Le faccende domestiche

Nel titolo si parla di un VERO lavoro, ma anche di “faccende”, si tratta cioè di un LAVORO unitario o non piuttosto di una serie più o meno organizzata di “mestieri” e/o di “professioni”? Ed è significativo che le si chiamino “faccende” dal latino = “cose da farsi” – al plurale?

Viste separatamente o nel loro complesso – queste “cose da farsi”, presentano la peculiarità di essere “da farsi” quotidianamente su tempi brevi e ripetitivi: ma non per questo sono attività irrilevanti o banali, e neppure talmente ovvie da poter venir considerate soltanto come fine a se stesse. Peculiare aspetto del mondo “adulto” comunque sia più che il LAVORO in astratto, sono le molteplici “attività lavorative” al plurale: ma anche queste a loro volta, come gli individui, non dovrebbero esserestatiche e senza sbocchi, anch'esse possono evolvere partendo da aspetti concreti, corporei – “piccoli” e magari “infantili” – fino a potersi “srotolare& quot; verso le più elaborate, “sublimate” e “potenti” forme di partecipazione alla vita associata del presente. Della vita adulta fa parte la generatività, cioè la possibilità di far nascere “figli”: e così pure fra le attività umane non biologiche ma lavorative ne esistono di “creative” ad ampio respiro che come la procreazione biologica possono espandersi anche nel tempo, in una progressione che può diffondersi dai minuscoli tempi del quotidiano – come appunto quelli della “vita domestica” – verso tempi futuri estremamente dilatati, come ad esempio l'”immortalità” delle opere d'arte).


Non solo le “persone”, infatti, ma anche le attività adulte e ogni tipo di lavoro hanno basi portanti inziali perfin biologicamente programmate (con i “complessi” in funzione di ” organizzatori”). Da queste basi partono diversificabili percorsi: e questo srotolarsi o ingarbugliarsi dal concreto al sublimato accompagna la vita adulta e la vera MATURITA' nel suo espandersi, o ne rattrapisce e/o blocca le potenzialità: non solo sul piano personale del singolo ma anche dilatati in conseguenze sull'ambiente e sulle generazioni future. Dal lato PSICOLOGICO, questo lavoro e queste faccende si svolgono infatti come azioni e configurano situazioni che attingono direttamente da vicino all'INIZIALE NORMALE SVILUPPO bio-sociologico dei normalicomplessi infantili, anch'essi al PLURALE, anch'essi da vedersi nel loro svolgersi multiforme e in apparenza contraddittorio, che altrettanto può evolversi in arricchimenti o coartarsi in danni. Infatti già dal titolo stesso, il complementare volume< I>Infanzia: tempo di mutamenti descrive l'importanza e le difficoltà di queste disomogenee TRANSIZIONI fondamentali – transizioni cioé “che pongono FONDAMENTA” -: spiegandole dettaglio per dettaglio, ci si augura di poterne valorizzare la portata nel loro presentarsi e nel loro divenire.

L'ERGONOMIA di cui si parla nel presente volume studia non tanto le “persone” quanto ogni azione lavorativa. Ma proprio nel caso delle “faccende domestiche” ci si trova davanti ad azioni e realtà talmente multiformi e sfaccettate nei loro dettagli operativi da fornire le basi paradigmatiche verso il divenire di molti e disparati lavori: per cui nei loro possibili sbocchi vi si possono trovare i PROTOTIPI – e l'apprendistato – di molti MESTIERI (manuali) e di molte PROFESSIONI (anche molto “teoriche” e “astratte”).
Chi si occupa di ERGONOMIA e PSICOLOGIA potrà leggere con attenzione la parte del libro che gli compete senza troppo approfondire le altre, mentre chi credesse di trovarvi prevalenti descrizioni più o meno amene di “casalinghe complessate” probabilmente rimarrebbe deluso. Ciascuno quindi potrà leggere con attenzione la parte che gli interessa senza troppo approfondire le altre, ma consiglierei a TUTTI di leggere almeno l'ultimo capitolo.

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