CURA E IGIENE ORALE

Il sorriso opaco degli italiani Una buona parte degli italiani e' allergica a una corretta igiene orale e frequenta poco lo studio del dentista. Il costo elevato delle cure dentali e' la causa principale di questo comportamento. Il servizio pubblico e' di fatto inesistente e quello privato ha dato prova di scarsa trasparenza.

Gli italiani curano poco il loro sorriso. La maggior parte dei nostri connazionali non si siede ogni anno sulla poltrona del dentista per un controllo, come è consigliabile, ma ci va solo quando ha un problema. Il motivo principale di questo comportamento è il costo elevato delle cure dentali: nel bilancio di una famiglia il dentista rappresenta da sempre una delle note più dolenti.

Anche l'igiene orale lascia a desiderare. C'è ancora una fetta consistente di persone che non rispetta le più elementari regole in materia: un italiano su quattro non si lava i denti più di una volta al giorno. Da qui problemi ai denti o alla bocca, con ripercussioni dirette sulla qualità della vita. & lt;/P>

I dentisti dal canto loro non sono trasparenti su costi e trattamenti e hanno spesso qualche difficoltà a rilasciare regolare fattura. Questi sono alcuni dei risultati poco confortanti emersi dalla nostra inchiesta, che ha coinvolto oltre 3.000 persone.

I risultati danno un quadro che si può estendere a tutta la popolazione italiana.

Il metodo dell'inchiesta

Quali sono le abitudini degli italiani in materia di cura e igiene orale? Qual è lo stato dei loro denti? Con quale frequenza vanno dal dentista? E come lo scelgono? Quanto devono sborsare per curare i denti? Si rivolgono al servizio pubblico oppure al privato? In che modo i problemi dentali incidono sulla salute generale e sulla qualità della vita?

Queste sono solo alcune delle domande che abbiamo rivolto ai nostri connazionali tramite un questionario a cui hanno risposto oltre 3.000 persone: circa 2.600 adulti (18 – 74 anni) e circa 400 adolescenti (13 – 17 anni), che sono stati interpellati con un questionario ad hoc.

L'inchiesta è stata condotta nel periodo ottobre – novembre 2004.

I risultati sono rappresentativi della realtà italiana. La stessa inchiesta è stata condotta anche dalle associazioni di consumatori di Spagna e Portogallo, che fanno parte con noi di Euroconsumers.

Poca igiene orale

L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di lavarsi i denti almeno due volte al giorno con un dentifricio al fluoro. Meglio all'inizio e alla fine della giornata, cioè dopo la colazione del mattino e prima di andare a dormire. La pulizia con lo spazzolino, meglio se morbido o medio, deve durare almeno tre minuti.

Secondo alcuni studi lo spazzolino elettrico è più efficace di quello manuale e risulta più facile da usare per chi ha una capacità manuale compromessa (per esempio, gli anziani o le persone che soffrono di artrite).

Il filo interdentale deve far parte della pulizia dei denti serale. è uno strumento spesso sottovalutato, mentre è importantissimo per rimuovere i residui del cibo dagli spazi ristretti tra un dente e l'altro. Queste sono le raccomandazioni, ma gli italiani sono poco inclini a seguirle.

Pulizia poco frequente. Dai risultati della nostra inchiesta emerge che quasi un italiano su quattro (23%) si lava i denti meno di due volte al giorno e c'è addirittura un 1% che dichiara di non lavarli quasi mai. La scarsa educazione all'igiene orale degli adulti probabilmente influenza i giovani: il 26% degli adolescenti usa spazzolino e dentifricio con la stessa frequenza, cioè non più di una volta al giorno.

La scarsa attenzione alla pulizia dei denti si riflette anche nella frequenza con cui si cambia lo spazzolino: quattro intervistati su dieci lo fanno con una cadenza superiore ai tre mesi e un preoccupante 4% lo cambia addirittura dopo oltre un anno.

Si raccomanda in genere di cambiare spazzolino ogni tre mesi per mantenerne l'efficacia: quando le setole non sono più verticali è il momento di buttarlo in pattumiera.

Ho perso il filo. Il filo interdentale non fa parte delle abitudini di pulizia serale dei nostri connazionali nonostante le raccomandazioni dell'Oms: la maggior parte degli intervistati dichiara di non usarlo.

Eppure dalle risposte degli intervistati emerge un dato importante sul filo interdentale: a parità di uso dello spazzolino, chi lo utilizza ha meno carie. Insomma, si può affermare che per l'igiene orale questo strumento è importante almeno quanto lo spazzolino (e forse anche di più), perché arriva là dove questo non può.

Di sicuro qualche responsabilità per la scarsa propensione all'igiene orale si può attribuire ai dentisti, che non si preoccupano di mostrare al cliente come lavare i denti nel modo giusto. Un'accortezza che buona parte dei dentisti non ha (37%) non solo nei confronti degli adulti (che dovrebbero già essere preparati), ma nemmeno nei confronti dei giovani. Un dato su cui riflettere.

Prevenire? Costa troppo

è consigliabile andare dal dentista almeno una volta all'anno per un check up, che includa eventualmente una radiografia ai denti per scoprire la presenza di eventuali carie in fase iniziale o ancora non visibili perché si sono formate tra i denti. Non solo. Così si individuano anche eventuali problemi alle gengive.

Italiani allergici alla prevenzione. La cultura della prevenzione non fa parte del Dna degli italiani: solo il 46% degli intervistati dichiara di andare almeno una volta all'anno dal dentista per un controllo.

Tra le ragioni principali di questa scarsa frequentazione dello studio del dentista c'è il costo: il 34% di coloro che non fanno visite di controllo regolari dichiara di non andarci con regolarità perché “troppo costoso”. è anche vero che circa un quarto di coloro che non vanno regolarmente dal dentista dichiara “di non avere problemi ai denti” o di “non ritenerlo necessario”: un risultato indice di quanto manchi la coscienza dell'importanza della prevenzione. Il 22% sostiene che “si dimentica o continua a rimandare”, una motivazione che può suggerire ai dentisti di ricordare periodicamente ai loro pazienti il controllo (con una lettera, ad esempio).

Quindi sono due gli elementi che tengono lontani gli italiani dallo studio del dentista per un check up annuale: da un lato il portafoglio (le parcelle sono alte), dall'altro la scarsa consapevolezza dell'importanza della prevenzione.

Per gli adolescenti la situazione appare migliore: il 66% dichiara di fare un controllo almeno una volta all'anno. Fra coloro che non lo fanno o che ci vanno con una frequenza inferiore, il 36% non lo ritiene necessario e il 54% non ci va se non ha problemi ai denti.

” Paura del dolore. Un altro elemento che induce gli italiani a evitare il dentista finché possono è la paura del dolore (15%). Spesso è un brutto ricordo d'infanzia a condizionare l'approccio con il dentista, per cui si rimanda il più possibile il momento di varcare la soglia del suo studio e, quando l'appuntamento si avvicina, si sente salire l'ansia.

Il 34% degli intervistati presenta un'ansia moderata, ma il 24% degli adulti e il 16% degli adolescenti rivela uno stato di forte agitazione di fronte alla prospettiva di ritrovarsi sdraiati sulla poltrona del dentista. Dati di cui i dentisti dovrebbero tenere conto: è importante mettere a proprio agio il paziente per mitigarne le paure. Un'attenzione che dovrebbe esserci sempre.

Un problema di cui tenere conto anche in chiave di prevenzione: nella maggior parte dei casi i mezzi per vincere il dolore ci sono. Sarà sicuramente cura del dentista quindi trovare la soluzione più adatta alle vostre esigenze.

Se provate spesso dolore durante le sedute, non esitate a comunicarlo e se le cose proprio non migliorano è meglio cambiare professionista.

La salute? In un bel sorriso

Gli italiani si dicono per lo più soddisfatti dello stato di salute di denti e gengive: alla richiesta di valutare la loro salute dentale, il 66% degli adulti e il 93% degli adolescenti ha risposto di considerarla buona. Solo il 7% l'ha giudicata scadente. Quando, però, si approfondisce lo stato di salute della bocca attraverso una serie di domande precise, il quadro non appare così brillante.

Per mangiare e parlare senza problemi sono necessari almeno 24 denti sani. Il 15% degli intervistati adulti ha meno di 24 denti (il 2% ha dichiarato di non avere più nemmeno un dente). La metà degli intervistati adulti ha in bocca almeno una protesi (anche un solo dente finto) e di questi il 30% ha dovuto metterla a meno di 25 anni. Il 12% degli adulti prevede di dover ricorrere a una dentiera completa nei prossimi cinque anni.

Denti sensibili e gengive sanguinanti. Un bel sorriso è il primo sintomo di buona salute. Per contro la salute dei denti influenza lo stato di salute e di benessere della persona: una buona parte degli intervistati riferisce disagi fisici come denti sensibili ( quando si mangia o beve qualcosa di caldo o freddo), sanguinamento delle gengive nel lavarsi i denti, dolore, alito cattivo… Ci sono anche malesseri psicologici derivanti dai problemi con i denti: nervosismo, irritabilità, imbarazzo nel sorridere. Dalla nostra inchiesta è emerso che sono soprattutto gli over 45 a risentire della cattiva salute di denti e gengive e a subire condizionamenti nella loro vita quotidiana. Insomma è bene ricordarsi che prima o poi (dopo i 45 anni sempre di più) si paga il conto per la scarsa attenzione alla cura dei denti avuta nel corso della vita sia in termini di igiene, sia di prevenzione (check-up annuale, cura dell'alimentazione…).

Il dentista si sceglie con il passaparola. Chi mette piede nello studio del dentista lo fa in prevalenza per fare una pulizia dei denti (42%), un check-up (38%) o per una carie (21%). Il passaparola è la modalità più comune per scegliere il professionista che si prenderà cura dei nostri denti (38%) insieme alla tradizione di famiglia (34%). Il 90% degli intervistati dichiara che tornerà dallo stesso dentista e lo raccomanderebbe a un amico o familiare. Solo il 10% degli intervistati dichiara che cambierà professionista per il costo troppo elevato o perché insoddisfatto del servizio ricevuto.

” Prima l'estetica, poi l'igiene. In generale, buona parte degli intervistati è soddisfatta dell'aspetto dei propri denti. Qualcuno scontento però c'è: l'11% degli adulti e il 4% degli adolescenti. L'insoddisfazione deriva soprattutto dal colore dei denti, seguito dalla presenza di denti inclinati, sporgenti, irregolari oppure dai denti mancanti (per gli adulti), mentre la dimensione e la forma dei denti sono un problema soprattutto per gli adolescenti.

Gli italiani ci tengono a un sorriso smagliante e si dimostrano sicuramente più sensibili all'estetica rispetto all'igiene. Denti gialli, grigi e spenti non piacciono al 40% degli intervistati (adulti e adolescenti nella stessa misura). Questo ci aiuta a capire perché il 12% degli adulti e l'8% degli adolescenti già ricorre a prodotti sbiancanti e un 26% sta pensando di farlo.

Il dentista è un lusso

Il 96% degli intervistati per la cura dei denti si rivolge a un dentista privato. I pochi che si sono rivolti al servizio pubblico riferiscono di tempi di attesa inaccettabili: il 40% ha dovuto aspettare più di tre settimane per fare la prima visita. Un'eternità per chi ha un malessere così condizionante. Il ricorso quasi esclusivo al privato non sorprende, visto che nel nostro Paese il servizio pubblico è inadeguato rispetto alla potenziale domanda. I limiti sono evidenti: pochi fondi a disposizione, un numero di strutture e di dentisti limitato e un numero risicato di prestazioni disponibili. I Lea (Livelli essenziali di assistenza) prevedono l'assistenza odontoiatrica (con pagamento del solo ticket) per tutti solo per le urgenze e cioè: estrazioni o terapie per traumi o emorragie.

Prestazioni più ampie sono riservate a pochi:

per i bambini (fino a 16 anni): prevenzione, carie, parodontopatia (affezioni delle gengive…), ortognatodonzia (malformazioni dentarie) (fino a 12 anni);

per i soggetti “in condizione di vulnerabilità” (basso reddito, malattie gravi, immunodeficienza, malattie rare, invalidità): assistenza odontoiatrica e protesica.

Sono le singole Regioni comunque a tradurre in servizi queste direttive generali, ma la realtà, come già emerso nella nostra inchiesta di tre anni fa, non corrisponde necessariamente alla teoria.

Alla fine, il cittadino è quasi sempre costretto a rivolgersi al privato e a pagare il dentista di tasca propria.

” Il preventivo? Poco trasparente. Tenere in buono stato i denti costa molto. Tanto che l'accesso alle cure dentali risulta di fatto limitato per le classi di reddito più svantaggiate. Complessivamente, il 72% degli intervistati riferisce di sentirsi limitato nell'andare dal dentista a causa del costo (un terzo si sente “molto limitato”). Una grave carenza per la salute pubblica, che non si può ignorare. Qualche cifra emersa dall'inchiesta: 100 euro è il costo medio riferito dell'ultima visita dal dentista; 300 euro è la cifra media sborsata per tutto il lavoro (comprendente quindi più di una visita). E sono soldi che solitamente il dentista vuole subito: il 69% degli intervistati non ha usufruito di facilitazioni di pagamento (a rate, con carta di credito…). Non basta: alla fine del lavoro il dentista spesso non rispetta il preventivo iniziale: il 24% degli intervistati lo ha visto lievitare più di quanto si aspettasse, mentre un preoccupante 19% afferma che non sapeva cosa aspettarsi, testimoniando così una grave mancanza di trasparenza sui costi.

Da sottolineare che mettendo a confronto le risposte ricevute dagli intervistati degli altri due Paesi europei (Spagna e Portogallo) in cui è stata condotta l'inchiesta emerge che i costi dei nostri connazionali per le cure dentali sono molto più alti rispetto a quelli sostenuti dai portoghesi e dagli spagnoli.

” La fattura? Un miraggio. Il 24% degli intervistati riferisce di non aver ricevuto nessuna fattura e l'11% ha dovuto pagare di più per averla. Insomma, il conto non solo è salato, ma lo diventa di più se non si accetta di evadere il fisco. Un comportamento purtroppo radicato nel nostro Paese, che penalizza comunque tutti, perché chi non paga le tasse deruba il fisco, cioè lo Stato, cioè noi.Attenzione a non farsi ingannare dal discorso dell'Iva: i dentisti sono esenti da Iva perché la loro prestazione è di natura medica (art. 10 dpr 633/1972, le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alle persone nell'esercizio della professione medica e paramedica sono esenti da Iva).

Fatevi rilasciare sempre la fattura perché al momento della dichiarazione dei redditi la parcella del dentista rientra nel calderone delle spese mediche detraibili al 19% (oltre la franchigia di 129,11 euro).

Chiedere la certificazione del lavoro. Dall'inchiesta emerge che i dentisti sono poco disposti a rilasciare una certificazione scritta per il lavoro che hanno eseguito: ben il 70% degli intervistati lascia lo studio dentistico senza avere in mano qualcosa che testimoni cosa è stato fatto ai suoi denti. Un documento importante, invece, perché fa parte della storia medica di ognuno di noi e serve a non perdere la memoria di quello che è avvenuto ai preziosi abitanti della nostra bocca: del resto, questa documentazione dovrebbe rientrare nel rapporto di fiducia con il proprio dentista. Una certificazione è utile anche se si cambia dentista. Il nuovo professionista prescelto avrà così tutto il necessario per valutare la vostra situazione. Insieme alla fattura, quindi, chiedete sempre una certificazione del lavoro. Se non siete soddisfatti delle cure o c'è qualcosa che non va non esitate a tornare dal professionista e a chiedergli di sistemare il lavoro.

Prendersi cura dei denti

Una buona igiene orale e un'alimentazione corretta sono le armi principali per prevenire lo sviluppo della carie e dei problemi delle gengive. Ecco le pratiche da seguire per prendersi cura dei denti nel modo giusto:

” lavare i denti almeno due volte al giorno (almeno 3 minuti ogni volta), meglio dopo la colazione del mattino e la sera dopo cena con un dentifricio al fluoro. Il filo interdentale deve essere usato una volta al giorno per rimuovere i residui di cibo che possono restare annidati tra i denti dove non arriva lo spazzolino;

” scegliere uno spazzolino con la testina piccola perché possa raggiungere più facilmente i denti posteriori e sostituirlo ogni tre mesi;

” fare un check-up ogni anno, eventualmente con una radiografia dei denti per scovare carie in formazione. Se non si interviene in fretta, la carie progredisce attraverso i tessuti duri e compromette l'integrità del dente: è solo a questo punto che comincia il dolore;

” curare l& apos;alimentazione limitando bevande e cibi zuccherati: gli zuccheri si trasformano in acidi e attaccano lo smalto.

Fonte: Altroconsumo

Condividi questo articolo