Obesità Record in Sicilia I più magri in Trentino

Altro che dieta mediterranea: i dati dell'Osservatorio Grana Padano certificano che il tasso di obesi aumenta man mano che si scende lungo lo Stivale Gli estremi geografici coincidono in Italia con quelli dietetici: all'estremo Nord, nel Trentino ” Alto Adige, si rileva la più alta percentuale di “magri”; mentre la Regione più meridionale, la Sicilia, detiene la palma dell'obesità. Gli effetti benefici della “dieta mediterranea”, insomma, non si vedono. O forse è la dieta mediterranea a non esistere più, a meno che non sia migrata verso lidi più nordici.


Fatto stà che il Trentino – Alto Adige (patria di speck, wurstel, burro e grassi saturi animali) è la regione più 'magra' d'Italia. Può vantare, infatti, la percentuale di popolazione obesa più bassa dello Stivale: solo il 5%. All'estremo opposto si 'classificano' le regioni del Sud e in particolare la Sicilia (terra d'elezione di olio d'oliva, pesce, frutta e ortaglie) con il 19%, sensibilmente al di sopra della media nazionale stimata attorno al 14%. Questi alcuni dei risultati emersi dopo un anno di attività dall'Osservatorio Grana Padano sulle abitudini alimentari italiane, nato per iniziativa della Società italiana dei medici di medicina generale (Simg) e della Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp).
'Sotto osservzione' per 12 mesi è stato un campione di 10mila persone appartenenti a sei diverse fasce d'età (bambini e adulti), che hanno risposto ai questionari raccolti dai medici e dai pediatri di famiglia aderenti all'iniziativa (circa 340). ''L'eccesso di peso e l'obesità, una volta consolidati – afferma Claudio Maffeis, docente di Pediatria presso l'università di Verona e membro del board etico-scientifico dell'Osservatorio – sono difficili da correggere e, se compaiono durante l'infanzia, tendono a persistere nell'adolescenza e in età adulta. Va ricordato, inoltre, che più del 60% dei bambini in sovrappeso ha almeno un fattore di rischio addizionale per malattie cardiovascolari, ipertensione, iperlipidemia e diabete''.
Ma ecco gli altri dati emersi dal lavoro dell'Osservatorio: solo un italiano su 10 rispetta la raccomandazione dei nutrizionisti e mangia cinque porzioni al giorno di frutta e verdura. Circa 17,5% dei bambini e il 7,6% degli adulti riferisce di non mangiarne mai, ma mediamente si arriva a superare di poco le 3 porzioni. Al Lazio spetta la 'maglia rosa' con 4,4 porzioni al giorno, il risultato che più si avvicina alla regola del 'five a day'. Mentre nel Sud il consumo di vegetali risulta sotto la media nazionale. Per quanto riguarda i 'gusti', al Nord spicca la preferenza per la lattuga, mentre al Sud broccoli e melanzane vanno per la maggiore.
Molto graditi latte e formaggi: 11 sono le porzioni consumate mediamente ogni settimana da grandi e piccini. Per quanto riguarda il latte, i dati dell'Osservatorio evidenziano la tendenza a un basso consumo: l'8% dei bambini e il 15% degli adulti non ne beve e per chi lo fa risulta comunque difficile raggiungere la quantità di un bicchiere al giorno (125 ml). Solo il 13% degli adulti e il 6% dei bimbi arriva a consumarne la dose raccomandata di almeno 2 bicchieri al giorno (250 ml). La conseguenza e' un basso introito di calcio in tutta la popolazione italiana a partire dall'infanzia: dai 3 ai 6 anni se ne assume solo la metà del fabbisogno giornaliero (400 milligrammi circa contro il fabbisogno di 800 mg), dai 7 a 10 anni il fabbisogno giornaliero sale a circa 1.000 mg ma l'assunzione di calcio rimane invariata. Più alto è l'introito nella fascia che va dagli 11 ai 14, ma sempre distante dai fabbisogni medi raccomandati.

Fonte: Tuoquotidiano

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