Ulcere e ferite: high-tech Ulcere e ferite: high-tech

4mila specialisti a confronto sulle ultime soluzioni per curare ferite difficili e cicatrici patologiche. Piano taglia-costi dal ministero della Salute

 

Una sorta di ‘Expo' ” la più grande mai realizzata in Italia ” di tutto quanto c'è di meglio a disposizione per trattare ulcere, ferite difficili e cicatrici patologiche. Questo l'intento del 1° Congresso Nazionale CORTE , iniziato ieri e destinato a concludersi domani, organizzato dal prof. Nicolò Scuderi dell'università ‘La Sapienza' di Roma. Quello delle ulcere e delle ferite difficili è un problema antico come il mondo, che oggi è possibile affrontare con presidi e strumentazioni high-tech, in centri specializzati come a casa. “Gli strumenti e le expertise per curare al meglio questi problemi non mancano nel nostro Paese ” afferma il professor Mauro Picardo, Direttore Scientifico Istituto San Gallicano ” e adesso ci stiamo adoperando affinché il Ministero della Salute recepisca l'importanza di avere a disposizione medicazioni avanzate e quant'altro per affrontare ulcere da decubito e ferite difficili. A questo proposito, verranno presentati i risultati di una ricerca multicentrica condotta su 250 casi di ferite difficili, che dopo un follow up di appena quattro mesi ha fatto registrare differenze statisticamente significative rispetto alle medicazioni tradizionali. Curare con medicazioni avanzate una ferita grande alla fine costa la metà che con le medicazioni tradizionali”. E quello delle lesioni cutanee croniche è un problema sociale di notevoli dimensioni, che costa al Ssn 1 miliardo di euro l'anno ” ha detto il presidente di Corte Giovanni Micali ” mentre al sistema produttivo fa perdere poco meno di 500 mila giornate di lavoro (tra pazienti e familiari). Ma nell'attesa che si risolvano i problemi burocratico-amministrativi si guarda già al futuro, che per la verità è molto più vicino di quanto si pensi ed ha un nome. “Si chiama cute ‘one-step' ! ” spiega il professor Nicolò Scuderi ” e consiste nella ricostruzione non più di un tessuto ma di tutto l'organo ‘cute', comprensivo di derma ed epidermide. Questo è stato reso possibile grazie alla disponibilità di nuovi ‘scheletri' di acido ialuronico, all'interno dei quali vengono ‘coltivati' fibroblasti e cheratinociti, rispettivamente le cellule costitutive del derma e dell'epidermide. Esperimenti del genere sono in corso anche in Francia e in Giappone ma noi siamo stati i primi a portare la cute ‘one-step' dal laboratorio alla sala operatoria e l'abbiamo già utilizzata con successo su 13 pazienti”.

Fonte: Tuo quotidiano

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