l'esposizione al sole "aumenta il rischio?"

“Torna il sole un po' in tutt'Italia, ed è di questi giorni un lancio ANSA che avvisa di un'ennesima ricerca scientifica, questa volta dall'Australia, che denuncia come l'esposizione al sole “aumenti il rischio” di cataratta agli occhi, essendo la cataratta una malattia responsabile di cecità nel 40% dei casi, e perciò considerata terribile da medici e studiosi. Il problema di queste ricerche è che sono sostanzialmente false, perché basate su dati iniziali completamente sballati alla luce delle importantissime e neglette scoperte del grande oftalmologo americano W. H. Bates, riportate nel suo libro del 1920 “Vista Perfetta Senza Occhiali” (ora disponibile in italiano su www.vistaperfetta.it).

“Torna il sole un po' in tutt'Italia, ed è di questi giorni un lancio ANSA che avvisa di un'ennesima ricerca scientifica, questa volta dall'Australia, che denuncia come l'esposizione al sole “aumenti il rischio” di cataratta agli occhi, essendo la cataratta una malattia responsabile di cecità nel 40% dei casi, e perciò considerata terribile da medici e studiosi.
Il problema di queste ricerche è che sono sostanzialmente false, perché basate su dati iniziali completamente sballati alla luce delle importantissime e neglette scoperte del grande oftalmologo americano W. H. Bates, riportate nel suo libro del 1920 & quot;Vista Perfetta Senza Occhiali” (ora disponibile in italiano suwww.vistaperfetta.it).
Secondo quanto Bates ha scoperto e dimostrato in più di trent'anni di pratica clinica, la cataratta, come praticamente tutte le altre malattie degli occhi, è un sintomo di vista imperfetta dovuto a sforzo mentale, che si può alleviare o guarire ricorrendo al rilassamento dei centri visivi del cervello. E – strano a dirsi – uno dei metodi più efficaci per risolvere il problema della cataratta è proprio l'esposizione degli occhi alla luce del sole, metodo denominato “trattamento con il sole”, alternata a momenti di esposizione al buio attraverso il metodo di rilassamento chiamato “palmeggiamento”. Quindi, se la cataratta si guarisce con l'esposizione al sole, come è possibile che il sole sia responsabile del formarsi della cataratta? è evidente che c'è qualcosa che non va in quello che certi studiosi ci fanno credere.
In realtà la ricerca australiana parla di un “aumentato rischio” di cataratta e non specifica, trattandosi di rischio, su quale tipo di persone il rischio diventa realtà drammatica e malattia debilitante. Se si andasse a verificare i casi specifici, si scoprirebbe che chi soffre di cataratta non ha mai sopportato il sole in vita sua e se ne è sempre tenuto distante, vuoi perché ha vissuto la sua vita in ambienti chiusi e poco illuminati, o si è preoccupato di nascondere gli occhi alla luce tenendoli deitro ad occhiali scuri. Inoltre, sono praticamente assenti i casi di cataratta in pazienti che non abbiano mai avuto problemi di vista e non abbiano mai indossato occhiali da vista. Al contrario, chi porta occhiali da vista è praticamente certo che in età avanzata soffrirà problemi seri agli occhi, tra i quali anche la cataratta.
Dopo aver passato un intero inverno al buio di uffici o di abitazioni scarsamente illuminati, è molto probabile che chiunque di noi una volta in pieno sole senta una sensazione di fastidio e di abbassamento della vista dovuti allo strizzare delle palpebre necessario per attenuare l'abbagliamento della luce naturale. Inoltre, chi indossa lenti a contatto o ha subito operazioni chirurgiche per ridurre la miopia, sente questo abbagliamento davvero insopportabile, e spesso soffre, durante la notte, di dolori lancinanti e mal di testa insopportabili, dovuti al rilascio dello sforzo mentale accumulato durante il giorno per resistere alla luce.
La soluzione offerta dal mercato dell'industria delle lenti e dalla medicina scolastica si limita alle lenti “da sole”, gli occhiali scuri che vanno tanto di moda, ma è esperienza comune che essi siano totalmente inefficaci e potenzialmente dannosi, perché ad essi presto l'occhio si abitua e una volta tolti si nota che il fastido è aumentato: prima di usare queste lenti, la stessa quantità di luce non dava così fastidio come quando si è cominciato ad usarli con assiduità. è evidente che c'è qualcosa di sbagliato in tutto ciò. La soluzione offerta, prescritta, è una non-soluzione, una cosa totalmente sbagliata.
Osserviamo un bambino o un infante che gode di perfette abitudini visive e vista normale: egli non ha paura della luce, anzi, se viene lasciato tranquillo a giocare in un prato, spesso volgerà gli occhi al sole, perché sente che la fonte di luce ed energia che regge la nostra evoluzione e la nostra vita gli fa assai bene, lo tranquillizza e gli migliora la vista. Osserviamo invece un bambino che non vede bene, e che magari ha già subito una prescrizione oculistica da parte di qualche medico ignorante e poco propenso a fare del bene ai suoi pazienti: quel bambino soffrirà la luce, vorrà un cappello con visiera, sarà contento se i genitori gli compreranno gli occhiali da sole, magari in stile Harry Potter, e sarà sempre teso e nervoso, attaccabrighe e insoddisfatto.
Nel caso dei bambini, è molto facile intervenire, rimuovere gli occhiali da vista e da sole, e insegnare loro i principi della vista perfetta senza occhiali e di come ottenere il rilassamento che presiede al buon funzionamento della mente e della vista. Spesso è sufficiente appendere una tabella di controllo di Snellen nella sua stanza e nell'aula scolastica, e illuminare molto fortemente gli ambienti che egli frequenta, con luci a spettro completo di ultimissima generazione, o in assenza di queste ricorrendo a lampade alogene a luce bianca. Con il tempo, man mano che la vista si riabitua alla luce forte, anche le lettere sulla tabella di controllo appariranno più nere e con esse sarà più nero il campo visivo percepito ad occhi chiusi e coperti, durante il palmeggiamento, ovverossia, aumenterà il grado di rilassamento “di fondo” e i difetti visivi scompariranno da soli.
Nel caso degli adulti, che hanno una mente molto più corrotta e condizionata, il trattemento sarà più lungo e tedioso. Probabilmente saranno necessari sforzi considerevoli per darsi una disciplina che consenta all'organismo di riabituarsi alla luce naturale del sole, e un notevole impegno sarà necessario davanti alla tabella di controllo per sconfiggere la tendenza cronica a fissare lo sguardo e a sforzarsi per vedere, soprattutto se non si mostra il coraggio di scartare definitivamente gli occhiali da vista e da sole, una volta per tutte all'inizio del trattamento.
Eppure, l'esperienza del Dott. Bates e di chi ne ha compreso i principi originali e li ha messi in pratica seriamente e con fiducia, è inoppugnabile: il fastidio della luce scompare, le cataratte guariscono, come anche gli errori di rifrazione, il mal di testa, il nervosismo, la nevrastenia, la depressione, se si impara che cosa è la vista perfetta senza occhiali e con questo ci si riabitua alla luce naturale del sole.
Non servono occhiali scuri, cappelli con inutili visiere, e altre protezioni. Si possono tranquillamente scartare, o indossare solo come acconciatura per i capelli, non certo per guardarci attraverso. Quello che serve è solo un po' di intelligenza per verificare su se stessi che gli occhi sono fatti per vedere e che non si vede se non c' è luce, e che perciò difendersi dalla luce è una cosa che porta sì alla cecità, ma non perché il Padreterno desidera punirci per i nostri peccati, ma perché per troppo tempo abbiamo ascoltato persone ignoranti che hanno utilizzato la loro autorità solo per danneggiarci e conservare il loro potere.


Rishi Giovanni Gatti
giornalista e scrittore.


Bibliografia:
Bates, W.H., Vista Perfetta Senza Occhiali (2002, Milano, Juppiter Consulting Publishing Company)
Lierman, E.C., Storie dalla Clinica (2003, Milano, Juppiter Consulting Publishing Company)
MacCracken, W.B., Usate i Vostri Occhi (2004, Milano, Juppiter Consulting Publishing Company)
e altri testi pubblicati su “Il Falco”, bimestrale dedicato alla educazione alla vista pefetta, tratti da “Better Eyesight”, la rivista mensile pubblicata dal Dott. Bates dal 1919 al 1930 a New York.

Condividi questo articolo