Il Sangue di Drago della foresta amazzonica

Sfogliando giornali e riviste spesso capita di imbattersi in qualche nome evocativo che inevitabilmente attira l'attenzione e stimola la curiosita'. Non poteva non essere cosi' con il Sangue di Drago o Sangre de Drago. Quest'espressione cosi' magica e allo stesso tempo 'forte' del suo riferimento al liquido vitale che scorre nelle nostre vene, meritava qualche approfondimento!

SANGRE DE DRAGO

Il primo passo e' stato proprio leggere e capire di cosa si trattava. Niente principesse e castelli incantanti, naturalmente! Bensi' l'ennesima meraviglia di Madre Natura, capace di assistere i suoi figli soprattutto la' dove non ci sono r e dottori (ma magari sciamani e guaritori), la' dove Lei e' ancora rispettata e venerata. Il Sangre de Drago e' il lattice resinoso della Croton Lechleri, una pianta della foresta amazzonica. Incidendo la sua corteccia fuoriesce questa resina rosso scuro, color del sangue. Gli Indios la utilizzano soprattutto come cicatrizzante per ferite di vario genere e per ulcere allo stomaco. Gli Indios pero' ritengono che questo 'sangue' cicatrizzi anche le ferite di una foresta martoriata e costantemente minacciata dalla cecita' umana. Ferite che loro non hanno mai inferto perche' proprio nella foresta si nasconde il pericolo cosi' come dalla foresta provengono i mezzi per sopravvivere. E non si tratta solo di cibo, ma anche di tutto cio' che viene definito 'medicina tradizionale', quella medicina che consente loro di intervenire tempestivamente prima che una ferita o qualsiasi altro disturbo si trasformino in un problema ben piu' grosso in un habitat cosi' 'difficile'.
Insomma abbiamo scoperto che il Sangre de Drago e' la resina di una pianta amazzonica utilizzata dagli Indios come cicatrizzante ed emostatico. Ma abbiamo scoperto anche che la pianta da cui la si ricava viene definita 'pioniera', il che significa che cresce rapidamente nelle aree deforestate ed e' fondamentale nella fase di riforestazione secondaria; essa infatti, crescendo, crea l'ambiente adatto alla germinazione dei semi delle piante che, a loro volta, ridaranno vita alla foresta primaria (per intenderci, quella che c'era prima dello sconsiderato 'prelievo' da parte dell'”uomo bianco”). Inoltre per ricavare la resina non occorre abbattere l'albero (anche se s'interviene comunque su di essa con l'incisione della corteccia). Concludendo si potrebbe dire che fa bene alla foresta come fa bene a chi la abita e a chi, un po' piu' geograficamente lontano, puo' utilizzarne le potenzialita' senza depauperare il gia' scarso patrimonio forestale (anzi contribuendo ad incentivare determinate colture, sempre all'interno di una prospettiva di interesse 'ecologico' e non strettamente economico).

Ma proseguiamo la nostra breve incursione nella foresta amazzonica! Il Sangue di Drago e' un rimedio 'tradizionale' (e naturale), appartenente alla medicina 'tradizionale', quindi alla cultura di un popolo, un rimedio che e' stato scelto e tramandato – se cosi' si puo' dire – nel tempo perche' riconosciuto piu' efficace di altri da coloro che, magari quotidianamente, affrontano l'imprevisto di una ferita o quant'altro e non possono certo permettersi di complicare la situazione (e qua occorrerebbe aprire una parentesi sulla questione di rimedi utilizzati da tempi immemorabili e dunque di piu' sicura efficacia; ma per un accenno a tale questione rimandiamo alle fonti citate piu' sotto).
E dunque qual e' il 'segreto' della resina rossa del Croton Lechleri? La risposta definitiva e' che l'efficacia non e' strettamente riconducibile a singoli principi attivi in essa presenti, bensi' alla loro sinergia, al loro irriproducibile equilibrio all'interno della resina stessa. In ogni caso sono stati studiati ed isolati tre fondamentali componenti del Sangue di Drago che, agendo appunto in sinergia l'uno con l'altro, assicurano una rapida cicatrizzazione: lignani, proantocianidine e taspina (un alcaloide). I primi due contribuiscono alla rapidita' di azione del Sangue di Drago e quindi alla formazione della crosta sulla ferita. La taspina 'richiama' nella zona lesionata le cellule (i fibroplasti) responsabili della formazione della tessuto cicatriziale. Non solo, il Sangre de Drago esercita anche un'azione protettiva sulle cellule preesistenti, evitando l'insorgere di processi degenerativi e salvaguardando cosi' la struttura dei tessuti. Un'altra azione studiata e verificata e' quella di riequilibrare la presenza di microrganismi a livello gastrico, contrastando il proliferare di agenti nocivi; ecco spiegato il suo impiego anche in caso di squilibri gastrointestinali.
Generalmente dunque il Sangue di Drago viene cosi' utilizzato:
- uso esterno: trattamento dell'herpes alle labbra e delle punture di insetti
- uso interno: disturbi gastrointestinali e ulcere gastrointestinali
Considerando la presenza di taspina, che ha proprieta' cicatrizzanti ma anche antinfiammatorie ed antivirali, vengono proposti altri utilizzi. Un esempio e' quello nel trattamento di infiammazione e sanguinamento delle gengive, anche accompagnato da ulcerazioni della mucosa della bocca. In questo caso si usa: diluito come collutorio; puro per toccature sulle lesioni.

Per maggiori approfondimenti vi rimandiamo alle fonti utilizzate per l'articolo e, come sempre, ad un immancabile consulto con un 'esperto in materia' (erborista, naturopata…)

Fonti:

- “Un collutorio amazzonico” da Natural Style, Ottobre 2005
- Sito dell'aziendaRE.NA.CO
www.buongiorno.it

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