IL CARDO

Le prime tracce del cardo sono state rinvenute in Etiopia e successivamente in Egitto, per poi diffondersi in tutti i paesi del Mediterraneo. Fin dai tempi antichissimi germogli e semi servivano per produrre il caglio dei formaggi).

Ma solo nel 500 si hanno le prime testimonianze della sua presenza in cucina, e delle tecniche cosiddette di “imbiancamento”: essendo infatti il cardo piuttosto duro e di sapore amaro, le piante vengono coltivate in assenza di luce e alcune varietà vengono addirittura interrate. Questo tipo di coltivazione e prevista per il Gobbo di Monferrato, chiamato così per la forma che assume, simile ad un grosso uncino.

Specie erbacea perenne rustica, con il sapore che ricorda carciofo e sedano, il cardo ha le sue parti commestibili nelle costolature fogliari leggermente appiattite, e nelle foglie tenere che si sviluppano sulla parte centrale del cespo. Nel ' 700 il rinomato libro di cucina “II cuoco piemontese” cita la ricetta più classica a base di cardi: la bagna cauda (o caoda), piatto simbolo della gastronomia del Piemonte. La pianta è nota nella medicina popolare per le sue virtù beneficile di tonico per il fegato.

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