SCEGLIERE LEGGENDO L'ETICCHETTA

L'etichettatura dei prodotti detergenti (destinati cioè al lavaggio e alla pulizia) è attualmente regolamentata dalla comunità Europea (racc. 89/542 del 13 settembre 1989). Secondo tale raccomandazione, tutti componenti, se presenti in concentrazione superiore allo 0,2% devono essere dichiarati, secondo la definizione chimica (es. policarbossilati) oppure secondo la loro funzione (es. “sbiancanti ottici”). Inoltre per i prodotti da bucato devono essere indicati i dosaggi consigliati, in funzione della durezza dell'acqua. In Italia è strettamente regolamentata la biodegradabilità dei tensioattivi (che deve essere “non inferiore al 90%”, legge n. 36 del 26 aprile 1983); la valutazione sulla biodegradabilità però riguarda solo la perdita del potere detergente dei tensioattivi degradazione primaria): non si prendono cioè in considerazione gli effetti della decomposizione secondaria, e non vengono valutati adeguamente i possibili effetti sulla salute e sull'ambiente delle sostanze presenti nei detersivi oltre ai tensioattivi .

E regolamentato anche l'uso di composti di fosforo (ritenuti responsabili, insieme ad altri fattori, del disastroso fenomeno dell'eutrofizzazione delle acque) , che non devono superare l'1% in tutti i prodotti detergenti e il 6% nei detersivi per lavastoviglie (legge N° 7 del 24 gennaio 1986 ).

Tali limitazioni non sono però sufficienti purtroppo, a risolvere i problemi di inquinamento, anche perché come alternativa ai fosfati possono essere usate sostanze fortemente “a rischio” per la salute e per l'ambiente come l'EDTA.

Non tutti i prodotti “convenzionali ” per la detergenza commercializzati in Italia sono etichettati secondo le norme CE; mentre nel settore dei detersivi da bucato la quasi totalità dei prodotti riporta in etichetta la composizione, per altri settori della pulizia domestica l'informazione al consumatore è più scarsa e frammentaria.

Bisogna innanzi tutto fare attenzione ai termini usati in etichetta per descrivere l'elenco dei componenti: se questa figura come “composizione chimica”, si può essere ragionevolmente sicuri che siano stati elencati tutti (o quasi) i componenti; quelli che danno “lustro” al prodotto e attirano di più il consumatore (ad esempio “tensioattivi di origine naturale”, “sapone vegetale”, e cosi via) . Il primo consiglio per scegliere correttamente un prodotto quindi è quello di leggere attentamente l'etichetta in particolare la parte riguardante la composizione.

Esistono numerosi prodotti che sfruttano l'attuale desiderio di “ecologicità” e investono molto in promozione e pubblicità, e poco in ricerca. Hanno già conquistato una notevole fetta di mercato, ma sono a volte poco differenti ( soprattutto le polveri da bucato) dai prodotti convenzionali. Attenzione anche alle marche sconosciute (informatevi presso un buon negozio di prodotti naturali), ovvero agli “ecologici” troppo economici, venduti tavolta nei supermercati: spesso si tratta di prodotti il cui unico vantaggio è quello di essere privi di fosfati.

Per concludere, qualche consiglio per una valutazione “organolettica” dei detersivi.

Fare il “test olfattivo”; i detersivi convenzionali hanno un odore “innaturale”, intenso e pungente (e i profumi sintetici sono potenzialmente allergogeni), mentre quelli ecologici sono inodori o leggermente profumati con olii essenziali naturali (agrumi, lavanda, pino, menta, eucalipto e così via); evitare prodotti vivacemente colorati.

Condividi questo articolo