Gruppi sanguigni e alimentazione

Peter d'Adamo e' un nome ormai noto ai piu', un nome che si lega all'altrettanto conosciuta “teoria o dieta dei gruppi sanguigni “. Conosciuta perche' da qualche anno ci si ritrova spesso a leggere articoli a riguardo.

 E naturalmente i pareri sono discordanti. Premettiamo che l'obiettivo di queste poche righe non e' esprimere un giudizio definitivo ma esporre una teoria, gli eventuali ragionevoli dubbi e sottolineare come nulla di definitivo sia ancora stato detto o scritto a riguardo. Il nostro scopo “nascosto” e' porre l'attenzione su un altro aspetto, ovvero quanto fondamentale sia la conoscienza/coscienza del nostro corpo, del suo funzionamento, delle sue esigenze e di tutto quanto occorre per assicurargli il tanto ambito “stato di salute”.

Coscienza/conoscenza che non puo' prescindere dall'attenzione a quanto facciamo “entrare” in questo corpo, dunque anche al cibo di cui lo nutriamo. Ecco perche' d'Adamo ha colto nel segno – ci riferiamo al “successo di pubblico” – perche' probabilmente, a suo modo, risponde ad un' esigenza/domanda sempre piu' diffusa.


Ma entriamo nel merito della questione. Peter d'Adamo e' un naturopata statunitense che ha condotto delle ricerche e poi sviluppato una teoria secondo cui il sangue, suddiviso nei 4 gruppi sanguigni, caratterizza l'individualita' di ognuno di noi portando iscritta in se' la storia antropologica dell'uomo, ovvero il suo evolversi ed adattarsi all'ambiente e alle condizioni di vita nel tempo.

Anche dal punto di vista dell'alimentazione. Nello specifico: il gruppo sanguigno di tipo O sarebbe il piu' antico, quello che caratterizzava l'uomo cacciatore e fondamentalmente carnivoro; il gruppo B si sarebbe invece sviluppato con l'evoluzione verso il nomadismo e la pratica dell'allevamento; il gruppo A& lt;/B> avrebbe fatto la sua comparsa insieme alla stanzialita' e allo sviluppo dell'agricoltura; il gruppo AB sarebbe il piu' “giovane”, comparso probabilmente solo 1000 anni fa – di certo c'e' che e' il meno diffuso: in Europa corrisponde al 5% della popolazione.

 Queste differenziazioni createsi in seguito all'evolversi della “storia umana”, secondo d'Adamo sono raffrontabili con il rapporto tra sangue e lectine – proteine – presenti negli alimenti. Tali sostanze possono provocare fenomeni di agglutinazione delle cellule di determinati gruppi sanguigni. Le lectine sono presenti in tantissimi alimenti – vegetali, carne, pesce, legumi… – e se quelle presenti in un determinato alimento sono incompatibili con uno specifico gruppo sanguigno potrebbero provocare “piccoli” fenomeni di agglutinazione che sommandosi nel tempo potrebbero sfociare in patologie vere e proprie.

Per semplificare, la reazione del sangue e' paragonabile a cio' che avviene col rigetto nel caso di sangue incompatibile. Naturalmente in proporzioni molto diverse! Si tratta di reazioni minime! Quindi alcuni cibi, contenenti determinate lectine, sarebbero “inadatti” a determinati gruppi sanguigni. D'Adamo avrebbe quindi indicato la dieta “giusta” per ogni gruppo sanguigno distinguendo i cibi in tre categorie: adatti, neutri, non adatti – quindi da limitare o da evitare. Per esempio l'alimentazione corretta del gruppo 0 dovrebbe essere ricca di proteine animali, mentre dovrebbe limitare il consumo di cereali e latticini.

Al contrario il gruppo A dovrebbe preferire una dieta prevalentemente vegetariana. D'Adamo ha inoltre indicato il tipo di attivita' fisica adatto ad ogni gruppo sanguigno. Naturale conseguenza di tutto cio' e' anche la distinzione tra le patologie che possono colpire lo specifico gruppo. Un esempio: le persone del gruppo 0 sarebbero piu' facilmente soggette ad allergie, asma e raffreddori da fieno, dolori articolari…


Gia' a questo punto potrete capire le polemiche scatenate da tale teoria, accusata soprattutto d i non aver valore scientifico. Particolarmente criticata e' questa drastica distinzione nei cibi “si'” e in quelli “no”, distinzione che oltre ad impoverire l'alimentazione quotidiana, la carica di una certa monotonia e sicuramente di una certa rigidita'. Inoltre se il fenomeno di agglutinazione e' verificabile scientificamente e' anche vero che la maggior parte delle lectine ingerite non sembrano creare grossi problemi di “smaltimento” all'organismo ed e' solo il restante 5% che puo' provocare dei disturbi, dai piu' semplici ai piu' seri.

Altro aspetto di cui tener conto e' che cottura e lavorazione dei cibi spesso portano alla degradazione delle stesse lectine. Infine il fenomeno di agglutinazione puo' essere provocato anche da altri fattori, non esclusivamente legati al tipo di cibo ingerito.
Di buono nella teoria di d'Adamo c'e' sicuramente l'invito a consumare cibi freschi, genuini, non industriali, possibilmente non infestati da pesticidi e quant'altro, a cui si aggiunge la raccomandazione di non eccedere nelle quantita'.

 Sane abitudini alimentari che si traducono in un po' piu' d'attenzione a quanto “entra” nel nostro organismo e dunque in minor “inquinamento” dello stesso.
Concludiamo ribadendo che non esprimiamo alcun giudizio sulla bonta' o meno della teoria – lasciamo la parola agli esperti! – che, come negarlo? Potrebbe anche avere effetti positivi su determinate persone. Invitiamo dunque i lettori ad approfondire l'argomento e lasciamo a loro la possibilita' e l'opportunita' di scelta e giudizio.

Fonte: Al Naturale

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