Prestiti personali per arrivare a fine mese, li chiede un italiano su 10

Se il 10% delle famiglie italiane hanno bisogno di prestiti per arrivare a fine mese, il 5,5% può anche sopportare eventi drammatici e spese impreviste oltre i 700 euro

Se una famiglia è costretta a sottoscrivere prestiti per arrivare a fine mese la sua situazione non può certamente dirsi delle più rosee, considerando che gli interessi da pagare sulla cifra richiesta andranno poi a pesare ancora di più sul bilancio familiare. In queste situazioni è più che mai indispensabile confrontare i prestiti più convenienti per scegliere quello giusto per sé, magari informandosi su come funziona la cessione del quinto nel caso in cui si sia lavoratori dipendenti.

Le famiglie in queste condizioni, ovvero costrette tutti i mesi a cercare il prestito personale migliore e più adatto al proprio profilo di pagatore, sono il 10% di un campione rappresentativo di tutta la popolazione italiana, selezionato e indagato dall’Osservatorio sulla vulnerabilità economica delle famiglie del Forum Ania-Consumatori, realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano.

Il 17,7% degli intervistati invece si è trovata almeno una volta nei 12 mesi precedenti in difficoltà per fare la spesa, il 29,1% in difficoltà per comprare vestiti, il 31,2% per pagare le bollette, il 40,7% per pagare l’affitto, il 25,6% per le rate del mutuo e il 25,8% per saldare altri tipi di prestiti.

L’Osservatorio sulla vulnerabilità economica delle famiglie ha predisposto un indice con valori da 0 a 10 che determina la difficoltà economica delle famiglie italiane: più basso è l’indice minore è il rischio di povertà. Il dato medio degli intervistati, dal 2010, è salito da 2,70 a 3,16 nel 2013. Le famiglie sotto il valore 1, che rappresentano solo il 5,5% del totale, sono quelle che riescono a far quadrare il bilancio anche a fronte di eventi eccezionali. E soltanto il 26% sarebbe in grado di affrontare una spesa imprevista di 700 euro.

In Italia quindi il 94,5% delle famiglie, tolto il 5,5% di nuclei familiari sotto il valore 1, è da considerarsi in quale modo vulnerabile. Nemmeno le politiche di sostegno del reddito sembrano avere particolare influenza sulla situazione di disagio abbastanza generalizzata; nel 2013 dichiara di aver beneficiato di contributi solo il 13,1% del campione, mentre l’86,3% non ha ricevuto alcun aiuto. La percentuale rimanente è stata sostenuta da interventi privati o da enti religiosi.

Le difficoltà delle famiglie si riflettono anche sulla spesa quotidiana, a cominciare dal cibo. Il 62,3% delle famiglie ha ridotto sensibilmente la quantità e la qualità dei prodotti acquistati nel 2012, nel 2011 la percentuale era invece del 53,6%. Pesanti anche i tagli sulle cure dentistiche e sanitarie; quasi il 40% dei partecipanti all’indagine ha dichiarato di aver dovuto rinunciare a un trattamento medico o a visite specialistiche necessarie negli ultimi 12 mesi per motivi economici.

Poche famiglie potrebbero affrontare, attingendo ai propri risparmi, una situazione imprevista fortemente negativa; in particolare la perdita del lavoro, una malattia o un incidente gravemente invalidante, un divorzio, una separazione ma anche una riduzione dell’orario di lavoro parallela a un ridimensionamento delle entrate mensili. Tutti questi eventi destabilizzanti espongono la stragrande maggioranza degli italiani a un rischio concreto: non soltanto l’impossibilità di affrontare spese importanti come mutui o prestiti, ma anche di compiere spese quotidiane in cibo e abbigliamento.

Condividi questo articolo