COLESTEROLO: IL MIRTILLO LO COMBATTE MEGLIO DEI FARMACI

Uno studio dell'Usda con l'Università del Mississippi. Tutto merito di un antiossidante che attiva una molecola brucia grassi.

Il mirtillo potrebbe aiutare a ridurre il colesterolo in modo piu' efficace rispetto ai farmaci tradizionali e senza effetti collaterali.
E' quanto dimostrato su cellule di topo da Agnes Rimando, del dipartimento dell'Agricoltura statunitense, in collaborazione con esperti della Scuola di Farmacologia dell'Universita' del Mississippi.
Il segreto di questo frutto di bosco sarebbe in un antiossidante, il pterostilbene, che attiva una molecola brucia grassi, ha spiegato l'esperta nel congresso della Societa' americana di Chimica.
La Rimando l'ha trovata nei mirtilli per la prima volta in questo studio, avvalorando con prove scientifiche le conoscenze aneddotiche circa gli effetti benefici dei mirtilli.
Il pterostilbene e' una molecola scoperta per la prima volta nell'uva e, in precedenti studi, indicata dallo stesso gruppo della Rimando come un possibile anticancerogeno.
Dal punto di vista chimico, somiglia ad un altro prodotto nutri-farmaceutico, come sono stati battezzati i composti con azione curativa derivanti da cibi: il resveratrolo, sempre protagonista quando si parla degli effetti benefici del vino.
Il pterostilbene ha un'azione simile a quella del ciprofibrato, un principio attivo di sintesi presente nei farmaci anti-colesterolo che abbassa la concentrazione di LDL, il colesterolo cattivo.
Ma il ciprofibrato non e' efficace su tutti i pazienti e, poiche' ha un meccanismo d'azione poco mirato, produce effetti collaterali quali nausea e dolore muscolare.
Dopo averne scoperto la presenza nel mirtillo, i ricercatori hanno testato il pterostilbene su cellule di fegato di topolini, insieme ad altri tre composti presenti nel frutto.

Tra tutti, il pterostilbene e' quello piu' efficace nel diminuire i tassi di LDL.
Inoltre, poiche' lo fa in maniera mirata, bersagliando e attivando il recettore cellulare per la proteina brucia-grassi PPAR-alpha, e' meno tossico del ciprofibrato.
Ma c'e' bisogno di nuovi studi, avverte la Rimando, per stabilire che i suoi effetti siano rilevanti anche sull'uomo e, poi, per scoprire quanti mirtilli sarebbe necessario mangiare per assumere una quantita' efficace di pterostilbene.
Fonte: (ANSA)

Condividi questo articolo