Alimentazione, Nas: contraffazione, l’affare che non finisce mai

 carabinieri

Nas al lavoro contro la contraffazione alimentare, con un’attività che non lascia adito a dubbi: il mercato è florido, i sequestri numerosi, le contestazioni agli esercenti anche. Fra il 2012 e il 2014 sono stati fatti oltre 90 mila controlli e 31 mila esercenti non li hanno superati; nei primi cinque mesi di quest’anno, su oltre 2400 allevamenti sanzionati sono 703 quelli trovati non in regola, e più di 1.500 pastifici sanzionati sui 4.387 visitati. Il bilancio dell’attività del Nas dei Carabinieri è tracciato online sul Corriere.it che contiene una buona disanima delle operazioni effettuate.

A Parma i carabinieri hanno sequestrato «2.300 prosciutti ottenuti da animali alimentati con rifiuti». In Puglia, Marche, Emilia Romagna e Veneto sono state sequestrate tonnellate di pesce spada e tonni insieme al Cafodos, un additivo che consente di far apparire fresco un prodotto già andato a male. Sono stati accertate sofisticazioni per l’olio extravergine d’oliva. Si legge sul Corriere.it: “Ma il vero capolavoro della contraffazione è stato scoperto dal Nas di Napoli con migliaia di bottiglie di Champagne Moët & Chandon, Veuve Clicquot Pondsardin e Bollinger già sistemate sugli scaffali di numerose enoteche e supermercati in un traffico internazionale gestito dalla criminalità organizzata. Prodotti pressoché identici agli originali con tanto di bollini adesivi, imballaggi, tappi, collarini, cliché dei marchi, timbri e attrezzature per l’imbottigliamento. Il valore del sequestro supera i due milioni di euro e sono ancora in corso controlli sui collegamenti con i mercati stranieri come la Spagna, il Portogallo, la Francia e l’Inghilterra”.

La notizia non è sfuggita a Coldiretti, per la quale dall’inizio della crisi a oggi è aumentato ormai del 248 per cento il valore di cibi e bevande sequestrati dai Nas perché adulterate, contraffatte o falsificate. “Nel 2013 in Italia – spiega la Coldiretti – sono stati sequestrati beni e prodotti per un valore di 441 milioni di euro soprattutto con riferimento a prodotti base dell’alimentazione come la carne (25 per cento), farine pane e pasta (15 per cento), latte e derivati (9 per cento), vino ed alcolici (7 per cento), ma anche in misura rilevante alla ristorazione (18 per cento) dove per risparmiare si diffonde purtroppo l’utilizzo di ingredienti low cost che spesso nascondono frodi e adulterazioni. Diverse le truffe rischiose per la salute dei consumatori scoperte, dalla carne trattata con ione solfito per renderla rossa  e sanguinolenta all’olio extravergine sostituito con quello di soia o colorato per farlo apparire più verde, fino al pesce marcio trattato con un additivo per farlo sembrare fresco”.

“Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy”, denuncia il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo per il quale “in un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza e lo stop al segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero è un primo passo che va completato con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli alimenti”.

“In base al rapporto del Nucleo Antisofisticazioni del Corpo dei Carabinieri negli ultimi due anni sono stati effettuati sequestri per circa 1 miliardo di euro, un alimento su tre è risultato “non conforme” alle leggi”: per l’Adoc è “allarme sicurezza alimentare”. Commenta il presidente dell’associazione Lamberto Santini: “Dal rapporto dei Nas emerge una situazione d’allarme per la sicurezza alimentare, è grave che un alimento su tre sia non conforme alla legge. Il settore agricolo e enogastronomico sono strategici per l’Italia, per cui la lotta alla contraffazione non può che essere dura e senza sosta. I prodotti alimentari contraffatti muovono un giro d’affari di oltre un miliardo di euro, che diventano 60 se si considera il fenomeno dei prodotti “italian sounding”. E il legame con la malavita è sempre più stringente e preoccupante, anche per quanto concerne l’estensione nel campo farmaceutico. Settore già fortemente compromesso, come dimostrato dal recente caso Avastin-Lucentis. Per questo crediamo che il Nas, uno dei baluardi a difesa del consumatore, debba essere ulteriormente potenziato e rafforzato, negli anni ha costantemente impedito di far arrivare sulle tavole prodotti contraffatti e pericolosi per la salute”.

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