Vorrei che tu…

Vorrei che tu entrassi nel quadro della tua vita, che è ancora una tela bianca, sulla quale puoi disegnare la tua esistenza e poi riempirla di colori…

Vorrei che tu sciogliessi tutte le tensioni,
vorrei che tu sciogliessi qualsiasi cosa,
che per te è stato o che può essere, ancora,
un ostacolo sul tuo cammino,
sul tuo lasciarti andare…

Vorrei che tu guardassi alle cose, intorno a te,

scoprendole come se fosse il primo giorno, il primo giorno del mondo,

in cui i giudizi non sono ancora nati, o sono solo un brusio lontano,

il primo giorno del mondo, in cui tu devi ancora nascere,

e nulla è mai accaduto e tutto deve ancora accadere.

Vorrei che tu ti confondessi e ti lasciassi confondere

nei tramonti di fuoco e nelle albe accese.

Vorrei che tu entrassi nel quadro della tua vita,

che è ancora una tela bianca,

sulla quale puoi disegnare la tua esistenza

e poi riempirla di colori…

Vorrei che tu confidassi nella forza delle tue mani,

che possono dipingere quel quadro, vorrei che quel pennello,

che tieni in mano per dipingere la tua vita, sia leggero come una piuma

e che scivoli nell'aria e che indugi là dove vuole indugiare.

Vorrei che la tua testa, i tuoi pensieri, mentre fai tutto questo,

fossero sereni, come i tuoi desideri,

vorrei che tutto si avverasse nello spazio breve di un momento;

al contempo, vorrei che tu rallentassi i tuoi movimenti,

in modo da riempirti di quello che ti circonda e di quello che stai creando.

Vorrei che amplificassi le armonie che ascolti e che tu spegnessi i rumori,

che tu spegnessi qualsiasi cosa ti possa disturbare.

Vorrei che i tuoi momenti no corressero veloci come gazzelle,

su quella tela, e, che tu li vedessi scomparire nella lontananza;

vorrei che i tuoi momenti sì dilatassero il tempo e lo spazio,

fino ad occuparlo tutto…

Vorrei che una carezza indugiasse su di te,

come quella linea d'infinito che stai disegnando

e che tu possa reclinare il capo, come colomba, per averne ancora.

Vorrei che tu comprendessi

che le cose non sono sempre come appaiono,

ma come tu le fai diventare.

Io vorrei che tu non rincorressi più alcun miraggio,

ma solo quello che è.

Io vorrei che tu disegnassi quell'aquilone nel tuo cielo

e vorrei che tu lo seguissi, cercando in alto,

oltre le nuvole di questo tempo.

Vorrei che tu ti fermassi, attimo per attimo, per guardare,

per cogliere ed imprimerti nella memoria quello che stai facendo.

Vorrei che tu facessi le cose come realmente senti di farle,

vorrei che tutti i tuoi suoni diventassero armonia,

vorrei che tu realizzassi tutti i tuoi sogni, nella vita di un giorno,

come stai realizzando quel quadro,

vorrei che tu si soffermassi sull'emozione di questo momento

e la facessi diventare eternità.

Vorrei che su quel quadro gli spazi vuoti, gli spazi ancora bianchi,

diventassero aria e che quell'aria ti portasse via i pensieri

e li portasse lontano dopo averli condensati in nubi,

lasciando la tua valle pulita e serena.

Vorrei che i troppi silenzi si riempissero di parole,

dolci come il miele della valle della Bekaa,

e di persone disegnate su quella tela…

Vorrei che le troppe parole diventassero solo uno sguardo,

che ti riempisse gli occhi e che scendesse nel tuo cuore

con l'impeto di un torrente a primavera,

e che quello sguardo dolce trascinasse via tutto quello che ti disturba,

tutto quello che incontra strada facendo,

e che sciogliesse tutto, come neve al sole,

e che disfacesse la tua roccia più dura

e che liberasse le gemme incastonate nel tuo profondo

e che le facesse brillare, come può brillare la tua vita,

secondo i tuoi particolari desideri.

Vorrei che quelle gemme,

di rosso, di verde e di blu,

alimentassero i tuoi colori.

Vorrei che il tuo corpo si potesse plasmare come terra creta,

come stai plasmando quel quadro, e così la tua mente,

a quello che non è ancora accaduto, ma che può ancora accadere.

Vorrei che tu allargassi le braccia a quel sole o a quella luna,

disegnate nel quadro, perché si riflettano e diventino realtà

nelle tue giornate di sole e di luna.

Ed in quel cielo dipinto, che continua nel cielo reale,

vorrei che tu rincorressi, con lo sguardo, gli ultimi tuoi pensieri,

che se ne vanno lontano, seguendo uno stormo di anatre, migranti nel cielo…

Vorrei che i tuoi pensieri diventassero, per te,

tanti incomprensibili quack quack, che per te non significano più nulla

e che tu ascoltassi solo le nuove parole,

percepissi le nuove sensazioni,

guardassi le nuove cose,

che appaiono nuove perché i tuoi occhi sono sereni,

le tue mani sono aperte e impiastricciate di colori

e la tua mente è libera di ascoltare quelle prime parole,

che ascolterai quando avrai deciso di farlo,

come se fossero il primo alfabeto del mondo.

Gilberto Gamberini


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