LABBRA SCREPOLATE? VINCE LO STICK NATURALE

A quasi cento anni dalla sua comparsa, continua a baciare uomini e donne. Specie d'inverno, quando l'aria fredda asciuga le labbra, fino a screpolarle. Attorno al burro di cacao, che ormai del pregiato grasso presente nella cioccolata conserva solo il nome, fioriscono persino leggende metropolitane. Secondo una voce nata chissà dove, presente anche in rete, tra gli ingredienti emollienti degli stick ci sarebbe il seme di cammello. La sostanza sospetta è ilButyrospermum Parkii, che – per fortuna dei quadrupedi gobbi – è null'altro che burro di karité, ottenuto dai semi di un albero africano.

Più radicata, con tanto di siti web dedicati, è la convinzione che l'uso dei lipstick industriali generi dipendenza. I casi di persone burro di cacao-dipendenti s'incontrano davvero. Ciò che manca è una conferma scientifica che dietro la mania di imburrarsi le labbra continuamente ci sia qualche ingrediente-pilota. L'unica certezza è che quando le labbra “tirano” il solo rimedio è coprirle con uno stick. Meglio se scelto con cura, leggendo con attenzione la lista degli ingredienti. Non sempre adatti a ricoprire le labbra, e da lì a finire ingoiati.

La dozzina

Pubblicizzati per la presenza di olio di sesamo o di jojoba, vitamina E, olio di mandorla e altri buoni ingredienti, molti lipstick condividono una ricetta basata su sostanze di sintesi.

Per metterle in evidenza hanno lavorato alcuni ricercatori, incaricati dal mensile del consumatori tedeschi, òko-test, che ha mandato in laboratorio i burro di cacao, 12 dei quali disponibili anche in Italia. La selezione ha scartato tutte le versioni più sfiziose – colorate, periate, profumate, lucide che in Italia conquistano sempre più consenso.

Si è invece concentrata sui prodotti “base”, senza odore o colore, per giudicarne la bontà della ricetta cosmetica.

Con le diverse sfumature che vedremo, oltre la metà del campione esce bene dal test. A conquistare la vetta della classifica, però, sono soltanto 3 prodotti, tutti lipstick naturali: ottimo quello di Logona; buoni quelli di Weleda e Wala, che pur essendo concepiti soltanto con cere, emollienti e idratanti naturali, sono penalizzati dalla presenza di essenze potenzialmente allergenizzanti. Tra i prodotti “convenzionali”, invece, 4 si piazzano a un livello medio: sono gli stick Vichy, The body shop, Yves Rocher e anche il Labello classic, il burro di cacao per definizione, per molti sinonimo di lipstick. n primo esemplare Labello è apparso nel 1909. Da allora non ha perso un colpo: in Italia lo scelgono 8 persone su 10. E guardando alle numerose versioni beauty e sensual sembra ben deciso a mantenere il primato in un mercato che vale circa 35 milioni di euro. Miti a parte, tra i restanti stick convenzionali, 4 scivolano nel mediocre: Roc, Neutrogena, Eucerin e Blistex. Uno soltanto, il Lancóme, risulta scarso.

Caccia alla sostanza

La caccia dei ricercatori si è concentrata

su un elenco di sostanze sgradite, spesso usate nel confezionamento degli stick per le labbra. La carrellata si apre con la famiglia che riunisce paraffine, altri derivati del petrolio e silicone, impiegati in cosmetica per le loro prestazioni come conservanti, filmanti, umettanti. Queste sostanze sono presenti in 8 prodotti su 12, vale a dire in tutti gli stick convenzionali – a eccezione di quello di The body shop – e comportano l'assegnazione di un giudizio non superiore al medio. La penalizzazione è dettata dal fatto che le sostanze inserite negli stick vengono certamente ingerite. Le paraffine, inoltre, si possono accumulare nel corpo, in organi come fegato e linfonodi, e sono state trovate in traccia anche nel latte materno.

Il laboratorio ha trovato in 3 prodotti anche le essenze profumate citronellol, citral, eugenoi e geraniol. Allergeni molto deboli, ma compresi tra le 26 sostanze individuate come frequente causa di allergia: per questa ragione, chi ne usa è obbligato a evidenziarlo in etichetta. Oltre che nei 2 stick naturali citati, le essenze compaiono nel nuovo prodotto di Lancóme, Nutrix Lèvres, che in laboratorio ha svelato una presenza ben più grave: i muschi policiclici. Questi muschi si accumulano nel corpo e nel latte materno. In più, gli esperimenti sugli animali hanno evidenziato che provocano danni al fegato.

A chiudere la carrellata delle sostanze sgradite ci sono i filtri solari, essenziali per proteggere le labbra dalle radiazioni solari, in particolare quando si svolgono attività sportive all'aperto, ma inutili quando lo stick viene applicato prima di andare a dormire o come base sotto il rossetto.

Per assicurare la schermatura dai raggi ultravioletti, molte ricette ospitano filtri chimici considerati “sospetti”. Dei 12 stick confrontati, 5 contengono ritrovati di sintesi sospettati di agire come un ormone. Pollice verso anche per il burro di cacao di Thè body shop, che adotta il filtro chimico benzophenone 3, allergenizzante. L'unica pecca rilevata, sufficiente per lasciarlo tra i medi.

 

 

 

Tratto da: Il salvagente n°43

Di Marta Strinati

Pubblicato da: fiore

Condividi questo articolo