UNA SOCIETA' MATRILINEARE

Cina la decadenza del Mosuo, l'unico “Matrilineare” moderno

 

Si CHIAMANO Mosuo e sono una delle tante minoranze nazionali che vivono entro i confini e secondo le leggi della Repubblica Popolare Cinese. Abitano tra lo Yunnan e il Sichuan, dove ancora si aggirano lenti panda divoratori di bambù, specie in via d'estinzione e superprotetta. I Mosuo sono anche loro in via d'estinzione, ma non si direbbe superprotetti. Infatti, trattandosi di umani, bisogna vedere che cosa s'intende per protezioner Si protegge l'esistenza di un'etnia garantendo la sopravvivenza risica dei suoi componenti ma facendoli diventare dei perfetti cinesi confuciani e magari pure “maoisti”;

in altre parole, “smizzandoli” culturalmente? O invece una minoranza etnica si protegge rispettandone gli usi e costumi, il folklore e le tradizioni; insomma, la specificità culturale?

E SE POTESSERO DECIDERE?

E se i Mosuo e le cento altre minoranze nazionali che conta la Cina si proteggessero da soli (cioè potessero autodeterminare la propria vita e il proprio sviluppo), che strada sceglierebbero? Preferirebbero essere assimilati dagli Han (sta per cinesi: è il nome dell'etnia dominante); oppure sarebbero paghi di un'esistenza fuori del tempo basata sul succedersi di cerimonie rituali delle quali ormai nessuno sa spiegare l'origine?

Difficile rispondere per qualsiasi etnia minoritaria, figurarsi per i Mosuo che oggi ammontano a trentamila, sparsi in una cinquantina di villaggi sui primi contrafforti del Tibet, a 2.000 metri di altitudine, e che, tra i loro usi e costumi, ne vantano uno che, da solo, basta a decretarne, da parte degli Han, vuoi la distruzione, vuoi la protezione. Praticano, infatti, il “libero amore”, ovvero non conoscono l'istituzione del matrimonio e le donne sono, di conseguenza, al centro dell'equilibrio sociale. In altri termini, la loro sarebbe una societàmatriarcale dove si perpetua l'arte di vivere senza padri e senza mariti, forse una delle pochissime ancora esistenti ai mondo se mai sono esistite vere e proprie società matriarcali, dato che le moderne scienze sociali ne dubitano fortemente. Ma nell'Ottocento, quando si scoprì l'evoluzionismo, il matriarcato fu considerato uno stadio che tutte le società avevano conosciuto e poi superato per passare al sistema superiore del patriarcato. Marx ed ' Engels ne erano convinti. Non dimentichiamo poi che il governo cinese si reputa ancora marxista, e quindi la sua politica culturale sì richiama ai canoni dei padri fondatori pure per il modo di affrontare la questione delle minoranze nazionali. Anche per quanto conceme i Mosuo.

Perciò, alla fine degli anni Sessanta, quando divampò in Cina l'estremismo della “Grande Rivoluzione Culturale Proletaria'', le donne mosuo,

Ogggi sono “soltanto” moglie madri. Ma fino agli anni Sessanta le donne di questo sparuto popolo erano le ultime matriarche (se tale forma sociale e davvero esistita). Vivevano senza mariti, praticavano il libero amore e non sapevano cosa fosse il matrimonio. Poi è venuta la rivoluzione culturale e na cancellato l'”eresia”.

E la vita dei 30.000 Mosuo che restano ora è un'attrazione per turisti di bocca buona

II territorio, abitato dai 30.000 membri dell'etnia Mosuo, è una zona di alte montagne ai confini col Tibet, tra Yunnan e Sichuan.

ULTIMA GUARDIANA della tradizione matriarcale è la regina (sopra) ritratta fra alcune delle più belle ragazze mosuo.

Che non reggevano la “metà del cielo” come diceva Mao bensì; nel loro piccolo regno, l'intera volta celeste, dovettero cedere almeno il 50 per cento del potere ai loro uomini. E se l'ideale cinese di famiglia e “tré generazioni sotto lo stesso tetto”, chissà come doveva apparire assurdo agli Han che il principio, tra i Mosuo, riguardasse solamente nonne, figlio e nipotino, e non padri e mariti.

LA FINE DEL LIBERO AMORE

Gli unici maschi conviventi fissi delle donne erano zii, fratelli e figli. Un'ingiustizia, decretarono le Guardie Rosse che non si lasciarono convincere dalle obiezioni di padri e mariti. I quali dicevano: “Ma non vi preoccupate per noi, siamo felici di abitare con le nostre nonne, mamme, sorelle”. Niente: la cultura mosuo venne dichiarata “controrivoluzionaria” e i Mosuo e le Mosuo furono costretti al matrimonio monogamico. Guai a chi si concedeva ancora le tradizionali libertà che adesso sembrano tornate in auge, cioè le acia, visite notturne furtive però del tutto legittime nella capanna dell'uno o dell'altra.

un'ampia veduta del territorio mosuo dalle montagne del Sichuan (sulla destra, il lago Lugu). Qui l'etnia vive sparsa in una cinquantina di villaggi.

Quindi, si potrebbe dedurne, matiiarcato e libero amore hanno avuto fine tra i Mosuo, perché ormai da trent'anni anch'essi si sposano e tutti i giovani sanno chi e il loro padre, almeno ufficialmente. Ma le cose stanno diversamente e si assiste addirittura a un revival delle acia. Come mai? Lo vedremo tra poco. Comunque, pure gli elaborati riti fondatori della cultura mosuo che si celebravano in occasione di funerali, passaggi alla maggiore età, nascite (non matrimoni, ovviamente) erano destinati a finire nel dimenticatoio: le Guardie Rosse li proibirono considerandoli superstiziosi, oscurantisti, “oppio dei popoli” come tutte le religioni, specialmente quella dei Mosuo in quanto variante dell'aborrito buddhismo tibetano.

CAPODANNO Due ragazze (sopra) si decorano di camelie il copricapo tipico, una cuffia nera in pelo di yak ornata con una collana di perle. è la festa per il Capodanno cinese. SOTTO: pendente in avorio. Le donne mosuo sono famose per la ricchezza dei loro costumi.L'antropologia fa i conti con un mito secolareCosì sarebbe stato, perché la cultura mosuo non conosce la scrittura; i canti sacri e i mantra si trasmettono oralmente di generazione in generazione, di sciamano in sciamano. All'inizio degli anni Ottanta però, quando in Cina si erano placati i furori della rivoluzióne culturale, un cinese di origine mosuo (cioè un Mosuo acculturato e sinizzato) si prese la briga di trascrivere nella lingua nazionale, per un totale di 60 ore di recitazione, i canti tradizionali del suo popolo che alcuni vecchi lama e sciamani ricordavano. Fu in quel periodo che gli studiosi han cominciarono a interessarsi con spirito meno punitivo alla cultura delle minoranze nazionali: in tutto 90 milioni di persone, 1'8 per cento circa della popolazione della Cina secondo il censimento del 1990. Perciò oggi si parla benevolmente di tutti e si leggono cose come: “I Miao sono famosi per i loro ricami, i Dong dedicano serenate al chiaro di luna all'amata…”. Descrizioni di supponente superficialità che nemmeno un dépliant turistico si permetterebbe mai. D'altra parte fu lo stesso presidente Mao, negli anni Trenta, a fare questa analisi:

LA PESCA è una fra le tante attività delle donne mosuo, che anche nei lavori indossano i costumi locali

(sopra). Sotto: una bambina dì 9 anni durante il Capodanno cinese.

“Noi diciamo .che la Cina è un Paese dal vasto territorio, ricco di risorse naturali e dalla popolazione numerosa. In realtà, è l'etnia Han che ha una popolazione numerosa, mentre sono le minoranze nazionali che hanno vasti territori e ricche risorse…”.

Oggi però in Cina 70 milioni di persone vivono sotto la soglia della povertà (1 dollaro al giorno), mentre altri 70 la superano appena. Come la mettiamo, allora, visto che le minoranze sono 1'8 per cento del totale della popolazione, ma rappresentano il 44 per cento dei poverissimi della Repubblica Popolare Cinese? il problema non e di facile soluzione, posto che lo si voglia risolvere. Comunque, fu negli anni Ottanta che gli antropologi hanno tentato di catalogare le etnie minoritarie usando il sistema storico ereditato da Marx ed Engels. E i nostri Mosuo risultarono come “un caso di fossile vivente della società matriarcale, uno stadio sociale più primitivo di quello dei Nosu”.

ATTRAZIONE DEI TURISTI

Negli anni Novanta, quando il socialismo cinese è diventato un “socialismo di mercato”, per i Mosuo – soprattutto per il loro “libero amore” c'è stato un revival all'insegna del turismo nazionale e internazionale. Dove trovare, infatti, un altro luogo al mondo in cui la popolazione, in costume locale e secondo il costume locale, si presta a dare pubblica dimostrazione delle proprie peculiarità culturali per una manciata di yuan? E dove, se non qui, si può assistere alla suggestiva cerimonia della danza del fuoco cingendo la vita di una ragazza che non dice di no, anzi incoraggia? E davvero di etnia Mosuo questa ragazza? Pare che siano cinesi molte giovani vestite in abiti tradizionali le quali, terminata la cerimonia sacra, accompagnano il turista al bar del karaoke o in uno degli alberghete costruiti intorno al grande (e “oh, quanto pittoresco!”) lago Lugu, un tempo patria dei Mosuo, anzi il regno delle donne mosuo, e ora invece una specie di Disneyland, un parco a tema. E il tema è il “libero amore”. Triste? Forse. Ma vero.

di Renata Pisu

Tratto da Airone n°239 Marzo 2001

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