LA PATATA

Grazie alla possibilità di spostare il ciclo colturale, la patata si adatta bene ai climi più diversi, dalla montagna alla pianura. Infatti, mentre nella zone calde il ciclo vegetativo è essenzialmente autunnale-primaverile, in quelle temperate è invernale-primaverile e in quelle più fredde primaverile-estivo. Le condizioni climatiche più favorevoli sono comunque quelle che si riscontrano nelle zone alpine, prealpine e appenniniche, poiché nelle regioni meridionali il fabbisogno idrico rimane un grande ostacolo spesso insormontabile. Infatti, la patata consuma circa 500 l d'acqua/kg di sostanza secca prodotta.

Per quanto riguarda la temperatura, è una coltura che risente tantissimo dei ritorni di freddo, che possono provocare anche la morte delle piantine, soprattutto quando sono ai primi stadi di sviluppo. La temperatura ottimale è tra 18e20°C.

Richiede terreni ricchi di humus di medio impasto o sciolti, che non ostacolino l'ingrossamento dei tuberi. Il pH ottimale è tra 6 e 6.5. La patata si adatta bene anche a suoli alcalini (pH superiore al 7.5), i quali però facilitano l'insorgere della scabbia e il processo di suberificazione dei tuberi.

Concimazione:la sostanza organica deve essere distribuita e incorporata, possibilmente, in autunno o inverno, per evitare la mineralizzazione troppo tardiva, e in quantità modeste, poiché il suo eccesso rende la vegetazione più sensibile alla peronospora, può nuocere alla buona conservazione dei tuberi e favorisce lo sviluppo della foglia a scapito dei tuberi. Un eccesso di concimazione azotata produce, generalmente, una diminuzione del contenuto di amido e un aumento del contenuto di zuccheri riduttori (glucosio, fruttosio).

è consigliato l'uso di letame compostato perché stimola considerevolmente l'attività biologica mettendo più velocemente a disposizione della patata gli elementi nutritivi necessari. Se la patata non segue una leguminosa (medica, trifoglio ecc.) è utile, dopo ogni raccolto estivo-autunnale, seminare una coltura da sovescio (senape, trifoglio, veccia, erbaio ecc.), che sarà incorporata superficialmente nel terreno al massimo 3-4 settimane prima della semina della patata. Tale pratica è particolarmente indicata nei terreni alcalini. Il letame compostato sarà distribuito in quantità modeste, come già scritto: 1.5-2 q/100 mq a seconda della coltura precedente coltivata sullo stesso terreno. La patata non gradisce la concimazione con l'uso di letame fresco che favorisce il parassitismo e lo sviluppo delle infestanti.

Avvicendamenti e consociazioni:

la patata esige una buona lavorazione del terreno e una buona concimazione organica. Può essere coltivata con successo dopo i cereali (in particolare dopo segala) o dopo prato o medica. Può precedere il grano, la barbabietola e, talolta, persino il mais. La patata non arricchisce il terreno di humus: i suoi residui, troppo poveri di lignina e cellulosa, non sono umificabili. Per di più la sua coltura accelera di molto la mineralizzazione della riserva organica del terreno. Non è consigliabile la successione della coltura a se stessa o il suo ritorno troppo frequente sullo stesso terreno (attendere almeno 4-5 anni).

La coltivazione della patata consociata è ancora oggi abbastanza diffusa negli orti di montagna. Il vicino più 'simpatico pare essere il fagiolo: tale consociazione sembra sia utile anche per limitare gli attacchi della dorifora. Non si conosce ancora bene, però, il meccanismo di tale azione. La consociazione può essere effettuata a file alterne (singole, binate, ternate) con varie altre colture: fave, piselli, cavoli, girasole, mais. Il lieve ombreggiamento della patata può essere favorevole soprattutto nelle zone siccitose; il mais, a sua volta, si avvantaggerà di maggior luce e spazio. Si effettua generalmente in primavera.

Se non si pratica pregermogliamento, il tubero può venire interrato intero o tagliato (almeno 3 giorni prima della semina). Intero se piccolo (50-80 g di peso), tagliato in due o più parti se di maggiori dimensioni (preoccupandosi che ogni pezzo abbia almeno 3-4 gemme sicuramente fertili). Il taglio permette una maggiore economia nell'acquisto della semente e un maggior stimolo alla formazione degli steli, ma può provocare anche la marcescenza di alcuni tuberi. Col materiale tagliato si procederà perciò a una semina leggermente più fitta. I tuberi si distanziano sulla fila di 25-30 cm nella coltura precoce e di 25-35 cm in quella tardiva.

La distanza tra le file può variare dai 60 ai 70 cm. Si impiegano circa 20-30 kg/100 mq di tuberi-seme, a seconda della loro dimensione e del loro stato di conservazione. La profondità di piantagione si manterrà su circa 10 cm. Seminare a terreno asciutto o leggermente fresco, con tempo asciutto e dopo che è cessato il pericolo delle gelate.

Occorre dedicare molta attenzione alla scelta delle varietà offerte dal mercato (che degenerano rapidamente) se si desidera riutilizzare parte del proprio raccolto per la semina dell'anno successivo. Coltivando varietà ben acclimatate, tale pratica è invece possibile, prestando grande attenzione alla sanità della coltura, selezionando i tuberi-seme, praticando scambi con altri orticoltori, soprattutto di montagna.

Per diminuire il rischio di degenerazione, si può procedere così: durante la vegetazione si marcano con dei picchetti (o un altro segnale adatto) le piante più sane e belle per la raccolta. I tuberi delle stesse saranno messi da parte e lasciati esposti all'aria, al sole, alla pioggia per 40 giorni e 40 notti. I tuberi malati marciranno, i restanti inverdiranno e poi diventeranno quasi neri. Tale pratica, entro 4-5 anni, porterà alla produzione di tuberi-seme che non degenerano. Le tradizioni contadine delle regioni settentrionali consigliano la piantagione dei tuberi con luna calante, nei giorni successivi alla luna piena.

Difesa dalle infestanti:

il metodo più pratico di lotta alle malerbe si basa sulle tecniche della sarchiatura e della rincalzatura. Fino all'apparire dei germogli sui solchi, si erpica leggermente, se necessario. In seguito si ricorre alla rincalzatura.

Rincalzatura:

favorisce la tuberizzazione, evita l'inverdimento dei tuberi e ne facilita la raccolta. Deve essere sufficientemente precoce per non disturbare i tuberi e, nel contempo, tardiva, poiché rappresenta l'ultima operazione diserbante prima della chiusura dei solchi da parte della vegetazione. Non deve comunque essere troppo profonda per evitare danni alle radici e andrà ripetuta dopo 10-12 giorni, soprattutto in caso di annate siccitose. Oltre all'effetto diserbante, la rincalzatura diminuisce l'evaporazione di acqua dal terreno.

La patata è molto sensibile anche a limitati periodi di carenza d'acqua nel terreno; ogni rallentamento o arresto produttivo che si verifica per questo motivo durante la fase di sviluppo della coltura, può provocare un mancato accrescimento dei tuberi, che si traduce in una perdita stimata attorno ai 6-10 kg/100 mq di patate per ogni giorno di arresto produttivo.

Nei climi settentrionali, la massima sensibilità alla carenza d'acqua, si verifica da fine aprile a tutto maggio, nella fase di inizio della stolonizzazione e tuberizzazione, ma in questo periodo solo raramente si presenta la necessità di utilizzo dell'acqua irrigua. La necessità è invece più forte in giugno-luglio-agosto, mesi in cui, a seconda dell'andamento pluviometrico, sarà necessario intervenire ogni 5-8-10-15 giorni. Particolare cura va impiegata nella distribuzione. Occorre evitare l'effetto battente di irrigazioni a pioggia troppo forti, che potrebbero scoprire i tuberi e favorirne l'inverdimento, ed evitare il più possibile eccessi, ristagni e infradicimenti che danneggerebbero la coltura e provocherebbero una diminuzione del contenuto di amido.

Una corretta somministrazione di acqua favorisce l& apos;attività fotosintetica e l'aumento della produzione. Gli stress idrici, all'opposto, possono provocare accrescimenti secondari, vitrescenza della pasta e scompensi nella composizione chimica, che rendono difficoltosa la conservazione dei tuberi.

La dorifora è sicuramente il parassita più noto; le sue larve divorano le foglie e possono distruggere interi raccolti. Si previene utilizzando concimi ben maturi, stimolando la crescita con macerato di ortica (dopo la differenziazione delle foglie); è bene intervenire quando si notano più di 10 esemplari per pianta, eliminandoli con la raccolta manuale, distruggendo le piante colpite e trattando le restanti con piretro, rotenone, Bacillus thuringiensis o diverse impolverazioni con litotamnio o farina di rocce (al mattino presto sulla rugiada).

Anche il grillotalpa può causare danni di una certa consistenza divorando radici e colletto: attivo da marzo a novembre si combatte versando nei fori delle sue gallerie una miscela composta da 50 mi di olio vegetale, 20 mi di piretro, 10 1 di acqua, oppure interrando nel terreno recipienti profondi dalle pareti lisce da svuotarsi regolarmente. Le larve dell'elaterio o verme fil di ferro rodono i tuberi e li deprezzano; vengono naturalmente combattute dalla presenza di talpe e di uccelli, si utilizzino inoltre come esche cespi di insalata oppure patate e barbabietole tagliate a metà e conficcate nel terreno con la polpa rivolta in basso; seminare e raccogliere precocemente, prima della semina effettuare un sovescio con senape. Tra le infezioni certamente le più temibili sono peronospora e alternariosi.

Per quest'ultima si veda quanto detto nella scheda della melanzana. Riguardo la peronospora che provoca sulle foglie macchie giallastre e sui tuberi zone scure, si raccomanda di evitare accumuli di umidità, di utilizzare varietà resistenti; fino al completo sviluppo vegetativo si eseguiranno poi 4-5 trattamenti ( distanziati di 1 settimana) con alghe o farina di rocce. Se l'infezione si manifestasse trattate con prodotti rameici e distruggete gli esemplari colpiti. Durante le operazioni di raccolta è necessario evitare di danneggiare i tuberi. Si raccoglierà a tempo asciutto, lasciando le patate sul campo quanto basta perché si asciughino completamente e si conservino meglio.

Tale conservazione è facilitata, nella coltivazione della patata tardiva, se il raccolto vine effettuato con i cespi completamente seccati. Il grado di maturazione delle patate si controlla strofinando energicamente la buccia di alcuni tuberi: se non si stacca, essi sono pronti per essere raccolti e conservati. La tradizione indica come periodo migliore per la raccolta le ore pomeridiane dei 2-3 giorni che seguono immediatamente la luna piena. Contemporaneamente alla raccolta, si effettuerà la prima cernita dei tuberi, eliminando subito quelli guasti e mettendo da parte quelli molto danneggiati.

Conservazione:

per contenere il fenomeno del germogliamento, si spolverano le patate con cenere di legna. Mettendo carote sopra le patate si migliora la conservazione di entrambi gli ortaggi: le patate perdono umidità e le carote restano più a lungo fresche e croccanti. La conservazione migliore si ha con una cernita accurata dei tuberi fatta 2-3 settimane dopo il raccolto e poi dosando bene temperatura, umidità e aerazione dei locali. La temperatura ideale è di 4-8 °C (costanti). In un locale buio, sopra un tavolato, si potranno accatastare i tuberi in mucchi di 1 m di altezza e 2 m di larghezza. La conservazione può essere fatta anche in casse di legno sovrapposte o in pallets (tecnica indicata soprattutto per varietà precoci o con buccia delicata). Il calo naturale dei tuberi, dalla raccolta alla successiva primavera, può oscillare dal 5 al 20%, secondo la loro sanità e l'ambiente di conservazione. Nel caso si verificasse una germogliazione troppo precoce, si consiglia l'asporto dei germogli durante i 4-6 giorni precedenti la luna nuova. Le patate riducono così la loro vitalità e la conservazione migliora.

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