Il glutine… questo sconosciuto!

A chi non verrebbe l'acquolina in bocca pensando ad una bella brioches calda appena uscita dal forno, oppure al pane ancora fragrante e a pizze e focacce farcite in vario modo? Niente sembrerebbe più sano di questi cibi, che rappresentano dei capisaldi della nostra tradizione alimentare. Eppure, per alcune persone sono off limits, proibiti, in quanto contenenti il famigerato glutine.

Il glutine è una proteina contenuta in alcuni cereali (frumento, orzo, avena, segale), comunemente presenti sulla nostra tavola che, se ingerito, può recare seri danni, piuttosto che fastidi, all'organismo di soggetti geneticamente predisposti. La celiachia, appunto, è un'intolleranza permanente al glutine e l'ingestione di questa sostanza nei soggetti affetti, provoca gravi problemi ai villi intestinali con un conseguente inefficace assorbimento delle sostanze nutritive. Il malassorbimento può portare a carenze nei diversi distretti dell'organismo determinando altre patologie, che possono essere particolarmente gravi nei bambini.

L'unica terapia disponibile, ad oggi, consiste in una dieta rigorosamente priva di glutine da seguire per tutta la vita.
In Italia, la frequenza della celiachia è in costante aumento e l'intolleranza al glutine compare sempre più spesso quando si è adulti o addirittura anziani, questo anche perchè esistono oggi esami che ne hanno reso più facile l'individuazione. Secondo i dati raccolti da ricercatori italiani del Center for Celiac Research dell'università di Baltimora, negli Stati Uniti, il numero delle nuove diagnosi fra gli over 60 è raddoppiato in 15 anni. Fattori ambientali, quali ad esempio il consumo costante e pressochè esclusivo di grani molto ricchi di glutine tossico, sono probabilmente alla base della perdita di tolleranza al glutine in età avanzata.


Data l'importanza del fenomeno, da tempo ormai l'industria si è prodigata per produrre un numero sempre maggiore di prodotti senza glutine, il Governo ha emanato disposizioni per rendere gratuiti i prodotti alimentari senza glutine molto costosi, e le associazioni (tra cui l'AIC, Associazione Italiana Celiaci) si sono adoperate per fornire supporto informativo e psicologico agli affetti da intolleranza al glutine e per rappresentare le problematiche di questa malattia presso le istituzioni.
Ma anche i privati stanno mostrando il loro interesse per questo fenomeno. Sono già numerose infatti le pizzerie e i ristoranti in cui si cucina senza glutine, in zone separate, per non parlare di negozi dedicati alla vendita di prodotti alimentari per celiaci.


Proprio questo crescente interesse è stato stimolo per una ricerca condotta sul Panel Consumer Nielsen (composto da 9000 famiglie e 25000 individui) con l'obiettivo di quantificare e qualificare il fenomeno in molti dei suoi aspetti e soprattutto identificare un target di consumatori, con la possibilità di analizzarne in dettaglio i comportamenti d'acquisto e i bisogni da soddisfare. Tale ricerca rappresenta sicuramente un patrimonio informativo prezioso e pressochè unico, data la paradossale scarsità di dati ufficiali e ricerche quantitative sull'argomento.


Il primo dato importante che fornisce la ricerca riguarda la quantificazione del fenomeno: ad oggi in Italia lo 0.4% della popolazione (212 mila individui) dichiara di essere celiaco, mentre quasi il doppio, ossia lo 0.7% dichiara di essere intollerante o maggiormente sensibile al glutine, ma non celiaco, e infine lo 0.6% dichiara di avere problemi a digerire prodotti contenti glutine. Complessivamente parliamo quindi di circa un milione di individui con problemi, più o meno gravi, legati al glutine.
In particolare, la celiachia non sembra avere una predisposizione maggiore tra uomini o donne, mentre distinguendo le diverse fasce d'età si conferma la forte presenza nei bambini piccoli, fino a 6 anni, ma in generale sembra colpire molto fino a 19 anni; le fasce centrali d'età sono maggiormente risparmiate dalla malattia, soprattutto tra 35 e 44 anni, che invece si riacutizza nella fascia 45-54 anni.

La farmacia è stato il principale canale di vendita, dal momento che per i celiaci è prevista l'erogazione gratuita dei prodotti specifici per una dieta senza glutine, ma diverse marche hanno sviluppato una linea dedicata nella GDO (alcune in affiancamento alla farmacia, altre come canale unico): oggi il mass market copre il 20% del mercato (inteso come iper + super + farmacia) e ha sviluppato nell'anno terminante a settembre 2010 quasi 42 mio di euro con una crescita del 16,5%.


Tale crescita è in parte influenzata (ed è riscontrabile nelle regioni coinvolte) dalla possibilità di offrire, almeno in fase di test, l'approvvigionamento dei prodotti dietetici a carico del Servizio Sanitario Regionale anche in ipermercati e supermercati convenzionati. Coop, Esselunga e Conad, ad esempio, infatti hanno avviato convenzioni con le Asl di alcune regioni, in particolare Toscana, Emilia-Romagna e Liguria, per permettere agli assistiti di godere delle agevolazioni loro concesse anche all'interno dei punti vendita delle catene del largo consumo.

Come si differenzia il canale farmacia dalla GDO? La farmacia si propone al consumatore/paziente con una spiccata specializzazione e un assortimento particolarmente profondo: tratta 74 referenze (di cui in realtà solo 32 ruotano settimanalmente), a fronte di un assortimento costituito mediamente da 13 prodotti in iper e super. Le categorie dei prodotti da forno (dolci, pane e sostituti) sono il focus della farmacia, mentre il business nel mass market è più spostato su pasta e surgelati, segmento quest'ultimo in cui si concentrano i nuovi lanci del mercato. A queste caratteristiche si accompagna un'importante disparità del prezzo medio: i prodotti venduti in GDO hanno un prezzo medio di circa il 40% più basso rispetto alla farmacia, che offre un assortimento più articolato. In entrambi i canali emerge una crescita dei prodotti di alta gamma da una parte, e di quelli a basso prezzo dall'altra, con una conseguente contrazione della fascia media. In particolare, nella GDO si assiste ad uno sviluppo significativo dei primi prezzi rispetto allo scorso anno.

Sicuramente l'aspetto distributivo è molto sentito dal consumatore italiano di prodotti senza glutine. Infatti, sempre dalla ricerca effettuata sul panel Nielsen, è emersa chiaramente la necessità di avere una maggiore offerta di prodotti, che non siano solo venduti in farmacia, e che siano facilmente rintracciabili sugli scaffali dei supermercati e degli ipermercati.

Ma attenzione, la continua crescita del giro d& apos;affari riguardante i prodotti senza glutine non è alimentata solo da coloro che hanno problemi reali legati al glutine. Almeno altre due categorie di utilizzatori non possono essere persi di vista: i “salutisti convinti”, ossia coloro che seguono regimi alimentari specifici e i “familiari”, ossia gli altri componenti della famiglia che si adattano alle esigenze alimentari degli intolleranti.

I consumatori interessati ai prodotti senza glutine perché celiaci, intolleranti o sensibili all'argomento si incontrano online per condividere pareri e suggerimenti: quasi 20.000 messaggi sono stati scambiati in forum, blog e gruppi nell'anno terminante ad ottobre 2010 (fonte: Nielsen BuzzMetrics).& lt;BR>Il luogo principale dove gli utenti si confrontano rispetto ad alimenti “gluten free” sono i forum, in particolare gli specializzati di cucina (che presentano ricette senza glutine), i femminili (dove donne e mamme discutono di alimentazione) ed i verticali ad argomento salute.
L' attenzione è in crescita rispetto allo stesso periodo del 2009 quando le discussioni su celiachia e dintorni si fermavano a 13.300, il trend positivo conferma il crescente interesse verso la condivisione online di un aspetto della propria quotidianità.

Si evidenziano quindi nuovi orizzonti di consumo e nuovi target da esplorare. Come risponderanno industria e distribuzione ai bisogni che il consumatore sta manifestando a gran voce?

Fonte: http://nielsenfeaturedinsight.mag-news.it/nl/l.jsp?Wd.0R.DFp.Hb.Gc.EUhH& lt;/FONT>

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