Altroconsumo segnala ad Antitrust pubblicità di Bioscalin, Biopoint Hair e Crescina

bioscalin
Cosmetici e integratori dalle proprietà quasi miracolose: capelli che crescono più in fretta, che crescono più forti, prodotti che permettono di combatterne la caduta. Quasi si trattasse di farmaci con un’azione diretta sulla salute delle amate chiome. È davvero così? Non proprio secondo Altroconsumo, che ha segnalato all’Autorità Antitrust le pubblicità di tre prodotti per la cura dei capelli: Bioscalin con Sincrobiogenina, Biopoint Speedy Hair e Crescina Ri-crescita, per messaggi pubblicitari considerati “ingannevoli e fuorvianti”.

Spiega Altroconsumo: “Le pubblicità di integratori e cosmetici puntano sempre di più a farci credere che questi prodotti abbiano particolari effetti sulla salute. Molto spesso negli spot in televisione (e non solo) si ricorre a un immaginario medico, un linguaggio tecnico, all’uso di grafici e percentuali, per dare a integratori e cosmetici un’aura di autorevolezza e scientificità. A volte questi prodotti vengono presentati come dei veri e propri farmaci. Tutto questo induce grande confusione nei consumatori in merito alla reale natura di questi prodotti”. Chi legge e acquista è portato a pensare che tali prodotti vantino proprietà dirette sulla salute dei capelli che, per loro natura, non possono avere, perché non sono farmaci.

bioscalinUno dei prodotti segnalati da Altroconsumo è Bioscalin con sincrobiogenina. Le promesse della pubblicità è allettante: “Bioscalin è cresciuto! Cresce l’efficacia, per capelli 82% più forti! Bioscalin con sincrobiogenina: cresce la forza dei tuoi capelli!”. Allo stesso tempo, è accompagnata dalla scritta “dalla ricerca anticaduta Giuliani” con percentuali di efficacia, riferimenti a test, studi clinici controllati e camici bianchi. Nella segnalazione su Bioscalin, Altroconsumo racconta di essere andato ad analizzare le informazioni contenute sul sito internet e di aver trovato, su una pagina, un’informazione che il video pubblicitario non dice. Ovvero, che Bioscalin è indicato “nei periodi in cui i capelli risultano deboli e fragili, quindi con tendenza a cadere, a causa di stress, cambi di stagione, alimentazione non corretta ed esposizione al sole”.

Spiega Altroconsumo: “Bioscalin, quindi, si rivolge solo ad una parte di consumatori con problemi di caduta, cioè quelli affetti da caduta transitoria legata a stress psicofisico, il tipo di caduta più lieve e a carattere reversibile, e non ad altri tipi di caduta più seri (come telogen effluvium cronicizzati, anagen effluvium, alopecia androgenetica e alopecia areata) che possono colpire entrambi i sessi, ma lo spot televisivo non lo dice. Questo tipo di problemi nella comunicazione di Bioscalin avevano già portato in passato a due pronunciamenti dell’AGCM, che aveva comminato multe per un totale 250.000 euro”. Di fronte a questi messaggi il consumatore è dunque indotto a credere che il prodotto abbia un effetto positivo e considerevole sulla caduta dei capelli, qualunque sia la causa, perché non viene spiegato per quale tipo di problema Bioscalin si proponga. “Inoltre le immagini utilizzate e la presenza di un personaggio in camice bianco (che rievoca un ambiente di ricerca medico) portano a credere che il prodotto esplichi un’azione più riconducibile a un farmaco che a un integratore alimentare, quale è Bioscalin”, aggiunge Altroconsumo.

Altro prodotto finito nel mirino dell’associazione è la linea di cosmetici (shampoo, maschera e spray) Speedy Hair di Biopoint, che promette di “far crescere i capelli più in fretta”, per la precisione “2 volte più in fretta”. Può farlo un cosmetico? “La crescita dei capelli è un processo biologico finemente regolato: un cosmetico non può quindi vantare un’azione come quella descritta – dice Altroconsumo – La comunicazione di Speedy Hair allude a un’azione ascrivibile più a una sostanza ad azione farmacologica che non agli ingredienti di un cosmetico. L’utilizzo di frasi quali “scientificamente provato”, il riferimento a “test strumentali di laboratorio”, l’utilizzo di grafici per ammantare di scientificità la comunicazione, la garanzia di “risultati immediatamente visibili” sono ulteriore fonte di confusione. Tutto questo a nostro avviso è fuorviante e ingannevole perché induce a pensare che questa linea di prodotti non sia una comune linea di cosmetici, ma qualcosa di più: impedisce così di comprendere quale sia la reale natura del prodotto e orienta indebitamente le scelte di acquisto del consumatore”.

crescinaAltra segnalazione riguarda poi il prodotto Crescina Ri-crescita, che si rivolge a persone afflitte da diradamento dei capelli e da incipiente calvizie, per le quali i “ricercatori” di Labo (il produttore) “hanno sviluppato una nuova Crescina” contenente delle “molecole cosmetiche” prodotte con tecniche di “bio-ingegneria genetica e identiche ai fattori di crescita umani, ma adatte a un’applicazione topica sul cuoio capelluto” per “favorire la crescita fisiologica dei capelli”. Anche in questo caso, il messaggio crea confusione: “È evidente che la comunicazione della Labo genera la più profonda confusione in merito alla distinzione tra farmaci e cosmetici, quando afferma che dei cosmetici abbiano proprietà assimilabili a quelle dei “fattori di crescita umani” (non meglio identificati, ma molto evocativi) in grado di produrre effetti su una condizione che affligge numerose persone, per questo più sensibili a questo tipo di comunicazione”.

Troppe promesse, e troppo miracolose, per integratori e cosmetici.
 

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