Le pareti che respirano

Le pareti della nostra casa sono un po' come i vestiti che indossiamo: devono proteggere, riparare dagli agenti esterni, ma al tempo stesso lasciar traspirare la pelle e rispecchiare la nostra personalità. Anche le pareti, quindi, devono svolgere queste funzioni: devono impedire che il calore interno alla casa si disperda e che l'umidità esterna entri; devono far uscire i vapori prodotti durante le nostre attività quotidiane casalinghe (cucinare, fare la doccia eccetera) e anche le onde elettromagnetiche che si formano; devono essere adeguate al tipo di casa che desideriamo, quindi creare una certa atmosfera e ambiente; devono ripararci dall'inquinamento acustico che proviene da fuori e, al tempo stesso, impedire che il rumore che noi produciamo arrivi fino all'inquilino di quattro piani sotto.

•Vediamo quali regole ci consentono di “sfruttare” le pareti in tutte queste prospettive.

Come trattarle

• L'intonaco con cui vengono realizzate le pareti è un materiale che permette la “respirazione” della casa. Dobbiamo, però, fare attenzione a non ricoprirle con altri materiali che impediscano questo naturale scambio di gas tra interno ed esterno. Da evitare, quindi, lo stucco e lo smalto, che le rendono impermeabili.

• La traspirazione delle pareti è fondamentale per avere una casa sana. Dobbiamo sempre ricordare che, anche in pieno centro città, l'aria che respiriamo dentro alla nostra casa è quasi sicuramente più inquinata di quella esterna.

• Per questo, dobbiamo assicurare sempre lo scambio di aria tra interno ed esterno. E lo possiamo fare solo in due modi: aprendo spesso le finestre e mantenendo le pareti della casa libere da sostanze o materiali che le “soffocano”.

• Cosa usare, allora, per imbiancare? Meglio evitare il cosiddetto “pronto gesso”, di composizione chimica: contiene agenti aggressivi verso ogni tipo di tubazione, sotto l'effetto dell'umidità e, inoltre, sigilla le pareti, non lasciandole respirare. Per i muri di tutta la casa va benissimo il gesso di scagliola naturale, tranne in cucina e in bagno, dove è preferibile usare l'intonaco “al civile” (privo di gesso).

• Le piastrelle hanno proprio questo difetto: è bene dunque limitarne l'uso, soprattutto in quei luoghi (cucina e bagno) dove ci sembrano la soluzione migliore dal punto di vista dell'igiene e della comodità. Le piastrelle, infatti, sono un'ottima protezione contro schizzi d'acqua, di olio o di cibo, che potrebbero macchiare le pareti “nude” in modo indelebile.

• Limitiamole però alla sola zona cottura, dietro allavello e ai fornelli della cucina. Quanto al bagno, le piastrelle sono senz'altro più facili da pulire; ma non devono mai coprire l'intera parete, se non vogliamo che l'umidità ( così abbondante in questa stanza) si condensi e favorisca la crescita di muffe e acari.

• Un altro accorgimento utile nel caso delle piastrelle è usare quelle trattate con vernici ad acqua, non con sostanze tossiche. Quanto alla pulizia, basta passarle spesso con l'acqua calda: evitiamo di usare qualsiasi tipo di detergente chimico.

SE SONO RIVESTITE

• Le pareti possono essere rivestite, per particolari esigenze estetiche o pratiche: spesso, vengono utilizzati rivestimenti in legno, oppure pietra o cotto soprattutto negli ingressi.

• Questa pratica rende le pareti un po' più delicate del normale: i materiali usati, infatti, sono altamente porosi e tendono ad assorbire lo sporco più dell'intonaco normale. è, dunque, necessaria qualche cura in più: basta detergere queste superfici con sostanze naturali, a base di olio e acqua; per il legno, l'ideale sono i detergenti a base di cera d'api, da passare periodicamente.

• Per le pareti, andrebbe invece evitata la moquette: certo, è una scelta estetica singolare, che dona calore e rende accogliente una stanza. Spesso, questa soluzione viene scelta per lo studio di casa o per la camera dei bambini. Ma non è molto pratica. La moquette sulle pareti, infatti, non consente ai muri di traspirare. E trattiene sicuramente più polvere di un muro normale.

• Inoltre, per essere applicata, viene usata la colla per la moquette, perché il biadesivo non presenta una tenuta sufficiente a mantenerla salda in verticale. La colla, però, ha l' inconveniente di esalare vapori tossici (come, per esempio, la formaldeide). Nonostante sia esteticamente piacevole e possa conferire un aspetto accogliente a ogni stanza (soprattutto in quelle regioni che presentano un clima più rigido), impedisce troppo la regolare traspirazione esterno-interno.

• Se, dunque, ci stavamo pensando ed eravamo ancora indecisi, è meglio non adottare questa soluzione. Qualora, invece, la si avesse già (per esempio perché la si trova in una casa in affitto) e non si vogliono e non si possono effettuare migliorie oppure non si vuole comunque rinunciare ad avere la moquette su una parete, allora è bene provvedere a farla trattare con il teflon, cosa che ci consente di lavare questa superfìcie tutte le volte che vogliamo.

SE VOGLIAMO ISOLARLE

• Talvolta, rivestire le pareti è un'esigenza legata al freddo e al rumore, dai quali vogliamo ripararci. Attenzione, però, a ciò che utilizziamo: la scelta ideale, soprattutto per le pareti esterne, è il sughero, ottimo isolante termico e acustico.

• Al contrario di quanto molti possono pensare, il sughero non marcisce (pensiamo ai galleggianti dei pescatori, che stanno tutto il tempo in acqua senza deteriorarsi) e non costa molto di più di altri materiali da rivestimento.

• è bene scegliere il sughero di tipo “biondo”, che non viene intaccato da muffe e umidità, e non quello bruno, il cui contenuto di collante rende la superfìcie più indifesa verso gli agenti esterni. Il sughero sarebbe da preferire al polistirolo, che isola dal freddo, ma non lascia traspirare i muri e non è un buon isolante acustico.

LE PIASTRELLE

Per le pareti interne, spesso vengono utilizzate le piastrelle, perché costituiscono un materiale facile da pulire e, fra le altre cose, sono anche esteticamente gradevoli. Una buona regola suggerisce però di non “abusare” di questo materiale: perché le piastrelle, in realtà, non permettono ai muri di traspirare adeguatamente.

• Questo costituisce un grosso limite per quanto riguarda la salubrità della casa, soprattutto se pensiamo che le piastrelle di fatto vengono utilizzate più diffusamente proprio in quegli ambienti più ricchi di umidità, dove la condensa del vapore è più facile: cioè cucina e bagno.

< P>• Se, dunque, siamo appassionati estimatori delle piastrelle, facciamone comunque un uso limitato: sarà un accorgimento sufficiente il fatto di non metterle a tutta altezza ma lasciarle, invece, fino a un massimo di 2 metri e 10 centimetri, lasciando libero il resto del muro.

• Piastrellare l'intera parete è una pratica diffusa in molti bagni, ma non è corretta ne del tutto igienica: coprendo tutto il muro, non si lascia traspirare l'umidità e si favorisce quindi la condensa. Questo apre la strada alla formazione di muffe e crea un ambiente ideale per lo sviluppo di acari.

• Come ci si deve comportare se si ha già un bagno tutto piastrellato? In questo caso, si può lo stesso ovviare a questi inconvenienti ricordandosi di aerare il più spesso possibile, anche solamente per pochi minuti, almeno due volte al giorno e tutte le volte che si fa il bagno o doccia.

• Quanto alla cucina, le piastrelle devono essere applicate solo dove sono veramente utili, cioè dietro al II piano di lavoro. Nella parte restante delle pareti, l'ideale è l'intonaco “al civile”, privo di gesso, l'unico che garantisca una corretta traspirazione del muro.

“Vestiamole” con i colori

• Perché la casa sia un luogo di benessere, la dobbiamo sentire nostra. Altrimenti, potremmo rispettare tutte le regole di bio-architettura ed ecologia, ma non ci sentiremmo a nostro agio e ne soffriremmo. Il grado di benessere e di salute inizia proprio da qui. La casa deve rappresentare la personalità di chi la abita, non deve essere simile a un ufficio: funzionale, ma impersonale. Perché, allora, “vestirla” tutta di bianco?

• Usare i colori per le pareti ha due funzioni:

(1) conferisce spessore, calore e identità agli ambienti;

(2) influenza i nostri stati d'animo. Il legame tra colori ed emozioni è innegabile e dipende dal fatto che la quantità e il tipo di luce (e i colori non sono niente altro che luce) influenzano l'equilibrio del nostro organismo: ogni tonalità di colore possiede una determinata lunghezza d'onda, che altro non è che energia, la quale influenza il corpo e la mente.

• Tutti noi siamo innegabilmente condizionati dai cicli di luminosità e buio, così come il nostro sistema ormonale subisce variazioni in base alle stagioni (d'inverno, per esempio, le lunghe ore di buio stimolano una maggior produzione di melatonina, un ormone che ha la funzione di regolare i cicli del sonno).< /FONT>

• Su questi principi si fonda persino un antico metodo di cura, la cromoterapia, e anche noi dobbiamo tenerne conto se desideriamo una casa davvero accogliente. Ecco qualche consiglio utile da seguire.

COME SCEGLIERLI

• Ciascun colore trasmette dei benefici, stimola o è in sintonia con determinate emozioni. La scelta tra colori caldi o freddi cambia a seconda della stanza e del suo uso. E l'accostamento non deve essere fatto a caso o solo per il capriccio del momento: se la giusta tonalità contribuisce non poco a creare un ambiente sereno e soddisfacente, così una scelta cromatica sbagliata può a lungo andare rendere poco ” vivibile” una stanza.

 Ecco alcuni consigli da seguire.

(1) In camera da letto, le pareti devono essere colorate con tinte non stimolanti, che inducano il rilassamento. Perfetti i colori blu, azzurro o verde: sono tonalità riposanti, che non dovrebbero sollecitare le nostre sensazioni e, dunque, conciliano il sonno e il riposo. Possiamo scegliere di usarli in tonalità chiare o scure, basta che non siano così scuri da trasmettere un senso di oppressione.

(2) Questi colori riposanti sono adeguati anche alla stanza da bagno, altro luogo dove ci rilassiamo: il blu o il verde favoriscono l'introspezione e il relax.

(3) Nel passaggio da stanza a stanza, non ci dovrebbe mai essere un “salto” cromatico molto evidente: non ci devono essere, insomma, forti contrasti (a meno che non siano sapientemente accostati da un esperto). Una casa che ha uno stile cromatico uniforme trasmette, infatti, un senso di benessere.

(4) Nelle zone di passaggio, come l'ingresso, oppure nelle stanze dove trascorriamo diversi momenti della giornata, come il soggiorno o la cucina, sono adatti i colori neutri (come il giallo, l'arancione), sempre comunque tinte pastello: una scelta cromatica più particolare, in un luogo dove svolgiamo diverse attività (cuciniamo, leggiamo, guardiamo la tv oppure studiamo) potrebbe, a lungo andare, dare fastidio.

• Scegliere il colore giusto, infine, ci può aiutare a modificare l'aspetto della nostra casa attraverso delle illusioni ottiche. Per esempio, se vogliamo rendere più ampio un soggiorno che non lo è, dovremo tinteggiare le pareti di colori chiari (per esempio, giallo). Al contrario, se vogliamo rendere più raccolta e accogliente una stanza molto ampia, dobbiamo usare tonalità calde e vivaci (arancione, per esempio).

LE TINTE PER IL BEBE'

Per le pareti della cameretta dei bambini, ci sono due scuole di pensiero diverse:

(1) chi pensa che il colore della camera debba in qualche modo “compensare” e stimolare il carattere del bambino (quindi, bene il blu o verde se è un bambino iperattivo; rosso o giallo se invece è poco vivace);

(2) chi sostiene, invece, che il colore delle pareti debba essere in sintonia con il carattere del bambino. Quindi, al contrario, tinte vivaci per un bambino iperattivo; tonalità calme per un bambino poco vivace e più riflessivo.

(3) La cosa fondamentale, quando si allestisce la cameretta di un bimbo, è cercare di creargli una “cuccia” accogliente, che ne rispetti la personalità e non gli ponga troppi limiti. Dunque, al di là del colore, le pareti dovrebbero essere in materiale o vernice lavabile, per consentire al piccolo di scarabocchiarle senza creare un gran danno. I mobili andrebbero con angoli smussati, sia per evitare possibili fonti di pericolo, quando il bambino cade, sia per contribuire a quell'atmosfera calda e accogliente che si vuole ottenere: una stanza “spigolosa” è sicuramente più fredda e limita i movimenti e i giochi del piccolo.

Di: Arianna Strada

Tratto da: E' sana la tua casa?

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