Buste di plastica, Ue verso lo stop (quasi): 90 a testa entro il 2019

sacchetti ecologici

Stop ai sacchetti di plastica (principale fonte di inquinamento): l’Europa, dopo un percorso sofferto, ma quasi definitivo, ha deciso che entro il 2019 gli Stati membri dovranno limitare il numero di sacchetti a 90 a testa (oggi sono circa 200), che si ridurranno a 40 nel 2025. I governi potranno introdurre tasse per limitarne l’uso (come ha fatto la Danimarca che è a 4 shopper procapite). Oggi è arrivato l’atteso voto del Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri.

Lunedì dovrebbe arrivare anche il voto definitivo del Parlamento Europeo, ma la nuova strategia che limita l’uso dei sacchetti di plastica leggera si può dire adottata.

“Finalmente, dopo il voto dell’aprile scorso del Parlamento UE, guidato dall’eurodeputata Verde e relatrice Margrete Auken, anche gli Stati Membri si pronunciano sul problema dei sacchetti di plastica leggera, una delle maggiori fonti di inquinamento, specialmente per mari e fiumi. Si tratta, al contempo, di un importante riconoscimento per l’Italia, che avendo vietato gli shopper non biodegradabili e compostabili è già in linea con la nuova legislazione e che potrà, d’ora in avanti, contare sul sostegno di Bruxelles per la lotta alle buste inquinanti. – dichiarano Monica Frassoni, co-Presidente del Partito Verde Europeo, e Francesco Ferrante, esponente di Green Italia – Ciascun cittadino europeo consuma in media 200 sacchetti di plastica per anno, ma ora l’Ue darà un chiaro tetto massimo: ridurre queste cifre a 90 in 4 anni e 40% entro il 2025.”

“Quello di oggi – aggiunge Ferrante – è un successo italiano, perché il risultato positivo è stato raggiunto sotto la guida della Presidenza Ue dell’Italia ed è il traguardo finale di una battaglia in difesa dell’ambiente lanciata anni fa, quando, grazie all’emendamento che proposi nella Finanziaria del 2007, fu introdotto il divieto della commercializzazione dei sacchetti non biodegradabili”.

“Sul piano europeo, – continua Frassoni – bene che Commissione Juncker abbia rinunciato a ritirare la propria proposta, come era stato, invece, ventilato qualche giorno fa in ossequio a una nuova e pericolosa tendenza a considerare che le regole ambientali non facciano parte delle “grandi” politiche di cui l’UE si deve occupare. É fondamentale che l’Europa continui a dare direttive quadro volte a diminuire l’impatto ambientale dell’attività industriale ed economica e a migliorare l’uso delle risorse.”

“Manca ancora una presa di posizione UE sui sacchetti “oxo-biodegradabili”, che frammentandosi in micro-plastiche, inquinano l’ambiente e aggravano il problema dei rifiuti. Aspettiamo un ulteriore intervento dell’UE su questo problema. Intanto – concludono Frassoni e Ferrante – la sfida è la tolleranza zero per chi in maniera fraudolenta commercializza sacchetti che biodegradabili non sono. La rivoluzione dei bioshopper è stata ben accolta e recepita dai cittadini, che siamo certi saranno pronti a denunciare chi froda la legge e inquina l’ambiente”.

In vista della Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti promossa dall’Unione Europea dal 22 al 30 novembre, Legambiente, che è nel comitato promotore della campagna, quest’anno ha deciso di concentrare le sue iniziative proprio contro gli shopper di plastica. “Il bando degli shopper in plastica è stato sicuramente per tutti noi una vittoria, oltre che il frutto del nostro lavoro di squadra, ma purtroppo la partita non è ancora chiusa dice Rossella Muroni, direttrice generale del Cigno Verde – Nel nostro Paese continuano a circolare shopper illegali, spacciati per biodegradabili. Questa realtà alimenta un preoccupante ciclo di illegalità, a partire da chi continua a produrre sacchetti non in regola con la legge, fino ai singoli rivenditori. La legge parla chiaro e chi spaccia sacchetti di plastica per biodegradabili rischia pesanti sanzioni economiche”.

Le iniziative di Legambiente per la settimana europea per la riduzione dei rifiuti consistono in due fasi: dal 21 e il 23 novembre i soci dell’associazione sono invitati ad andare nei supermercati  della grande distribuzione organizzata (non nei piccoli esercizi commerciali) per verificare che i sacchetti che sono distribuiti siano quelli giusti e l’associazione fornisce anche la descrizione per riconoscerli e il numero della direttiva/simboli che questi devono contenere per essere legali. Se i detective di Legambiente troveranno sacchetti dovranno compilare una scheda e inviarla all’associazione entro il 24 novembre, completa di foto del sacchetto.

Ai soci del Cigno Verde viene anche chiesto di conservare per un po’ sacchetto e relativo scontrino. “Tutte le nostre prove ci aiuteranno a costruire una buona casistica per denunciare il problema”, spiega la Muroni.

La seconda fase, dal 28 al 30 novembre, consisterà in una campagna di informazione rivolta a cittadini e piccoli commercianti sul riconoscimento dei sacchetti illegali. “L’obiettivo – sottolinea la direttrice di Legambiente – è, da un lato, quello di rendere consapevoli i consumatori e, dall’altro, di informare i piccoli commercianti delle sanzioni nelle quali potrebbero incorrere se acquistano e distribuiscono sacchetti illegali (se non lo sanno già)”.

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