Raccolta differenziata? Sì, ma come si fa?

Da una ricerca condotta dal Codacons e da Corepla, il consorzio che si occupa di raccogliere e riciclare rifiuti di plastica, emerge che gli italiani credono che la plastica sia un fattore di progresso, ma considerano il servizio di raccolta e riutilizzo scarso o poco conosciuto. I consumatori chiedono più informazioni su come e cosa riciclare e sulla fine che fanno i rifiuti. Intanto a Roma i cassonetti della differenziata non vengono svuotati.

Gli italiani sono abbastanza maleducati in fatto di ambiente: buttano a terra le cicche delle sigarette, non puliscono dopo che hanno fatto un pic-nic in un parco e non fanno la raccolta differenziata. La raccolta differenziata non si fa un po' perché non si hanno abbastanza informazioni sul come farla e un po' perché non si è obbligati a farla. L'educazione ambientale è una cosa che spesso va imposta, ma soprattutto spiegata nei suoi effetti e benefici. Tutti d'accordo sul fatto che i rifiuti siano un problema da arginare, ma sembra che il come smaltirli non riguardi direttamente ognuno di noi.

Ad avallare questo quadro ci sono i dati di una ricerca realizzata dal Codacons e da Corepla, il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica. La ricerca, presentata oggi a Roma, ha analizzato, attraverso un questionario divulgato mediante il sito del Codacons, le abitudini degli italiani rispetto alla raccolta differenziata e ai rifiuti di plastica. Certo il campione di utenti raggiunti è costituito da consumatori coscienti e già sensibili a tematiche ambientali e sociali, ma i dati emersi delineano tendenze abbastanza generali.

La plastica, per gli italiani, è un fattore di progresso (ha risposto così la totalità degli intervistati), ma questo non vuol dire che sia un materiale senza controindicazioni. Per il 40% il problema principale è il servizio di raccolta e riutilizzo della plastica: si chiede un servizio maggiore e migliore. Poi c'è un quarto di consumatori, soprattutto toscani e abruzzesi, che sostengono l'utilizzo di materiali alternativi.

A fronte di un 85% di consumatori che dichiara di fare attivamente la raccolta differenziata, ci sono significative differenze regionali: il Lazio si distingue per le risposte negative, cioè un quarto dei laziali non fa abitualmente la raccolta differenziata. In Sicilia, sommando le risposte “no” e “ogni tanto” si arriva ad un 50% di siciliani che non la fa; gli stessi risultati si sono registrati in Calabria e Puglia, mentre in Abruzzo i “no” sono addirittura superiori ai “sì”.

Cosa viene messo dentro ai cassonetti per la plastica? Prima di tutto bottiglie: in Italia sono al primo posto nella graduatoria dei prodotti di imballaggio in plastica maggiormente raccolti con la differenziata. Ma si raccolgono anche i flaconi dei detersivi, contenitori vari e buste. Il motivo principale per il quale non si fa la raccolta differenziata è la scarsa informazione sui servizi e sulle tipologie di rifiuti da mettere nel cassonetto giusto. Nelle Regioni meno virtuose come la Campania, la Puglia e l'Abruzzo prevale, invece, la sfiducia nell'effettivo funzionamento del meccanismo: “non so dove va a finire e quindi non ci credo”.

Il 53% degli intervistati vorrebbe essere maggiormente informato su come riciclare, cioè su cosa differenziare, mentre il resto vorrebbe conoscere l'intero ciclo della raccolta e del trattamento del rifiuto. “La plastica è una risorsa – ha ripetuto più volte l'ingegnere Giuseppe Rossi, Presidente di Corepla, spiegando che “la plastica ha più potere calorifero del carbonio e produce meno CO2 poiché produce anche acqua”.

Il Presidente di Corepla ha spiegato nei dettagli come avviene la raccolta della plastica e come questa viene riutilizzata: ogni rifiuto di plastica viene classificato in base alla sua composizione; ci sono ben 37 classi diverse di plastica. Poi viene lavato due volte e poi viene messo all'asta per essere venduto alle aziende: il consorzio organizza una serie di aste telematiche e, fino ad oggi, tutta la plastica raccolta è stata venduta. Anzi l'offerta è ancora inferiore alla domanda. Nel 2010 Corepla ha raccolto 615.000 tonnellate di imballaggi di plastica e quest'anno ne raccoglierà circa 650.000. Ma si tratta ancora di un terzo di tutta la plastica che si immette in consumo. I principali riutilizzi della plastica sono i manufatti, dai vasi alle bottiglie (la San Pellegrino, ad esempio, ha lanciato la bottiglie da un litro con il 25% di plastica riciclata). Ma si fanno anche coperte, magliette sportive (l'Adidas ci ha provato) e pezzi d'auto (la Piaggio fa parti del parafango della Vespa con materiale riciclato). I flaconi dei detersivi vanno a finire nei tubi di scarico. Insomma la raccolta differenziata è una risorsa: risolve una parte dello smaltimento dei rifiuti e sviluppa la green economy.

“Senza la raccolta differenziata non si risolve nulla – ha detto Carlo Rienzi, Presidente del Codacons – Purtroppo la gente non lo sa e nessuno glielo insegna. Gli strumenti ci sono ma non c'è una vera volontà politica di educare le persone, perché così si perdono voti”. La posizione di Rienzi si basa su un esperimento fatto dal Codacons: l'Associazione ha messo nei cassonetti di alcuni municipi di Roma dei chip elettronici rilevatori di posizione. Molti chip sono rimasti fermi nel cassonetto per giorni interi poiché non passava nessuno a svuotarlo. “Presenteremo una denuncia alla Procura della Repubblica perché non è giusto ingannare così i cittadini” ha concluso Rienzi.

di Antonella Giordano

 fonte www.helponsumatori.it

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