I gasatori domestici: acqua frizzante e bollicine senza rifiuti

Nel 2008 nel mondo sono state prodotte ben 2,7 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica utilizzata per fabbricare bottiglie per l'acqua, gran parte della quale non viene poi neppure riciclata, mentre ogni anno per produrre la plastica per le bottiglie di acqua frizzante sono necessari ben 1,5 milioni di barili di petrolio, il cui equivalente in carburante consentirebbe di alimentare annualmente 100mila automobili.

Ogni anno l'Italia, paese tra i maggior consumatori di acqua in bottiglia al mondo, trasporta e smaltisce (spesso nell'indifferenziata), circa 450 mila tonnellate di PET. Una vera tragedia nazionale, se si pensa che solo il 20% circa di questo immenso volume viaggia su treno. Il restante 80% è a carico del trasporto su gomma, il che incide pesantemente sull'inquinamento dell'aria, in molte zone già critico.

Che fare dunque? Nel caso dell'acqua naturale, è molto semplice: la soluzione è utilizzare, se possibile, quella del rubinetto di casa. Ma anche per chi fosse un accanito consumatore di acqua frizzante non ci sono scuse. Da qualche anno infatti, esistono in commercio degli strumenti di ingombro ridotto, che si possono acquistare nei negozi di elettrodomestici a prezzi compresi tra i 90-100 euro e i 250-300 euro (poiché incide molto il design, anche al prezzo più basso il risultato è ottimo). Si chiamano gasatori domestici, e servono appunto a rendere l'acqua da “naturale” a “ricca di bollicine”, con la possibilità di regolare il livello di effervescenza.Funzionano così: si riempie una borraccia (va bene qualsiasi contenitore, ma di solito il prodotto ne include una di metallo) di acqua, si preme un pulsante e il gioco è fatto. Con ogni ricarica di anidride carbonica ” del costo indicativo di 10 euro ” si possono gasare da 80 a 150 litri d'acqua.

A questo punto, vediamo quanto è possibile risparmiare, non solo in termini di impatto ambientale, ma anche di portafoglio!

Poniamo un consumo di 9 litri a settimana per una famiglia di tre/quattro persone; ovvero: una cassa da sei bottiglie di plastica da 1,5 L l'una. Se il costo medio corrisponde a 3,5 euro/cassa, nel giro di un anno avremo speso 182 euro, e probabilmente ci saremo rotti la schiena per salire le scale del condominio. I corrispondenti litri consumati saranno invece 468, l'equivalente di 4 ricariche di 120 litri ciascuna (una media al rialzo, ma di pochissimo). Se dunque la soluzione classica è questa:468 litri = 312 bottiglie di PET = 182 E

la soluzione “gasatore domestico” risulta uguale per il primo anno:

480 litri = 0 bottiglie di PET = 120 euro (gasatore) + 40 (ricariche) = 180Ee stravincente per gli anni successivi, con un risparmio di 120 euro l'anno:

480 litri = 0 bottiglie di PET = 40E (4 ricariche)

Nel calcolo non sono incluse le spese di elettricità e acqua che un gasatore ovviamente richiede, ma il risparmio rimane comunque altissimo. Sotto tutti i punti di vista.

Inoltre in questi ultimi tempi stanno facendo comparsa sul mercato dei gasatori alimentati ad energia rinnovabile. Uno fra questi si presenta peraltro con un design molto accattivante e colorato che è capace di fungere anche da oggetto d'arredo per la nostra cucina. E non a caso l'azienda che lo produce, la Sodastream, leader mondiale nella preparazione domestica di bevande gasate e rivenditore di gasatori approvati da Legambiente, lo ha realizzato in collaborazione con Karim Rashid, fra i più noti, pluripremiati e prolifici designer a livello mondiale, il quale dice “Oggi più che mai le aziende se vogliono essere vincenti e distinguersi da tutte le altre devono puntare oltre che sul design dei loro prodotti, dimostrando quindi di essere innovative e in continua evoluzione, anche e soprattutto sulla loro componente ecologica, contribuendo così a rendere meno problematica le condizioni non proprio rosee in cui versa oggi il nostro Pianeta”. Il Karim Rashid Limited Edition, così si chiama il nuovo gasatore, funziona senza elettricità e pile, utilizzando cilindri di CO2 rinnovabili che una volta vuoti vengono restituiti al produttore per essere puliti e nuovamente riempiti di CO2.

Scritto da Vincenzo Petraglia e Roberto Zambon

Fonte. www.greenme.it

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