Amnesty: in vigore la Convenzione di Istanbul contro violenza sulle donne

donna ammnesti

Entra in vigore oggi la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Per l’occasione, Amnesty International chiede all’Italia di dare piena attuazione alle leggi in vigore rilanciando l’appello “Italia: fermiamo la violenza contro le donne!” lanciato a febbraio.

La Convenzione, adottata a Istanbul nel 2011, costituisce il primo strumento internazionale vincolante sul piano giuridico per prevenire e contrastare la violenza contro le donne e la violenza domestica. E’ stata ratificata da 14 paesi, compresa – nel giugno 2013 – l’Italia. Il testo della Convenzione si fonda su tre pilastri – prevenzione, protezione e punizione – ponendo particolare enfasi sui primi due, gli unici in grado di sradicare una violazione dei diritti umani ormai sistemica in Europa e particolarmente grave.

Qual è la situazione in Italia? La violenza domestica non viene denunciata in oltre il 90 per cento dei casi. Oltre 100 donne ogni anno vengono uccise per mano di un uomo. Nella maggior parte dei casi il colpevole è un partner o un ex partner, solo in rare circostanze si tratta di uno sconosciuto. Afferma Amnesty: “In occasione dell’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul, Amnesty International ha rinnovato il suo appello alle istituzioni italiane perché sia adottata una legge specifica sulla parità di genere, siano raccolti dati statistici disaggregati per garantire analisi standardizzate e periodiche dei dati relativi al fenomeno del femminicidio, siano garantiti il finanziamento e l’aumento dei centri d’accoglienza per le vittime di violenza e un adeguato coordinamento tra la magistratura, la polizia e gli operatori sociosanitari e, infine, si realizzino azioni volte a una maggiore sensibilizzazione della società nel suo complesso, delle istituzioni scolastiche e degli organi di informazione per arrivare finalmente a una rappresentazione non stereotipata e non discriminatoria delle donne”.

Dopo aver ratificato la Convenzione di Istanbul, nell’agosto 2013 il Governo italiano ha approvato un decreto legge contenente una serie di misure repressive nonché di tutela delle vittime della violenza avvenuta (poi convertito in legge con modifiche dalla L. 119/2013 del 15 ottobre 2013), riconoscendo in questo modo l’esistenza di una situazione grave ma non ancora adeguatamente affrontata. Amnesty sottolinea che vi sono diversi aspetti problematici: “Se è vero che la nuova legge compie un innegabile passo in avanti in tema di lotta alla violenza contro le donne in Italia, si rileva tuttavia come alcuni standard richiesti sia dalla Convenzione di Istanbul, sia dalle raccomandazioni della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e sia dal Comitato sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne non siano ancora stati raggiunti. In particolare, se è vero che la netta centralità degli strumenti di prevenzione e protezione rispetto a quelli repressivi appare molto chiara nel testo della Convenzione di Istanbul, questo non accade nel testo di legge italiano, dove l’attenzione viene data più a quell’aspetto punitivo caratteristico dei decreti legge, che appunto sono strumenti idonei ad arginare una situazione di crisi, ma poco adatti al concepimento di politiche a lungo termine di prevenzione e sensibilizzazione sociale, che richiederebbero invece un’ampia discussione parlamentare”. Nell’appello si chiede, fra le altre cose, di garantire risorse finanziarie adeguate per ciò che riguarda i centri antiviolenza e i rifugi d’emergenza e di aumentarne il numero.

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