Obesità: bypass intestinale bandito da 25 anni

Il professor Scopinaro: “La Società italiana di chirurgia dell'obesità condanna l'uso di questo intervento e disapprova ogni chirurgo che lo pratichi”

Di Loretta D'Amico

A poca distanza dal tragico fatto di cronaca in cui ha perso la vita una giovane donna di ventinove anni a Bari, si torna a parlare della sicurezza degli interventi chirurgici come il bypass intestinale.
Il professor Nicola Scopinaro, ordinario di chirurgia generale presso l'Università di Genova e presidente della Società italiana di chirurgia dell'obesità fa chiarezza e condanna questo tipo di intervento, ideato negli anni cinquanta ed entrato in uso solo alla fine degli anni sessanta. Negli Stati Uniti ne furono eseguiti circa centomila, ma proprio per l'elevatissima mortalità dovuta alle numerose complicazioni fu abbandonato alla fine degli anni ottanta.
Professore, può spiegarci in cosa consiste l'intervento di bypass intestinale?
Si tratta di un semplice accorciamento dell'intestino tenue, che si realizza collegando i primi centimetri immediatamente successivi al duodeno agli ultimi centimetri immediatamente precedenti il colon. La lunghezza di intestino che rimane percorsa dagli alimenti corrisponde a circa mezzo metro. Il restante intestino tenue, più del 90% della lunghezza totale, rimane chiuso a fondo cieco e escluso al passaggio del cibo. Il fine dell'intervento è ovviamente quello di ridurre l'assorbimento intestinale, e quindi, l'apporto energetico, ottenendo così la perdita di peso. Voglio precisare che la Società italiana di chirurgia dell'obesità condanna l'uso di tale intervento, e certo rifiuterebbe di accogliere come suo associato un chirurgo che lo praticasse.
Che cosa non ha funzionato nell'intervento eseguito a Bari?
Il tipo di complicazione chirurgica che si è verificata va fatta rientrare tra i rischi che ogni operazione comporta. Si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di eventi imprevedibili e inevitabili, per i quali il chirurgo non ha alcuna responsabilità. Questo, però, non vuol dire che il tipo di intervento in questione non sia pericoloso.
Quali sono i rischi principali a cui va incontro il paziente?
La diarrea acquosa, per esempio, è un effetto collaterale spiacevole che si verifica nella totalità dei casi. Se ne possono avere fino a venti scariche al giorno, per mesi, anni o addirittura per sempre. E oltre a comportare una qualità della vita miserabile, è causa di numerose carenze idriche, elettrolitiche, cioè di sali minerali, e vitaminiche. Tra le complicazioni più gravi ricordo solo le più frequenti: l'insufficienza epatica acuta, molto spesso mortale, e l'insufficienza renale.
Quindi il consiglio che darebbe a chi è in sovrappeso è di tenersi i chili di troppo?
Non vedo perché una persona dovrebbe sottoporsi a un intervento abbandonato in tutto il mondo da 25 anni per la gravità delle complicazioni che possono sopravvenire. Se, per motivi che non riesco a immaginare, questa volontà esistesse, a tali persone consiglierei di dimenticare il “bypass digiunoileale” e scegliere invece, con l'aiuto di persone esperte, tra la vasta gamma di interventi per la chirurgia dell'obesità che abbiamo oggi a disposizione quello ritenuto più adatto al loro caso.

Fonte: www.ageingsociety.com/

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