Dal tabacco forse un vaccino contro l'Aids

Con piante geneticamente modificate è allo studio anche un rimedio contro il melanoma. Un progetto italo-francese che dovrebbe portare a risultati entro cinque anni.

Un vaccino contro l'Aids, ed un altro contro il melanoma, prodotti in piante geneticamente modificate come il tabacco. E' un traguardo che si fa sempre più vicino e che potrebbe essere raggiunto nell'arco dei prossimi cinque anni. Lo ha annunciato Francesco Sala, professore di botanica e biotecnologia delle piante all'Università di Milano ed uno dei massimi esperti del settore, in occasione di un incontro sulle agrobiotecnologie promosso dall'Unione giornalisti italiani scientifici (Ugis) e Fondazione Golinelli.
Un progetto, quello per la produzione di vaccini in piante geneticamente modificate, che vede impegnati insieme l'Università di Milano e l'Istituto Pasteur di Parigi ed i cui tempi, se non ci saranno imprevisti, assicura Sala, si annunciano abbastanza brevi.
La tecnica utilizzata, ha spiegato l& apos;esperto, è semplice: ''Si prende un frammento di Dna tumorale e lo si inserisce nella cellula vegetale geneticamente modificata, in questo caso il tabacco; a questo punto, si determina la formazione di una proteina cosidetta antigenica che, se iniettata nell'uomo, stimola la formazione di anticorpi''. Una procedura analoga è utilizzata anche nel caso dell'Aids. Nella pianta geneticamente modificata, dunque, si produrrebbe il vaccino desiderato: il tutto, ha affermato Sala, con notevoli vantaggi, a partire dal costo ridottissimo che tali vaccini avrebbero rispetto a quelli tradizionali.
Al momento, ha precisato l'esperto, ''siamo nella fase successiva all'inserimento del dna nella pianta e attendiamo la formazione della proteina antigenica''. Se non ci saranno imprevisti, ha quindi annunciato, ''entro pochi mesi dovrebbe partire la sperimentazione su cavie animali, che sarà condotta all'Istituto Pasteur''.
Pioniere degli studi sui vaccini prodotti in piante geneticamente modificate è l'americano Charles Arntzen, della Arizona State University: ''I risultati raggiunti in Usa – ha sottolineato Sala – sono molto incoraggianti. Arntzen ha infatti già avviato la sperimentazione sull'uomo di due vaccini di questo tipo, contro l'epatite B e la dissenteria, verificando che essi stimolano la formazione di anticorpi nell'uomo. Ed è da poco partita la fase di sperimentazione su popolazioni a rischio, avviata in alcune zone del Messico e dell'Asia''.
Insomma, una frontiera che nell'arco dei prossimi dieci anni, ha commentato Sala, ''potrebbe rivoluzionare il settore delle vaccinazioni, con la sostituzione dei vaccini tradizionali con quelli prodotti appunto in piante gm''. Ed i vantaggi, assicura l'esperto, sarebbero notevoli. Quali? '& apos;Si eliminerebbe innanzitutto la catena del freddo, necessaria nel trasporto e nella conservazione dei vaccini attuali, con grandi vantaggi soprattutto per i Paesi in via di sviluppo: qui, infatti, i vaccini spesso arrivano, ma poi si inattivano diventando inservibili appunto perché non adeguatamente conservati''. Inoltre, tali vaccini, ha proseguito Sala, ''sono somministrabili oralmente, senza bisogno di siringhe, sono di provata efficacia, possono essere prodotti direttamente dai paesi poveri e sono più sicuri di quelli tradizionali poiché esenti da contaminanti patogeni come virus e tossine''. Ma, soprattutto, sono molto economici: ''il loro costo – ha detto Sala – sarebbe infatti pari ad un centesimo degli attuali vaccini''. Varie le piante candidate alla produzione dei vaccini: oltre al tabacco, infatti, possono essere utilizzati anche pomodori, patate, banane, insalata, leguminose e semi di riso.
Uno scenario che potrebbe fare la differenza dunque, sottolineano gli esperti, soprattutto per i paesi poveri, dove ancora oggi il 65% dei bambini (dati Oms) muore per malattie infettive a causa dell'impossibilità di accedere ai vaccini. Ed un fronte che vede sempre più impegnati proprio i paesi asiatici: In India, ad esempio, sono in sperimentazione vaccini vegetali contro l'epatite B, la peste dei ruminanti e l'antrace; in Sud Africa un vaccino contro un t ipo di tumore; in Sud Corea contro la dissenteria dei suini. In Cina inoltre, ha sottolineato Sala, ''si sperimenta un vaccino di questo tipo contro il colera ed uno contro l'epatite B e si è calcolato che, per vaccinare l'intera popolazione, sono sufficienti 12.000 metri quadri per la coltivazione delle piante gm''.
Se il traguardo dei vaccini in piante biotech appare non più fantascienza resta, però, il grosso problema dei finanziamenti: ''Per la nostra ricerca all'Università di Milano – ha affermato Sala – abbiamo ricevuto fondi pari a 50.000 euro per il 2004 e non ci sono ancora finanziamenti per il 2005''. Una somma esigua, se si considera, ha aggiunto, che ''in Sud Corea, per ricerche analoghe, vengono stanziati due milioni di dollari l'anno''. Il problema, ha concluso l'esperto, ''è che questo settore interessa poco le multinazionali, dal momento che i guadagni sarebbero ridotti, ed è per questo che gli enti pubblici dovrebbero farsene maggior carico stanziando fondi
adeguati, poiché l'accesso alle vaccinazioni è un interesse sociale senza confini''.

Fonte:www.buongiorno.it

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