Il restauro dei mobili antichi

Mobili antichi, che passione! I fortunati che ne possiedono – perché i hanno ricevuti in eredità oppure sono riusciti a scovarli in qualche mercatino – devono però fare i conti con il restauro.



Dover far restaurare un mobile che risale a una certa epoca, infatti, non significa che sia di scarsa qualità, ma, al contrario, testimonia il fatto che non è stato costruito ieri! Nel caso di veri pezzi d'antiquariato, dunque, è sconsigliabile metterci le mani per tentare un restauro 'fai da te'; è meglio invece affidarsi a un professionista del settore. Anche in questo caso, comunque, sarebbe saggio avere qualche nozione di base sul modo in cui generalmente viene eseguito un restauro, così da mostrarsi preparati! Prima di tutto, una regola fondamentale del 'buon restauratore': il suo compito non è nascondere l' intervento, per “imbrogliare” un eventuale osservatore, ma far sì che il pezzo restaurato sia riconoscibile, pur integrandosi perfettamente con il resto del mobile.

A grandi linee – escludendo l'opera decorativa – i principali interventi di restauro possono essere divisi in tre categorie: la ricostruzione, la pulitura e la lucidatura.


La ricostruzione: si tratta senza dubbio dell'opera di restauro più complessa e – a sua volta – si divide in due pratiche fondamentali, sulla base della tipologia di mobile.


La lastronatura: se il mobile è stato costruito attraverso l'applicazione di lamine di legno pregiato a un supporto di materiale più comune, nel tempo le lastre si possono staccare parzialmente o anche completamente. In tal caso, il restauratore dovrà eseguire un intervento di rincollaggio, o addirittura sostituire la parte mancante, servendosi di stucco e cera colorata.


L'intarsio: se è necessario intervenire su un intarsio figurativo, il restauratore si atterrà alla traccia del disegno, facendo però in modo di differenziare la parte mancante con un tono differente. Nel caso in cui il decoro originale manchi del tutto, è consigliabile limitarsi ad applicare una lastra in legno uniforme, piuttosto che sbizzarrirsi in un'opera di fantasia, rischiando di fare un pasticcio.

La pulitura: si tratta di un'operazione molto delicata, in quanto il restauratore deve asportare dal mobile i residui di sporco accumulati nel tempo, senza però intaccare la patina del legno. In questo caso, la tecnica va scelta in base alla qualità e all'età del legno. Un pezzo del Seicento, ad esempio, richiede un intervento leggero, da effettuare con prodotti come l'alcool e la trementina. Se il mobile da trattare risale invece al Settecento o all'Ottocento, allora sarà necessario munirsi di uno sverniciatore neutro, per non intaccare le precedenti verniciature.


La lucidatura: gomma lacca, cera comune o cera d'api. Anche per questa pratica, i prodotti da utilizzare e le modalità da seguire cambiano a seconda del tipo di mobile su cui va eseguito l'intervento. Lo scopo finale, però, è uno solo: restituire al pezzo la sua originale bellezza, liberarlo dal peso del tempo e fornirgli una sorta di 'armatura' protettiva contro l'insorgere di altri problemi.


Un esempio: come lucidare un mobile neoclassico intarsiato? Si procede con più stesure di gommalacca, una sopra l'altra, in modo da non coprire le diverse tonalità dei legni utilizzati.

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