Tempo di allergie

Quando inizieranno a sbocciare i fiori per il 10% degli italiani sarà il tormento Sempre più diffuse nei paesi industrializzati, con aumento di eczemi e dermatiti. Stabili i casi di asma, in crescita quelli da polveri e muffe.


di Mariapaola Salmi

Nascere in una famiglia numerosa, nemmeno tanto ricca e avere per compagni di gioco gatti, cani, qualche gallina, farebbe un gran bene ai nostri ragazzini e al loro sistema immunitario, specie in questo periodo dell'anno preparatorio alla stagione dei pollini. Centinaia di studi condotti nell'ultimo trentennio hanno dimostrato ampiamente che condizioni di vita contaminate in maniera virtuosa svolgerebbero un ruolo protettivo nei confronti delle allergie. è un dato di fatto che queste patologie sono diffuse ovunque nei paesi avanzati – in Europa sarebbero circa 30 milioni i soli asmatici, oltre 150 milioni nel mondo ricco, in Italia gli individui allergici globalmente considerati rappresentano il 25% della popolazione – anche se con notevole disomogeneità per patologia allergica da paese a paese; in Cina, India e Africa sono praticamente sconosciute o rarissime, mentre si riscontra una loro recente e veloce ascesa nei paesi dell'Est.
Non trascurabili altre due evidenze. La prima. “Dopo la crescita esponenziale delle allergie negli ultimi dieci anni, si nota una certa stasi nell'andamento dei nuovi casi”, afferma Francesco Paravati, presidente della Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica. L'asma ha raggiunto negli ultimi 4-5 anni un plateau, e adesso sembra essersi stabilizzata. In forte aumento invece sono l'eczema o dermatite atopica che secondo una recente indagine dell'Oms interessa il 24% della popolazione pediatrica europea, e la rinite allergica che affligge un adulto su 12, un bambino su 16 arrivando a interessare il 18% degli adolescenti, infine è ancora enorme la percezione errata delle intolleranze alimentari e sono in calo le allergie da veleno di imenottero, almeno in Italia.
La seconda evidenza è l'anticipo di anno in anno della stagione pollinica e l' emergere di allergeni diversi e molto aggressivi come il Cipresso, l'Olivo, l'Ambrosia (Regweed in inglese) che negli Stati Uniti è un vero flagello alla stregua delle Graminacee da noi, e da ultime le muffe che si sviluppano in ambienti umidi, surriscaldati, poco aerati. “Questi cambiamenti hanno una spiegazione”, osserva Domenico Schiavino, direttore del Servizio di allergologia e immunologia clinica al policlinico Gemelli di Roma, “il clima tanto per cominciare gioca un ruolo determinante, il surriscaldamento terrestre ha trasformato alcuni allergeni da stagionali a perenni, l'abitudine di riscaldare troppo le case favorisce il proliferare del Dermathophagoides pteronysinus, l'acaro della polvere”.
Diversa la situazione dell'asma. “Tra le allergie è la più studiata, la più divulgata e conosciuta ed è anche l'allergia meglio gestita, al punto che molti casi& quot;, dice Schiavino, “non arrivano nemmeno alla diagnostica specialistica. In ogni caso l'asma in Italia colpisce il 10% della popolazione, una percentuale parecchio inferiore rispetto a quelle di altri paesi europei e agli stessi Stati Uniti”.
L'inquinamento veicolare è un problema. “Le famigerate PM10 favoriscono le bronchiti, ma rappresentano solo un fattore aggravante dell'asma, non così per il fumo di sigaretta attivo e passivo, in gravidanza e durante l'allattamento”, sottolinea Giovanni Cavagni, responsabile di allergologia pediatrica all'ospedale Bambino Gesù di Roma, “i geni ereditati dai genitori pesano, tuttavia conta molto la concentrazione dell'allergene e la durata d'esposizione”.

Fonte: www.repubblica.it/supplementi/salute

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