Smaltire i farmaci, non buttarli a caso

Spesso ce li dimentichiamo nello stipetto del bagno. A volte riemergono se frughiamo in qualche cassetto, magari quando, passata l'estate, compaiono i primi freddi, con accompagnamento di naso chiuso e gola irritata. Qualche volta li ritroviamo abbandonati nelle valigie che abbiamo usato nell'ultimo viaggio all'estero. I farmaci sono così, compagni spesso utili delle nostre vite, ma anche facili da cancellare dalla memoria, una volta che ci hanno aiutato a risolvere il problema per il quale li abbiamo presi. E quando, dopo un bel po' di tempo, ci servono ancora, ci accorgiamo che sono scaduti e li buttiamo via distrattamente.

Niente di più sbagliato: un medicinale non è spazzatura qualunque, paragonabile alla vaschetta mezza vuota di uno stracchino scaduto.

Contenitori da usare

Si tratta di rifiuti speciali, che non possono essere gettati nell'ambiente come se niente fosse. Perché contengono sostanze attive, in grado di interagire con l'ecosistema. Si calcola che ogni anno le famiglie italiane si disfino di circa un miliardo di compresse: una quantità che può alterare i normali ritmi biologici dell'acqua e del suolo. Questo esercito di pastiglie, creme, fiale e quant'altro dovrebbe finire negli speciali contenitori bianchi posti al di fuori delle farmacie, che servono a raccogliere i farmaci ormai scaduti o non più usati. Sono facili da individuare e non richiedono sforzi particolari: basta ricordarsi di portare con sé le vecchie medicine ( dopo avere gettato le scatoline di cartone insieme alla carta da riciclare) in una delle nostre visite alla farmacia. In qualche Comune sono presenti anche nelle piazzole ecologiche.

Questo vale per i medicinali usati delle famiglie (che rappresentano il 70-75% della spesa farmaceutica italiana). Quelli scaduti o invenduti lungo la catena produttiva (dai produttori alle farmacie) vengono invece recuperati direttamente lungo la filiera. La loro gestione spetta a Assinde Servizi, una società costituita dalle associazioni di categoria del settore, che serve 16.000 delle 17.000 farmacie esistenti nel nostro paese, 300 distributori e 120 aziende farmaceutiche (che coprono il 96% del fatturato dei medicinali in Italia).

Grazie a questo sistema di smaltimento è possibile rintracciare ogni singola confezione, seguendo il suo percorso da quando inizia il processo di smaltimento a quando viene effettivamente distrutta.
Una volta divenuti rifiuti, la sorte dei farmaci è segnata.

Inceneriti o in discarica

I medicinali destinati alle terapie anticancro vengono trattati separatamente, a causa della loro particolare tossicità. Gli altri finiscono direttamente nei termovalorizzatori, dove vengono bruciati: questi impianti possono essere specializzati nella distruzione di soli farmaci oppure essere anche usati per bruciare normali rifiuti solidi urbani. Qualcuno potrà storcere il naso, ma in realtà la combustione è il modo migliore per eliminare questo tipo di sostanze. La fiamma dei moderni termovalorizzatori (a 600 – 900 gradi) è in grado di scomporre le complesse molecole organiche dei principi attivi nei componenti di base, che hanno un basso impatto ambientale. Inoltre i sistemi di filtrazione delle ciminiere degli inceneritori hanno filtri tali da permettere di bloccare la maggior parte degli inquinanti più pericolosi.& lt;/P>

L'alternativa è la discarica, dove invece i rischi che le sostanze filtrino nel terreno e contaminino l'acqua delle falde è molto più alto.

Nel 2005 meno dell'1% dei rifiuti sanitari prodotti nel nostro Paese è stato smaltito ricorrendo al sistema della discarica.

Vittime e colpevoli

Nell'ambiente naturale da tempo si ritrovano tracce di inquinamento da farmaci (si occupa in particolare di questi studi l'Istituto Mario Negri di Milano). Questi entrano in contatto anche con i trattamenti chimici di potabilizzazione o con quelli di depurazione: oggi si cerca di rilevare le concentrazioni di residui farmaceutici nelle acque potabili, che sono la strada attraverso la quale è più probabile che possano manifestarsi effetti negativi sull'uomo.

Nella stragrande maggioranza dei casi, comunque, l'inquinamento dovuto a farmaci dipende dal comportamento sbagliato dei pazienti, che gettano in spazzatura o negli scarichi i medicinali senza porsi particolari problemi (vedi anche la nostra inchiesta, Salutest n. 68, giugno 2007). Gli strumenti per rimediare ci sono. Il primo è una migliore informazione ed educazione dei cittadini.

Possono servire anche impianti di depurazione più efficienti, che prevedano un passaggio di depurazione 'terziaria', più sofisticato nella rimozione di particolari molecole inquinanti, come i farmaci, dalle acque reflue urbane. Ancora, agire alla fonte del problema, con confezioni più adeguate alle necessità reali della cura, in modo che si creino meno avanzi. Infine, c'è anche una corrente della farmacologia, la “green pharmacy”, che punta a produrre medicinali più rispettosi dell'ambiente.

Cosa finisce nella spazzatura: anatomia di un rifiuto

Il mercato farmaceutico è in continua crescita, complice anche l'invecchiamento della popolazione. Gran parte dei medicinali viene venduta ai cittadini (circa il 94% del totale), mentre il rimanente viene usato negli ospedali o è classificato in categorie di prodotti non farmaceutici quali cosmetici, igiene, nutrizione.

Il 55% per cento dei farmaci è contenuto in blister; il 17% in bottigliette di plastica o vetro; l'8% in fiale; il 2% in ampolle, il 2% nelle bombolette per gli aerosol, il resto in formati diversi come le bustine.

Le scatole esterne sono invece realizzate generalmente in carta o cartoncino e plastica.

Dannosi per gli animali

Qualcuno si potrà domandare quali effetti negativi sull'ecosistema potrà mai provocare una pastiglietta. Non si tratta in realtà di poche compresse, ma di una vera e propria valanga, che crea conseguenze che dipendono essenzialmente da alcune caratteristiche di base dei principi attivi.

Biodegradabilità: questi composti possono rimanere a lungo nell'ambiente senza dissolversi, si va da un periodo di pochi mesi fino ad anche una ventina di anni.

Capacità di azione: le molecole farmaceutiche sono studiate appositamente per agire su bersagli dell'organismo umano e quindi possono essere attive anche su bersagli analoghi degli animali.

Flusso nell'ambiente: l& apos;introduzione di medicinali nell'ecosistema è continua e costante.
I farmaci si accumulano nel suolo, nei sedimenti e soprattutto in acqua: fino a oggi non ci sono evidenze che siano pericolosi per la salute umana, ma è dimostrato che il propranololo (un beta bloccante), la fluoxetina (un antidepressivo) e il diclofenac (un antinfiammatorio) danneggiano i pesci. Sono molecole molto usate, scaricate in fiumi e laghi europei (generalmente provengono dai grandi agglomerati urbani) insieme a principi attivi di altri farmaci, come antibiotici, diuretici, antidiabetici, cardiovascolari, analgesici, gastrointestinali, farmaci per il sistema nervoso centrale, broncodilatatori, ormoni.

Cosa fare: mai nel lavandino

Non tutti lo sanno, ma una delle principali fonti di inquinamento da farmaci dell'acqua è rappresentata dal corpo umano. Quando assumiamo medicinali (soprattutto antidolorifici, antibiotici, anticoncezionali) il nostro organismo metabolizza in parte i principi attivi, eliminando le sostanze di scarto, che poi attraverso le fognature finiscono nell'ambiente.

Per evitare di aggiungere ulteriori inquinanti bisogna assolutamente evitare di gettare i farmaci scaduti o comunque non utilizzati nel lavandino o nel Wc.

Una responsabilità nostra

Siamo proprio noi cittadini quelli che devono impegnarsi di più, se vogliamo evitare che tonnellate di composti farmaceutici continuino a finire nell'ambiente che ci circonda per poi inevitabilmente ritrovarceli nel bicchiere.

Compriamo i medicinali solo quando ci servono realmente, evitando di creare piccole farmacie casalinghe che poi dobbiamo svuotare perché i farmaci sono scaduti.

Controlliamo regolarmente le date di scadenza e portiamo in farmacia i farmaci scaduti.

Separiamo sempre le confezioni dai farmaci e ricicliamole come carta o plastica.

Ricordiamo di chiudere i tappi delle bottigliette, per evitare che il liquido fuoriesca.

Fonte: altroconsumo. it

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