le ciliegie

Giugno è tempo di ciliegie, piccole e rosse, golosissime delizie che purtroppo ci si offrono per un troppo breve periodo dell'anno.


 La pianta del ciliegio appartiene alla
famiglia delle rosacee e si distingue in Prunus avium –
ciliegia dolce – e Prunus cerasus – amarena – e regala
frutti la cui polpa può essere consistente – duroni – o
morbida – tenerine – e il cui sapore varia dall'asprigno
al dolce. Presenti sulle nostre tavole solo da maggio a
fine luglio, la tradizione vuole che le si consumi entro
il 24 giugno, San Giovanni, perché dopo tale data, il
caldo e la maturazione ormai avanzata, rendono molto più
probabile la presenza di piccoli ospiti, dei vermetti
bianchi, i giovannini! Le ciliegie vanno colte al momento
della piena maturazione, devono essere sode, senza
ammaccature e il picciolo o peduncolo deve risultare di un
verde vivo, si conservano in luoghi freschi – mai troppo a
lungo – all'interno di sacchetti di carta, mai di
plastica! Durante questi tre mesi scarsi si può dunque
godere non solo della loro bontà ma soprattutto dei loro
benefici effetti sull'organismo. Ricche di vitamine A, B e
C, contengono anche sali minerali quali calcio, magnesio,
ferro, fosforo e soprattutto potassio e oligoelementi – in
particolare zinco, manganese, rame e cobalto – La ciliegia
svolge un'ottima funzione disintossicante e diuretica. I
suoi principi attivi trasformano l'acido urico in acido
ippurico che poi viene facilmente eliminato
dall'organismo. I suoi acidi organici aiutano a mantenere
l'equilibrio acido-base del corpo, il potassio soccorre in
caso dei classici abbassamenti di pressione tanto
frequenti nel periodo estivo, la melatonina – di cui si è
recentemente scoperta la presenza in questo frutto –
combatte i radicali liberi ed è una sostanza che
contribuisce alla regolazione del ciclo sonno-veglia. La
ciliegia risulta anche leggermente lassativa e in caso di
stipsi si può risvegliare l'attività intestinale
mangiandone una discreta quantità a stomaco vuoto. Una
delle proprietà più note della ciliegia è quella di agire
come antidolorifico. Essa infatti contiene antociani,
composti che svolgono un'attività antiossidante – oltre a
conferire il colore al frutto – e che sembrano avere
effetto antidolorifico. Gli antociani inibiscono gli
enzimi regolatori della produzione delle prostaglandine,
sostanze rilasciate dalle cellule e coinvolte nel processo
infiammatorio. La saggezza popolare in effetti consiglia
da sempre il consumo di ciliegie in caso di reumatismi e
gotta. Insomma la ciliegia avrebbe lo stesso potere
antidolorifico dell'aspirina ma senza alcun effetto
collaterale se non quello di mangiarne troppe visto che
“una tira l'altra”. Ma non c'è di che preoccuparsi: la
linea non è in pericolo! Le ciliegie infatti hanno sole 38
calorie per 100 g di polpa, inoltre contengono zuccheri in
una forma, il levulosio, che ne consente il consumo anche
da parte di diabetici o persone con problemi di peso.

La polpa della ciliegia può essere utilizzata come
maschera per le pelli irritate e con capillari dilatati,
essa infatti esercita un'azione rinfrescante e
astringente.

I piccioli si possono far seccare e conservare per
preparare un infuso che ha effetto diuretico e anche
antinfiammatorio per le vie urinarie. Si fanno bollire 5 g
di piccioli in circa 100 ml d'acqua per 10 minuti. Il
liquido ottenuto può essere dolcificato con un cucchiaino
di miele.

Per rinforzare le difese immunitarie e aiutare l'organismo
a depurarsi si può preparare una tisana a base di ciliegie
da assumere – anche fredda – un paio di volte al giorno
per una decina di giorni.

Ingredienti
1 cucchiaio di peduncoli freschi (o secchi) di ciliegia –
12 ciliegie -1 cucchiaio di karkadè – 250 ml d'acqua

Preparazione
Portate l'acqua ad ebollizione, quindi versatevi le
ciliegie private del nocciolo, i peduncoli e il karkadè.
Fate bollire per circa 5 minuti, lasciate in infusione per
altri 5 minuti, quindi filtrate e, se preferite,
dolcificate con un po' di miele.

L'unica parte della ciliegia che non si utilizza – almeno
a scopo medicinale o gastronomico – è il nocciolo, esso
infatti contiene l'amigdalina, una sostanza tossica. Non
bisogna mai masticare il nocciolo di ciliegia ma se lo si
inghiotte inavvertitamente non succede nulla poiché gli
enzimi digestivi non possono intaccare la parte legnosa
che protegge la mandorla interna. Essi – trattati per
resistere agli sbalzi termici e per evitare l'accumulo di
umidità – vengono invece utilizzati per riempire delle
bull che, a seconda delle esigenze, si possono scaldare o
raffreddare. Le bull, oltre che per riscaldare il sonno di
grandi e piccini, vengono utilizzate a scopo terapeutico
per cefalee, traumi, dolori lombari…

Fonte:www.buongiorno.it

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