Biossido di azoto, Corte di Giustizia Ue: ecco cosa fare se si “sforano” i limiti

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La Corte di Giustizia dell’UE interviene sull’inquinamento atmosferico e mette alcuni paletti sul rispetto dei valori di biossido di azoto e sulla possibilità di “sforare” sui tempi della scadenza che l’Europa si è data per non superare i valori limite di questo gas, altamente tossico e irritante. I valori limite del biossido di azoto nell’aria vanno rispettati e la proroga del termine stabilito fino al gennaio 2015 è possibile solo se le misure di lotta all’inquinamento incontrano problemi concreti e particolarmente difficili. E questo è un obbligo europeo.

Allo stesso tempo, se uno Stato trova che i valori limite non possono essere rispettati entro il termine stabilito dalla direttiva europea sulla qualità dell’aria e vuole prorogarlo di cinque anni al massimo, deve chiedere la proroga presentando un piano per la qualità dell’aria che dimostri che tali valori saranno rispettati entro la nuova scadenza. Questo quanto precisato dalla Corte, chiamata a chiarire gli obblighi degli Stati sul rispetto dei valori limite per il biossido di azoto a partire dalla situazione del Regno Unito.

Il riferimento è la direttiva sulla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, che stabilisce i valori limite per alcuni inquinanti nell’aria ambiente. Per quanto riguarda il biossido di azoto i valori limite non devono essere superati dopo il 1° gennaio 2010. La direttiva prevede però che, se in una determinata zona o agglomerato, nel quale le condizioni sono particolarmente difficili, non è possibile raggiungere i valori limite fissati entro tale data nonostante l’attuazione di adeguate misure, uno Stato membro può prorogare il termine fino al 1° gennaio 2015, al massimo. Tale possibilità è sottoposta alla condizione che lo Stato membro predisponga un piano per la qualità dell’aria che dimostri come i valori limite saranno conseguiti entro il nuovo termine.

Il caso del Regno Unito è il seguente: in 40 delle 43 zone stabilite ai fini della direttiva, i valori limite per il biossido di azoto sono stati superati nel 2010. Nel settembre 2011, il Regno Unito ha presentato alla Commissione alcuni piani corredati da domande di proroga del termine per 24 delle 40 zone per le quali lo Stato riteneva che i valori limite dovessero essere rispettati entro il 1° gennaio 2015. Per le 16 zone o agglomerati (compresa la «Greater London») i cui piani per la qualità dell’aria prevedevano il rispetto dei valori limite tra il 2015 e il 2025, il Regno Unito non ha presentato alcuna domanda. Un’organizzazione non governativa di tutela dell’ambiente ha dunque chiesto ai giudici nazionali di ingiungere al governo britannico di rettificare tali piani al fine di indicarvi le condizioni in presenza delle quali i valori limite stabiliti per il biossido d’azoto avrebbero potuto essere rispettati il più presto possibile e, al più tardi, entro il 1° gennaio 2015. La Corte Suprema del Regno Unito si è dunque rivolta alla Corte di Giustizia chiedendo se, qualora i valori limiti non siano stati rispettati entro il 1° gennaio 2010, uno Stato membro debba presentare una domanda di proroga, e se la predisposizione di un piano per la qualità dell’aria sia rilevante al fine di stabilire se uno Stato membro abbia ottemperato o no alla direttiva.

La Corte evidenzia che, per il biossido di azoto, la direttiva prevede che i valori limite «non possono essere superati», il che corrisponde ad un obbligo di risultato. La proroga del termine inizialmente stabilito è possibile unicamente qualora persistano problemi acuti di conformità nonostante l’attuazione di adeguate misure di lotta contro l’inquinamento. Per prorogare al massimo per cinque anni il termine della direttiva, dunque, uno Stato deve presentare la domanda “quando emerge in modo oggettivo – tenuto conto dei dati esistenti, e nonostante l’attuazione da parte di tale Stato di adeguate misure di lotta contro l’inquinamento – che tali valori non potranno essere rispettati in una zona o in un agglomerato determinato entro il termine indicato. La direttiva non consente alcuna deroga a tale obbligo”, spiega la Corte, ricordando che se il superamento dei valori limite di biossido di azoto si svolge dopo il termine previsto e senza alcuna domanda di proroga, “lo Stato membro è parimenti tenuto a predisporre un piano per la qualità dell’aria che preveda misure adeguate affinché il periodo di non conformità sia il più breve possibile. Il semplice fatto di aver predisposto tale piano non consente di considerare che lo Stato di cui trattasi abbia pienamente adempiuto gli obblighi ad esso incombenti in forza della direttiva”. Se infine lo Stato non ha rispettato i valori limite e non ha richiesto la proroga, spetta al giudice nazionale adottare ogni misura necessaria affinché il piano richiesto dalla direttiva venga predisposto.

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