La Signora Camelia: un'antichissima dama. Alcuni consigli per il rinvaso

Pochi fiori hanno saputo affascinare come la camelia, a partire dal suo primo corteggiatore: il gesuita Kamel, a cui si deve il nome e che ne descrisse la straordinaria bellezza.

Originaria delle fresche zone montuose dell'estremo oriente, dove più di 1000 anni fa i monaci buddisti cominciarono a coltivarla a scopi ornamentali rubandola alla foresta, è stata oggetto nei secoli di una lunghissima e attenta opera di selezione e ibridazione da parte dell'uomo.

Tantissime sono le varietà in cui si presenta oggi, fra cui le più diffuse sono quelle della Camelia japonica: arrivata in Inghilterra nel 1823, fu subita apprezzata per le sue modeste dimensioni e il portamento compatto ed elegante, adatto ai piccoli spazi.

Pochi sanno che la più antica camelia italiana è quella ospitata nella Reggia di Caserta, ma il primato europeo va a un esemplare ospitato nel castello di Plinitz& lt;/B>, vicino a Dresda: piantato nel 1770, allora già non più giovanissimo, all'età di venti anni. Un fascino enorme suscitano altresì le pochissime varietà sopravvissute al tempo: in qualche giardino antico è ancora possibile ammirare le discendenti dirette delle piante che i marinai portoghesi nel Cinquecento portavano a casa insieme alla camelia da tè.

Ma veniamo a noi: ci stiamo avvicinando al momento adatto per il rinvaso di questa nobile pianta, a fine inverno-inizio primavera. Vogliamo darvi qualche consiglio utile.

Come per l'Erica e il Rododendro, appartenenti alla stessa famiglia botanica delle Eriacee, la camelia preferisce suoli acidi, salvo rare eccezioni. Il terreno deve avere dunque un pH compreso tra i valori 5.5-6.5. E' consigliabile scegliere di coltivarla in vaso anche quando la terra del giardino ha prevalenza calcarea (pH superiore a 7), e quando è alta la componente argillosa: verrebbe infatti a mancare il requisito di un elevato drenaggio, senza il quale le radici entrano in sofferenza.

L'operazione di rinvaso va svolta in una giornata mite e senza vento, che potrebbe rapidamente asciugare o stressare le microradici superficiali.
Ecco come fare:
1 Togliete la pianta dal suo contenitore e analizzate le radici. Se sono quasi invisibili, scegliete un contenitore di poco più grande (aumentate il diametro di circa 5-7 cm); se sono affastellate e arrotolate, occorre prevedere un vaso di dimensioni maggiori. In questo modo, la pianta troverà spazio per lo sviluppo e non richiederà rinvasi per almeno 2-4 anni. Una volta rimosso il pane di terra, con la forchetta da giardino o le dita rimuovete parte del terriccio superficiale che incrosta le radici.
2 Peparate il nuovo contenitore, in terracotta o plastica (questo materiale è indicato soprattutto nelle zone esposte al vento caldo estivo, in quanto riduce l'evaporazione del terriccio). Spezzettate grossolanamente dei cocci per coprire i fori di drenaggio.
3 Stendete uno strato di argilla espansa, almeno 2 dita, anche di più per contenitori grandi. In questi ultimi è consigliabile porre un pezzo di telo di tessuto non tessuto sull'argilla, per evitare che il terriccio vada a mescolarsi con le palline.
4 Il terriccio deve essere grossolanamente sbriciolato per evitare di lasciare zolle compatte.
5 Ponete la pianta nel nuovo contenitore, facendo in modo che la linea di interramento sia a circa 2 cm dal bordo. Il colletto (punto di innesto tra fusto e radici) non deve essere interamente coperto. Spargete qualche granulo di concime organico a lenta cessione, che fornirà nutrimento graduale alle radici in attecchimento.
6 Compattate con le mani la superficie e innaffiate con delicatezza.

Ultima raccomandazione: irrigate preferibilmente con acqua piovana. Se usate quella della rete idrica, lasciatela decantare nell'innaffiatoio almeno una notte. Non irrigate mai con acqua molto fredda.

Fonte: www.giardinaggioinsieme. it

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