergia è evitare il più possibile di venire a contatto con il polline.

Nel periodo di massima fioritura dei pollini, è meglio limitare il tempo trascorso all'aperto, soprattutto in caso di giornate ventose e secche.

Nei periodi a rischio, un altro momento in cui è meglio non passeggiare a lungo fuori è dopo un temporale (che squassa le piante, provocando maggiore rilascio di polline e sollevandolo). Non vale questa regola nel caso in cui la pioggia duri da diversi giorni, perché la quantità di polline nell'aria si abbassa.

La sera è il momento in cui si concentra la maggior parte del polline: nei periodi a rischio, meglio tenere chiuse le finestre di casa.

Sul sito www.ilpolline.it controllate le concentrazioni di polline nell'aria per verificare il livello di rischio. Un'avvertenza: quando si leggono le informazioni riportate sul bollettino, è bene ricordare che il valore soglia che scatena un'allergia varia da persona a persona e anche per la stessa persona da periodo a periodo.

Fonte. altroconsumo.it

 

 

 

 

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