Cibo e ambiente: locale contro globale

Parlando ieri delle critiche al commercio equosolidale abbiamo citato anche i bioregionalisti i quali sostengono che un modo di vivere ecologicamente sostenibile equivale a privilegiare, tra l'altro, gli alimenti del luogo in cui si vive. Secondo questa visione andrebbe incentivato il più possibile l'utilizzo di alimenti tipici locali, ottenuti con i metodi dell'agricoltura biologica e prodotti in prossimità dei mercati di consumo. Ciò, secondo i sostenitori della biodiversità, tutelerebbe anche l'ambiente e il paesaggio creando equilibrio fra gli abitanti (uomini e animali) e il territorio.

Ricostruendo circuiti economici locali, si diminuirebbe anche l'impatto ambientale. I luoghi di consumo dovrebbero essere il più vicino possibile ai territori di produzione e andrebbe favorito l'utilizzo di prodotti freschi e di stagione.

Se la distanza percorsa dal cibo per arrivare sul nostro piatto è breve, diminuisce anche il consumo di carburanti fossili e il relativo inquinamento. Meno energia viene sprecata per la conservazione degli alimenti e si riduce anche la quantità dei rifiuti.

Mentre il mercato globale richiede una produzione intensiva e uniforme, dannosa per l'ambiente, quello locale consente la coltivazione di vegetali variegati e l'allevamento di diverse specie animali. Utilizza, a differenza di quelle impiegate nelle monocolture, tecniche di coltivazione non invasive e rispettose dell'equilibrio ambientale, eliminando così una delle cause principali dell'erosione del suolo.

La diversificazione infine rafforza la capacità di resistenza dei raccolti agli insetti nocivi, evitando così la necessità di ricorrere ai pesticidi artificiali.

LG

Fonte: http://protonutrizione.blogosfere.it

Pubblicato da: fiore

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