Guerra aperta al colesterolo

Nuove indicazioni dagli Stati Uniti per ridurre il rischio cardiovascolare. Abbassati i limiti di guardia per la presenza di grassi nel sangue.

 

Di Loretta D'Amico

E' una sostanza grassa presente nelle cellule del sangue che fornisce l'energia necessaria per il funzionamento del sistema nervoso. Si chiama colesterolo e a tre anni dalla precedente pubblicazione delle raccomandazioni per il suo trattamento, l'Agenzia di salute pubblica degli Stati Uniti fa una brusca sterzata e fissa i nuovi livelli di guardia per il colesterolo “cattivo”.
Come il dottor Jekyll e mister Hide, infatti, il colesterolo ha una parte buona, l'Hdl, ed una cattiva, l'Ldl. La prima funge da “spazzino” delle arterie, quindi più è alto il suo livello nel sangue minore è il rischio cardiovascolare. La seconda, invece, se presente in percentuali troppo alte può causare infarti o ictus. Il nuovo livello di guardia stabilito dall'agenzia americana scende da centotrenta milligrammi a cento per le persone considerate “ad alto rischio& quot;, fino a raggiungere quota settanta per la fascia di popolazione ancora più esposta al pericolo. Si abbassa il tetto anche per chi non fa parte delle categorie a rischio: da centonovanta milligrammi a centosessanta. L'obiettivo, ambizioso, delle autorità americane è indurre una fetta molto ampia di popolazione a sottoporsi a trattamenti farmacologici per ridurre sensibilmente i livelli di colesterolo nel sangue. L'infarto e l'ictus, infatti, uccidono ogni anno negli Stati Uniti un milione e mezzo di persone.
E l'Italia cosa farà? Le nuove raccomandazioni non modificano sostanzialmente le attuali linee guida di trattamento nei pazienti a rischio medio. Comporteranno, invece, una maggiore attenzione alla valutazione del colesterolo “cattivo” per quella fascia di persone più esposte. Per quanto riguarda il trattamento dei soggetti sani, per i quali la possibilità di soffrire di disturbi cardiovascolari arriva al venti per cento a dieci anni, l'impatto delle nuove raccomandazioni in Italia sarà verosimilmente inferiore a quello ipotizzato per gli Stati Uniti. La dieta mediterranea e il diverso stile di vita riducono la percentuale di malati, anche se le stime indicano ottocentomila persone sane a rischio alto nella fascia di età compresa tra i quaranta e i sessantanove anni. Dal colesterolo, comunque, ci si può difendere iniziando dalla tavola. Ridurre il più possibile l'assunzione di grassi, evitando fritti, pancetta, dolci burrosi e farciti di panna; preferire il latte scremato a quello intero, il pesce bianco ai crostacei, scegliere formaggi magri e le carni di tacchino, pollo e vitello: sono le più semplici regole alimentari da seguire.

Fonte:http://www.ageingsociety.com

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