Acqua pubblica, inchiesta Altroconsumo: troppo piombo a Genova e Firenze

Troppo piombo nell’acqua potabile di Firenze e Genova: è quanto emerge dall’inchiesta condotta da Altroconsumo sull’acqua che sgorga dalle fontanelle pubbliche di 35 città italiane (i capoluoghi di Regione più altre città rilevanti). Le analisi sui campioni prelevati hanno acceso un faro sulla qualità (durezza, calcio, fluoruri, solfati), l’eventuale presenza di inquinanti o metalli pesanti. La concentrazione di piombo nell’acqua di Firenze e Genova sfora, rispettivamente di 3 e 5 volte, i limiti imposti dalla legge. I capioni di acqua “incriminati” sono stati prelevati in due precisi punti di distribuzione: in Piazza Colombo a Genova e in Piazza della Signoria 7 a Firenze. Altroconsumo ha richiamato formalmente le Asl dei Comuni di Genova e Firenze: le lettere inviate dall’Associazione sono una denuncia pubblica sul fatto che non sia possibile abbassare la guardia sul fronte della salubrità e sicurezza della risorsa, anche se circoscritto a due fontanelle.

Il limite di legge, che è di 10 microgrammi per litro (μg/l), purtroppo è stato ampiamente superato: a Genova lo sforamento è di oltre 5 volte (56,6 μg/l), mentre a Firenze di quasi 3 volte (24,8 μg/l). Dal controllo effettuato nella fontanella più vicina, l’acqua non è risultata contaminata da piombo.

Per le altre 33 città italiane, invece, i limiti imposti dalla legge sulla concentrazione di piombo sono stati rispettati: l’acqua distribuita dalle fontanelle pubbliche è di qualità ed è sicura.

Altroconsumoporta avanti la battaglia per l’acqua pubblica nelle città italiane, iniziata oltre vent’anni fa e culminata con la campagna “Bevi l’acqua di casa” nel 2009. Oltre al monitoraggio Altroconsumo compie un passo in più, proponendo una soluzione social al dilemma della qualità dell’acqua che si beve – grazie a We Test Water, piattaforma online di Altroconsumo disponibile anche come app offre a tutti la possibilità di attivare e contribuire alle analisi della qualità dell’acqua potabile proveniente da fontanelle pubbliche, scuole, uffici, palestre, abitazioni private. L’accesso ai risultati sarà pubblico: così oltre a partecipare per finalità e curiosità individuale andranno aumentando le informazioni disponibili e condivisibili sulla qualità dell’acqua, zona per zona, su tutto il territorio. Questa è la sharing economy.

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