La cosmetica naturale che fa bene. La ricetta di Icea

Se il primo semestre 2009 ha registrato una battuta d'arresto, spiega Unipro, il mercato della cosmesi oggi può vantare trend positivi del consumo del canale farmacia (+3%) ed erboristeria (+2%).

Il consumatore italiano, quindi, ha deciso di diradare le visite nei saloni di bellezza ( -4%) e dal parrucchiere (-7,1%), ma ha scoperto il valore della qualità dei prodotti naturali e biologici. “L'organo pelle è il più grande e pesante dell'organismo umano e che ci mette in relazione con l'esterno. è un organo emuntorio (come i reni), di cui va preservato il ruolo fisiologico”.

Alessandro Spadoni (nella foto), responsabile Eco Bio Cosmesi ICEA, ha le idee chiare -, nonostante un diverso approccio, è rimasta una sostanziale condivisione di vedute in ambito tecnico”.

Il 2003 entrano le grandi aziende come Erbolario e Bottega Verde segno che il settore inizia a svilupparsi con maggior decisione. “Il mercato cosmetico -spiega Spadoni – è segmentato: c'è il target di consumatori di riferimento che vuole la certificazione e c'è la sfida della competizione. I grossi marchi della cosmesi naturale, superato l'iniziale timore di veder svalutato il resto della produzione ( non certificata), hanno scelto di non convertire linee preesistenti, ma ne hanno creato di nuove”.

A proposito di ingredienti – e per venire incontro al desiderio dei consumatori di districarsi con maggior consapevolezza tra ingredienti e formule chimiche – alla fine del 2007 viene proposto Icea Check cosmetics, un piccolo software gratuito ( che si scarica dal sito) che permette di predeterminare la conformità “alle regole che siamo riusciti ad individuare” dei prodotti in commercio. In poche parole, si inseriscono gli ingredienti dei prodotti cosmetici ( ma c& apos;è anche il modello per gli alimenti) e si può in tempo reale scoprire se sono “fatti” nel modo migliore per la salute e l'ambiente.

Da Icea a Cosmos. “Quando si è concretizzata l'idea sviluppata in concerto fra produttori ed area tecnico scientifica ci siamo resi conto che nel 2002 il mondo era già globalizzato,” scherza Spadoni. “L'esperienza maturata nell'ambito del tessile, come sistema e standard, ci ha suggerito di ragionare e lavorare in una prospettiva come minimo di livello europeo,” continua Pulga.

“In quegli anni  si stava creando una certificazione volontaria con marchio identificativo. In alcuni paesi, come Francia ( con Ecocert) ed Inghilterra ( Soil Association), il marchio era già abbastanza forte: in Francia, appunto, c'era già una legge nazionale che aveva assunto l'attività e il disciplinare di Ecocert come modello per un regolamento nazionale (oggi proposto oltre che da Ecocert anche da Qualité France)”.


“In un sistema riconosciuto solo all'interno dei confini nazionali – continua il direttore tecnico di Icea – il produttore che si propone su altri mercati deve scontrarsi con realtà e marchi ben più forti, per non parlare delle difficoltà per i produttori di semilavorati che deve adeguarsi a standard diversi”.


L'idea di un consorzio di marchi mutualmente riconosciuti è inoltre lo strumento migliore per agevolare la stessa gdo e la fetta di mercato che garantisce. “Un sistema più diffuso è più forte,” da qui l'idea di un marchio Cosmos che permette al produttore italiano di valicare i confini ed aggredire nuove opportunità di mercato.

“Con i partner europei abbiamo cercato di trovare i punti in comune tra i diversi disciplinari per aprire poi un confronto capace di sviluppare uno standard comune”. Oggi i prodotti di cosmesi e bellezza Icea, insieme a quelli dei partner in Francia (Ecocert e Cosmebio), Inghilterra (Soil Association), Germania (Bdih) e Belgio (Ecogarantie), possono quindi fregiarsi anche del marchio Cosmos (Cosmetics Organic Standard) che riconosce il reciproco valore ma senza tradire i presupposti dell'Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale, come chiarisce Spadoni, ovvero la garanzia per la salute grazie all'utilizzo “di quella parte della chimica prevista dalla legge sulla cosmesi più salutista e compatibile con la pelle”, il biologico obbligatorio e la sostenibilità ambientale.

Fonte: http://it.greenplanet.net

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