Cuore, primo killer degli italiani Ma pochi lo temono

I dati di un'indagine della Siprec rivelano che solo sei italiani su cento prendono sul serio il pericolo delle malattie cardiovascolari. Le donne stanno più attente, ma il loro vero timore è ingrassare Le malattie cardiache uccidono sempre meno, ma sempre più di qualsiasi altra, tumore compreso. Eppure gli italiani, che hanno un sacro terrore nei confronti del cancro, sottovalutano l'infarto.


Solo uno su cento chiede al medico di famiglia se sta rischiando un attacco di cuore. E solo sei su cento confessano che l'infarto mette loro paura. Non stupisce quindi che la prevenzione sia pochissimo praticata, soprattutto tra gli uomini. Molto di più tra le donne, sebbene per ragioni involontarie: il gentil sesso tende ad assumere comportamenti più “virtuosi” in tema di alimentazione non in vista della salute, ma della vanità. Il miraggio della mitica “taglia 42″, che molte donne fanno carte false per poter raggiungere, le induce a uno stile di vita che per fortuna coincide con quello ideale per prevenire l'infarto.
E' pieno di sorprese, e non tutte positive, il “Dossier Cuore 2006″ presentato a Roma dalla Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec) alla vigilia della Conferenza nazionale a Napoli dal 9 all'11 marzo. “Si muore di meno – dice Massimo Volpe, presidente della Siprec, Università di Roma La Sapienza-Ospedale Sant'Andrea – ma i malati non calano, anzi crescono i ricoveri per infarto. La donna sta raggiungendo l'uomo sulla via dell'infarto, solo pochi anni fa sembrava fantamedicina. E' la prevenzione che manca. E pensare che basta andare dal medico di famiglia e farsi calcolare il rischio cardiovascolare che si corre nei successivi dieci anni per prevenire infarto e ictus. E' semplice e gratis. Ricordate di portare con voi un metro, quello della sarta, perche' oltre alla carta del rischio che valuta età, sesso, pressione, colesterolo, fumo e diabete, la sindrome metabolica prevede fra l'altro anche la misurazione della circonferenza addominale. Chiederemo al ministro della Salute del governo che verrà di sensibilizzare il medico di famiglia con la carta del rischio cardiovascolare. Dal suo canto, la Siprec mette in campo una task force per affrontare la sindrome metabolica, con una strategia precisa”. Gli italiani si fanno leggere le carte per il mal d'amore ma non si fanno leggere le “carte” per il mal di cuore. Oltre a Massimo Volpe, il farmacologo Carlo Patrono de La Sapienza, il preside della facoltà di Medicina dell'università Tor Vergata di Roma, Renato Lauro, e i cardiologi Massimo Chiariello e Bruno Trimarco della Federico II di Napoli.
Il “Rapporto Cuore 2006″ riporta i dati dell'Istat, dell'Osservasalute, dell'Istituto Superiore di Sanità e ancora quelli del ministero della Salute, dello Studio Blitz, Studio Gise e un'indagine Makno. E proprio dallo studio emerge che: muoiono 40,2 uomini e 27,0 donne ogni diecimila. E ancora: la Campania è la regione dove si registrano più decessi; le Marche hanno il primato in positivo per gli uomini mentre il Veneto e l'Emilia Romagna per le donne. Lo studio sottolinea inoltre che gli uomini muoiono di più a Napoli, le donne a Caserta; di meno a Rimini gli uomini, e le donne a Padova; sono solo 5,9 su cento gli italiani che hanno paura dell'infarto e 2,7 quelli che temono l'ictus. Inoltre tra gli infartuati solo 48 su cento giungono in ospedale entro due ore dall'esordio dei sintomi; 14 su cento oltre le dodici ore. Una sorpresa: il ritardo non è colpa del traffico ma della ritardata decisione del paziente nel cercare soccorso. La maggioranza non contatta il 118 ma va al pronto soccorso con mezzi propri; crescono i ricoveri per infarto per gli uomini e le donne. Il prof. Renato Lauro fa una classifica delle abitudini di vita a cui uomini e donne rinunciano con difficoltà pur sapendo che continuando sulla cattiva strada, in agguato ci può essere l'infarto. Gli uomini difficilmente rinunciano alla buona tavola; alla poltrona; al fumo; all'uso smodato di alcol. Mentre le donne, soprattutto quelle giovanissime, smettono di fumare, rinunciano alla buona tavola, alla poltrona, all'uso smodato dell'alcol in solitudine. “Quando la donna fa prevenzione, non pensa alla salute ma a quella irraggiungibile e mitica taglia 42: per conquistarla va in palestra e fa le diete. Ci vorrebbe il sogno di una taglia 42, prosegue Lauro, anche per gli uomini”. Ma per la donna c'e' un altro pericolo: la “tela di Penelope”: “quel fare e disfare in grembiule e ciabatte che dà tanto stress. Gesti quotidiani, – dice il prof. Massimo Chiariello – ripetuti eppure obbligatori ma non gratificanti. E' un fattore di rischio che va ad unirsi al pacchetto di fattori che comprende elementi organici e legati soprattutto al terremoto ormonale. Oggi più della metà delle donne in Europa sono morte per una malattia cardiovascolare. In Italia i ricoveri di donne colpite da infarto sono passati dai 38mila del 2002 ai 41mila del 2003.

Fonte: Tuo quotidiano

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