Auser, la cittadinanza non ha etá: invecchiare restando attivi

casalinghi_piccolo_gruppo

“Tra qualche mese andró in pensione e ho il terrore di cominciare a pensare al passato e non al futuro”. Questa é la dichiarazione rilasciata da un “futuro anziano” al presidente di Auser, Enzo Costa, nel corso di una trasmissione radiofonica. Parole che riflettono la condizione di una fascia sempre piú grande della popolazione italiana, soggetta ormai da molti anni ad un cambiamento demografico che sembra sempre piú difficile invertire, ossia il progressivo invecchiamento della popolazione. Nel 2012, i dati forniti da Istat parlavano di 148,6 anziani ogni 100 giovani e la previsione al 2030 e al 2050 dava rispettivamente una media di 207,1 e 262,8.

Da questo consegue che il rapporto tra parte attiva della popolazione e la parte che ha raggiunto l’etá della pensione tenderá invitabilmente a crescere a sua volta: se al 2012 l’indice di vecchiaia era pari al 53,5%, tra 50 anni sará dell’85%. “Ci troviamo di fronte a 16,6 milioni di pensionati che hanno il diritto di avere ancora un ruolo attivo nella societá”, dice Costa “per questo stiamo lanciando una campagna di comunicazione per sensibilizzare tutti su questo tema”.

Si é tenuta infatti questa mattina la confereza di presentazione della campagna “La cittadinanza non ha etá” (questo il link dello spot che sará diffuso via radio, Tv e social media: https://www.youtube.com/watch?v=e_dV0cr1imw), voluta da Auser, associazione che da anni si impegna sul territorio nazionale per il coinvolgimento attivo degli anziani nel tessuto sociale. I numeri presenti nel bilancio sociale dell’organizzazione parlano di una fitta rete di sedi territoriali (1.500) che, attraverso 45.263 volontari e quasi 7 milioni di ore dedicate agli altri, si impegna per dare un ruolo attivo all’invecchiamento nella societá.

“Ormai la fase che va dalla pensione all’incapacitá di essere autosufficienti si sta allargando sempre di piú. Si tratta di 20-25 anni in cui la persona ha bisogno di fare ancora qualcosa di utile per la societá. É uno spazio che va colmato con contenuti di valore”, aggiunge Costa. Con il supporto delle statistiche si comprende facilmente il perché: a 5 anni dalla pensione, il 50% delle persone soffre di depressione che puó essere condierata l’anticamera della non autosufficienza.

“I tagli imposti dalla crisi economica stanno diminuendo le risorse disponibili per tutti quei servizi che potrebbero evitare una malattia pericolosissima: l’isolamento sociale, che non riguarda in realtá solo gli anziani ma tutti coloro che non si sento parte di qualcosa, che non hanno piú legami attivi con la societá. E questo é un fenomeno che prescinde l’etá”. Cosa puó fare il Governo in questo contesto? “Bisognerebbe unire i semplici interventi monetari, che possono essere l’accompagnamento in aggiunta alla pensione, a un’iniezione di servizi concreti diretti alla persona. Le badanti, faccio un esempio su tutti, sono la testimonianza che ci sono dei bisogni veri da soddisfare e che, non avendo risposta istituzionale, ognuno provvede a colmare privatamente”.

di Elena Leoparco

Condividi questo articolo