Pellicole alimentari: attenzione al PVC

Le pellicole in plastica per conservare alimenti sono ampiamente utilizzate: stando ai dati disponibili, risulta più salutare scegliere quelle che non contengono plastificanti o additivi.

In Italia ogni anno si vendono circa 21 milioni di rotoli di pellicole di plastica per alimenti. A produrli sono una cinquantina di aziende, e la maggior parte dei prodotti contiene PVC, cioè cloruro di polivinile, miscelato con una quantità variabile di un plastificante chiamato DEHA(di-ottil-adipato}. In Italia dal 1 ° maggio (2011) è entrato in vigore il regolamento 10/2011 dell'Unione Europea, che per quanto riguarda anche i film plastici riorganizza i limiti per la cessione di plastificanti agli alimenti, e modifica le regole per i test che simulano tale cessione in laboratorio in vista delle autorizzazioni necessarie alla commercializzazione. Questi test sono necessari per analizzare la quantità di sostanza chimica potenzialmente tossica rilasciata negli alimenti in seguito al contatto, e quindi per stabilire una soglia da non superare. Ma al di là delle norme da rispettare, è comunque vero che la cattiva reputazione del pvc induce ormai la maggior parte dei consumatori a preferire pellicole nelle quali questa sostanza non sia presente, come per esempio quella a marchio Coop, che è fabbricata in polietilene (PE), e non necessita di plastificanti aggiunti.

Cos'è il PVC?

Come abbiamo accennato, il cloruro di polivinile è il polimero del cloruro di vinile. Se considerato puro, si tratta di un materiale rigido; viene quindi miscelato a prodotti plastificanti per ricavarne un prodotto flessibile e modellabile. Quando la pellicola così ricavata è utilizzata per avvolgere alimenti, le sostanze plastificanti trasmigrano nel cibo stesso in quantità diverse a seconda della composizione dell'alimento.

Nei cibi grassi e contenenti alcol ne passa una quantità maggiore, quindi l'uso di pellicole in pvc è sconsigliato per questi alimenti. Inoltre non vanno messe in forno poiché la presenza di doro nella molecola induce la possibile formazione di diossina e si può liberare il monomero, cioè il cloruro di vinile, estremamente tossico. Solitamente sulle confezioni delle pellicole contenenti PVC sono riportate queste avvertenze ed è opportuno che il consumatore legga bene prima di procedere all'acquisto. Nel 2003 a far discutere fu anche uno studio, condotto dall'equipe del dottor Giuseppe Mastrangelo del dipartimento di medicina ambientale dell'Università di Padova, che aveva preso in esame operai esposti alla polvere di PVC durante la sua lavorazione industriale. Ebbene, Mastrangelo riscontrò un aumento del rischio di cancro al polmone dovuta proprio a quell'esposizione occupazionale2. Gli studi ci sono anche sul fronte dell'utilizzo dei prodotti di largo consumo, non solo su quello occupazionale, e i rischi delle plastiche contenenti PVC e plastificanti vari sono ormai noti, se ne sono occupati ripetutamente negli anni anche gli enti di controllo; basti pensare al bando scattato una decina di anni fa per il pvc morbido contenente ftalati, usato negli articoli di puericultura e nei giocattoli destinati ai bambini inferiori ai 3 anni.

Il plastificante DEHA

Ora l'attenzione si concentra sul plastificante maggiormente utilizzato, il DEHA, e su questo cominciano a comparire alcuni studi relativi alla tossicità. Per esempio, uno studio giapponese pubblicato nel 2009 ha confermato la tossicità di questo composto per le ovaie. Il DEHA è stato somministrato a cavie da laboratorio e già dopo due settimane le ovaie hanno mostrato modifiche istopatologiche; il composto è stato definito in grado di modificare il ciclo cosiddetto estrale, cioè i cambiamenti ciclici che seguono il variare dei livelli ormonali nella popolazione femminile e che determinano anche i periodi di fertilità. è stato un altro studio giapponese, pubblicato nel 2006 da un team dell'Università di Tokio, a dimostrare come il DEHA, insieme ad altri plastificanti, possa agire sugli animali come interferente endocrino, perfino se l'esposizione avviene prima della nascita, cioè durante la gestazione. Lo studio ha riscontrato effetti permanenti sull'ipotalamo con una riduzione dell'attività sessuale in età adulta.

Il nuovo regolamento europeo

Come già detto, dal 1° maggio (2011) è entrato in vigore il nuovo regolamento europeo che «tutto sommato, bisogna dirlo, facilita abbastanza la vita ai produttori, dal momento che ha eliminato alcune limitazioni precedenti» spiega il dottor Alberto Manservigi della divisione packaging del Csi di Bollate, centro di certificazione e analisi del gruppo Imq, Istituto Italiano Marchio Qualità. «E però vero che ad esempio sui test introduce novità che consentono di simulare e quindi di studiare meglio ciò che avviene durante il rilascio di sostanze negli alimenti». «La situazione è comunque molto migliorata rispetto ad anni addietro» continua Manservigi «e ora l'attenzione è molto alta sulle pellicole a contatto con i cibi. Per esempio, oggi la maggior parte delle pellicole in PVC non contiene più ftalati, benché entro certi limiti siano ancora ammessi dalla legge. E comunque vero che utilizzando pellicole in polietilene si evita il problema alla radice poiché, pur risultando meno aderenti, non contengono alcun plastificante». Il dottor Manservigi sottolinea l'importanza di osservare le raccomandazioni che sono contenute in etichetta: «In caso di pellicole con PVC, non bisogna usarle per avvolgere cibi grassi o con presenza di alcol, poiché la cessione di DEHA salirebbe oltre la soglia consentita. Si tratta di un prodotto da usare con determinate accortezze per evitare rischi per la salute». A confermare l'aumento di attenzione nei confronti di questo genere di prodotti, anche da parte del legislatore, è il professor Luciano Piergiovanni del dipartimento di scienze alimentari e microbiologiche dell'Università di Milano: «La legislazione sanitaria è severa e da parecchi anni condivisa a livello europeo. Tale severità è dovuta proprio al fatto che le pellicole per uso domestico, come qualsiasi altro materiale di packaging, possono rilasciare negli alimenti sostanze estranee in piccolissime quantità. Molto dipende dall'uso che se ne fa e dalle condizioni di contatto. Da qualche tempo inoltre si cerca di utilizzare materiali prodotti da materie prime origine naturale. Anche se non tratta di una realtà di mercato molto consistente, questa è certo una le novità più interessanti».

E con i prodotti già confezionati?

II consumatore, con le informazioni opportune, può quindi scegliere tra i vari rotoli .da acquistare e da utilizzare per avvolgere e conservare gli alimenti a casa propria. Le pellicole in rotoli a marchio Coop già dal 1999 non contengono più PVC, mentre altre invece non lo hanno ancora eliminato; altre ancora non specificano, lasciando il consumatore in un'incertezza che non fa certamente bene all'immagine stessa del produttore. Ma come e cosa si può fare quando i cibi si acquistano al supermercato già avvolti nella pellicola in plastica? Come si fa, in questo caso, a sapere se in quella pellicola è presente o meno il pvc? Purtroppo non sempre è possibile. Per questo può essere una buona idea scrivere alla catena di distribuzione dove si è soliti fare la spesa per conoscere quali sostanze sono contenute nelle pellicole utilizzate nei punti vendita di quella stessa catena. Spesso infatti la scelta non viene fatta dal singolo negozio ma dal gruppo, come accade ad esempio, in senso positivo, per Coop, che nel 2003 ha introdotto la pellicola in polietilene in sostituzione di quella in PVC. La scritta «PVC free» è stampata sul film plastico e l'informazione per il consumatore è immediata.

Diversa la scelta effettuata da Esselunga, come spiegano i portavoce del gruppo. Le pellicole che Esselunga utilizza in tutti i suoi punti vendita sono con PVC, tranne che per i polli pronti, presenti nello scaldino, per cui vengono utilizzati film in polietilene. La presenza di plastificanti, fa sapere l& apos;azienda, è però ampiamente al di sotto di quanto previsto dalle normative comunitarie e il prodotto è certificato sia dal fornitore sia dall'ufficio Assicurazione Qualità. Per le pellicole in rotoli a marchio, ci sono sia quella in polietilene che quella in pvc. Gli altri gruppi cui abbiamo chiesto informazioni non hanno ancora fornito risposta in merito. Lo scorso ottobre è stata presentata alla fiera di Dusseldorf una nuova pellicola di Novamont in Mater-Bi, che non contiene plastificanti o additivi e ha ottenuto la certificazione di compostabilità.

Ma, in definitiva, utilizzando plastiche si scelgono comunque sempre prodotti usa e getta, provenienti da filiere industriali. E allora perché non tornare al vecchio e semplice panno? Magari un sacchetto di tela per i formaggi, meglio se non sbiancato con cloro; frutta e verdura fresche possono essere riposte in frigorifero negli appositi cassetti anche senza essere avvolti, per poi lavarli accuratamente al momento del consumo; i salumi si conservano anch'essi in strofinacci o panni di stoffa, senza bisogno di plastiche o alluminio. Per gli altri cibi ci sono i contenitori di vetro riutilizzabili, con l'accortezza di fare in modo che il contenuto non venga a contatto con il coperchio che solitamente è in plastica.

Di Claudia Benatti

Terra Nuova • maggio 2011

 

 

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