Ernia inguinale. Piano con la forza

volte è un gonfiore all'altezza dell'inguine, a volte invece non si manifesta. Può fare male o essere del tutto indolore. Può essere trattata chirurgicamente o lasciata stare, tenendola però sotto stretta osservazione. Insomma, quando si parla di ernia inguinale, non esiste niente di univoco. Ogni ernia, possiamo dire, fa storia a sé.

 Un problema diffuso

Quando c'è la fuoriuscita di un tratto di intestino, che non è più trattenuto dalle pareti addominali, si parla di ernia. è tutt'altro che un disturbo di secondo piano. Innanzitutto perché impegna un bel po' di risorse dei sistemi sanitari nazionali: ogni anno si registrano 65 mila operazioni in Italia, 70 mila in Inghilterra e mezzo milione negli Usa. Nel Regno Unito, le statistiche dicono che in dodici mesi si utilizzano per questo problema 100 mila giorni-letto pagati dai contribuenti. In secondo luogo, perché chi ne è colpito non se la passa troppo bene.

All'inizio, come abbiamo detto, è un gonfiore e, magari, basta premere e l& apos;ernia rientra. Col tempo, tende però a ingrossare. Nei maschi può evolvere, scendendo verso lo scroto.

In altri casi il gonfiore non cè: ce ne accorgiamo solo perché iniziamo a sentire dolori e pesantezza quando stiamo seduti o in piedi. Altre volte è il nostro medico ad accorgersene, durante un esame di routine: solitamente veniamo esaminati in piedi, mentre il dottore palpa la pallina sospetta per cercare di capire cosa sia. Tra inguine e genitali, infatti, si possono manifestare anche altri gonfiori, che possono essere il segnale di qualcosa di più pericoloso, come linfonodi infettati o linfomi, nel caso peggiore tumori ai testicoli. In questo caso possono servire esami strumentali, come gli ultrasuoni. Se il gonfiore non c'è, ci può essere chiesto di tossire in modo da mettere sotto sforzo le pareti addominali e verificare se si manifestano fenomeni anomali.

Identikit di un paziente

Ma come insorge questo disturbo? Le cause sono riconducibili a una pressione che agisce sulla parete addominale in modo eccessivo, per svariati motivi. Quindi entrano in gioco peso eccessivo, malattie dei polmoni, che rendono il respiro difficile e ci costringono a tossire spesso (e quindi anche il fumo), improvvise perdite di peso, interventi chirurgici, sforzi eccessivi, stitichezza.

Generalmente è più comune nei maschi di mezza età, quelli con più di 45 anni (con un'incidenza doppia rispetto ai giovani). Meno diffusa tra le donne. Particolarmente importante è la storia familiare: chi ha in famiglia un caso di ernia, ha anche una probabilità otto volte più alta rispetto alla media di svilupparne una. Ed è anche su questo che il medico si deve informare nel diagnosticarvi il disturbo.

Chi ha già un'ernia ha maggiori probabilità di svilupparne un'altra, proprio in posizione opposta rispetto alla prima (in termini medici “controlaterale”). Come prevenirla allora? Anzitutto evitando di compiere sforzi, come sollevare grossi pesi. Anche chi passa tutta la giornata in piedi rischia però di doversene preoccupare. Per chi soffre di stitichezza, modificare la propria dieta, aumentando la quantità di fibre ingerite (più frutta e verdura) e di acqua bevuta, è un'ottima soluzione.

C'è da dire però che, se la parete addominale si indebolisce, c'è poco da fare ed è difficile riuscire a risolvere il problema.

Intervenire o no?

Una volta che l'ernia si è manifestata, ci sono due alternative.
La prima è aspettare: in linea generale e premettendo che tocca al medico dare i consigli più adatti al vostro caso specifico, se l'ernia non causa dolore ed è piccola, un'attesa vigile può essere la strategia migliore. Alcuni studi hanno infatti evidenziato che se l'ernia non dà sintomi, prima di intervenire è meglio confrontare i rischi legati all'operazione con quelli del vivere tenendosi l'ernia. Non sempre i dati indicano che chi è stato operato sta meglio: al contrario sembra più probabile che in presenza di dolori minimi non sia consigliabile ricorrere al bisturi. Anche perché il dolore rischia di rimanere, anche dopo l'intervento.

I pro e i contro

Gli interventi non hanno tutti le stesse conseguenze. La laparoscopia tende a essere meno invasiva e causa minor dolore dopo l'operazione; nello stesso tempo la durata dell'intervento è maggiore. Inoltre si rischiano effetti collaterali anche gravi (ad esempio danni alla cistifellea) e c'è una maggiore probabilità che l'ernia si ripresenti.

Per quanto riguarda la laparotomia, la scelta della tecnica di Licthenstein si traduce in un minor rischio di ricomparsa dell'ernia, ma in generale i problemi post operatori sono simili a quelli della laparotomia classica. In quest'ultimo caso il periodo di recupero tende a essere più lungo.

Per quanto riguarda gli effetti collaterali dell'intervento, i principali nel lungo periodo sono due: la ricomparsa dell'ernia e il dolore post operatorio. Quest'ultimo è soggettivo e dipende dal tipo di intervento e dal tipo di ernia.

Se però dura per più di tre mesi può diventare cronico ed essere una faccenda più seria. Il rischio maggiore è corso dai soggetti più giovani, da chi già sperimentava forti dolori prima dell'operazione (che quindi li riduce solo in parte) e da chi ha avuto problemi post operatori. Ci sono poi gli effetti collaterali che si presentano subito dopo l'intervento: sanguinamento, infezione o cicatrizzazione dolorosa della ferita. Più rari, ma comunque non impossibili, i danni agli organi interni. Tutti buoni motivi per soppesare con attenzione l'opportunità di farsi operare.

Informarsi prima di decidere. 6 domande da fare al chirurgo senza timidezza

  1. è necessario intervenire subito o posso limitarmi a controllare la situazione, facendo particolare attenzione a eventuali nuovi sintomi, come fastidio, senso di pesantezza, dolore o ingrossamento?
  2. Qual è l'intervento più adatto alla mia situazione e al mio stato fisico?
  3. Quali sono i rischi più comuni se scelgo l'intervento in laparoscopia e quali se scelgo quello in laparotomia?
  4. L'anestesia sarà locale o generale?
  5. Quali sono i problemi che dovrò affrontare dopo le dimissioni dall'ospedale?
  6. L'ernia si può riformare?

Non confondiamo questo problema con l'ernia al disco, un disturbo diverso, che riguarda la spina dorsale.

Occhio a… dopo l'intervento

Una volta tornati a casa dopo essere stati operati bisogna comportarsi con cautela. è meglio avere a disposizione un numero da chiamare in caso di necessità. Inoltre si deve prestare la massima attenzione alle istruzioni date dal personale medico e infermieristico e seguire il comportamento raccomandato al momento delle dimissioni. Nel caso in cui compaiano dei sintomi (in particolare, dolore o gonfiore nella zona dell'operazione, nausea o vomito, febbre, difficoltà ad urinare, tosse persistente e difficoltà di respiro), bisogna immediatamente contattare l'ospedale dove ha avuto luogo l'intervento.

Ernie addominali a confronto

  • Ombelicale. Si sviluppa attorno all'ombelico ed è più frequente tra i neonati, in particolare se nati sotto peso. Negli adulti spesso dipende da eccesso di peso, presenza di liquidi nell'addome, gravidanza o cedimento della parete addominale in una zona già operata.
  • Femorale. Nell'ernia femorale la fuoriuscita di un tratto di intestino tenue (chiamato ansa intestinale) avviene a livello della coscia, nella zona in cui l'arteria femorale entra nella gamba. è più comune tra le donne.
  • Inguinale. Nell'ernia inguinale la fuoriuscita di un tratto di intestino tenue comporta la comparsa di un gonfiore di dimensione variabile: da quella di una ciliegia a quella di un piccolo melone; più comune tra i maschi di età superiore ai 45 anni.

Le opzioni chirurgiche sono tre

Operare serve quando l'ernia diventa troppo grande, inizia a fare molto male o si strozza. La procedura chirurgica prevede la riduzione dell'ernia: in poche parole si risospinge nell'addome la parte di intestino fuoriuscita e si ripara la parete addominale. In totale non ci vogliono più di 45 minuti in sala operatoria, in anestesia generale o locale, e solo una notte di ospedale (a volte anche meno). Dal punto di vista chirurgico le opzioni sono tre.

  • Laparotomia classica. Viene tagliato il muscolo, il tratto intestinale viene spinto indietro nella giusta posizione e il chirurgo rafforza la parete addominale cucendo la ferita con filo di sutura. Questo intervento crea una notevole tensione muscolare sul punto dell'ernia, cosa che causa spesso dolore.
  • Tecnica di Lichtenstein. Tagliato il muscolo e riportato il tratto intestinale al suo posto, il punto di uscita dell'ernia viene coperto con un pezzo di rete. è una rete speciale, una specie di “toppa”, che viene ancorata ai muscoli senza aumentarne la tensione e anzi, rafforzando la parete addominale. Il taglio a livello della pelle viene cucito con graffette che tendono a dissolversi nel tempo.
  •  Laparoscopia. L'operazione è sicuramente più complessa e per questo viene eseguita in anestesia generale. Per prima cosa, l'intera cavità addominale viene riempita di gas, per favorirne l'osservazione con il laparoscopio, un tubicino estremamente sottile con una telecamera all'estremità. Il chirurgo effettua delle piccole incisioni sull'addome e vi inserisce il laparoscopio per farsi un'idea della situazione della cavità addominale. A questo punto interviene per riparare l'ernia, usando strumenti altrettanto piccoli ed evitando tagli profondi ed estesi; anche in questo caso c'è chi applica la rete sintetica.

Ernia e bambini. Occhio all'invisibile

Un rigonfiamento dello scroto nei bambini o delle grandi labbra nelle bambine è il sintomo più diffuso che segnala la presenza di un'ernia inguinale. Questo disturbo infatti è abbastanza comune anche nei piccoli, visto che riguarda un numero compreso tra l'1 e il 3 per cento e che il più delle volte è di origine congenita. Molte volte l'ernia non è visibile: per vederla bisogna osservare attentamente il piccolo quando fa degli sforzi che coinvolgono anche l'addome. In particolare il gonfiore si manifesta se il bambino piange, tossisce o quando deve andare di corpo. Nei bambini bisogna intervenire il prima possibile: più tempo si perde, maggiore è il rischio di strozzamento e quindi di successivi interventi di emergenza..

Cosa fare. Scegliere il bisturi

Quando si parla di ernia negli adulti, operare non sempre conviene. I dati lo dimostrano in modo abbastanza chiaro. Il punto discriminante è il dolore: se l'ernia fa male o causa qualche problema di natura fisica, il bisturi è necessario; altrimenti meglio attendere con pazienza l'evolvere della situazione. E questo per un insieme di motivi.

Innanzitutto i dati degli studi più recenti dimostrano che lo strozzamento dell'ernia è un evento raro, soprattutto se la situazione viene attentamente monitorata: attendere quindi non è causa di problemi successivi.

In secondo luogo, l'intervento su un'ernia conclamata non presenta complicazioni maggiori rispetto a un'operazione precoce: più o meno ha lo stesso livello di rischio.

Come per qualsiasi operazione, possono esserci problemi, sia subito dopo sia nel lungo periodo.

Diverso è il caso dell'ernia inguinale nei bambini: in questo caso intervenire rapidamente con un'operazione chirurgica è consigliabile.

Fonte.altroconsumo.it

Condividi questo articolo