Canone Rai, UNC: no a dieci rate. E deve essere più basso

No al canone Rai a 100 euro: è troppo, deve scendere. No alla divisione del canone in dieci rate. E attenzione ai casi in cui l’intestatario del contratto di fornitura elettrica sia diverso da quello di chi paga il canone Rai. Sono le obiezioni sollevate dall’Unione Nazionale Consumatori di fronte alle nuove modalità di pagamento del canone del servizio pubblico radiotelevisivo. Già a partire dall’importo, che invece dovrebbe scendere a una cifra comprese fra 77 e 83 euro (stimando il recupero totale o parziale dell’evasione).

“Anche se l’importo si abbassa di 13,50 euro rispetto al 2015, l’aumento forzoso degli abbonati consentirà un maggior gettito variabile da 401 a 757 mln – spiega l’associazione – Per mantenere il gettito 2016  invariato rispetto a quello precedente, anche conteggiando gli utenti morosi, il canone dovrebbe essere, nell’ipotesi più benevola, prendendo per buoni i dati considerati nella nota tecnica della Legge di stabilità, di 82,5 euro, ipotizzando un recupero totale dell’evasione, o al massimo 90,5 euro se si considera, in via prudenziale, un residuo di evasione pari al 7%. In pratica gli abbonati dovrebbero pagare da 9,5 a 17,5 euro in meno”. L’evasione del canone attualmente è stimata nel bilancio Rai al 27%: se si considerano i dati Istat, per i quali il numero di famiglie che posseggono almeno un televisore sono 24 mln e 199 mila e si considrano gli abbonati del 2014, 16,5 milioni, “allora l’importo del canone dovrebbe fluttuare tra 77 ed 83 euro (se resterà un 7% di evasori)”.

“Il Governo dica chiaramente che intende aumentare il gettito complessivo del canone – dice il segretario dell’UNC Massimiliano Dona – Anche se nella legge di stabilità è scritto che le eventuali maggiori entrate versate a titolo di canone di abbonamento alla televisione saranno destinate al fondo per la riduzione della pressione fiscale o, come proposto, ad aumentare la soglia di esenzione per i pensionati portandola da 6.500 a 8mila euro, cosa in sé condivisibile, si tratta, comunque, di una misura iniqua, dato che il canone è un’imposta uguale per tutti, che pagheranno anche quei pensionati che beneficeranno dell’aumento della soglia di esenzione, salvo quei pochi che non lo devono pagare perché hanno più di 75 anni e sono poveri”.

C’è poi un altro problema, sottolinea l’associazione, per chi paga la tariffa D3, che viene applicata sia ai contratti stipulati nelle abitazioni di residenza con impegno di potenza superiore a 3 kW sia a quelli stipulati per le abitazioni non di residenza, che il canone Rai, invece, non devono pagarlo.  “Le società elettriche dovrebbero distinguere i due casi, ma visto che non sanno nemmeno inviare le bollette della luce, come dimostra l’apertura dell’istruttoria dell’Antitrust proprio su questo argomento, dubitiamo siano così brave nel farlo” ha proseguito Dona. “Problemi sorgeranno anche nel caso in cui l’intestatario del contratto di fornitura elettrica sia diverso da chi ha pagato fino ad oggi il canone Rai. Un classico è la moglie che paga la bolletta della luce e il marito l’abbonamento alla tv. Il rischio, molto forte, è che alla moglie sia chiesto il pagamento del canone già pagato dal marito, oppure che la moglie paghi, ed il marito, vecchio abbonato, sia considerato un evasore. Insomma, l’inversione dell’onere della prova previsto nella Legge di stabilità, costringerà, nella migliore delle ipotesi, milioni di consumatori a produrre documentazioni e prove per dimostrare la propria innocenza”. Il sistema invece potrebbe essere semplificato modificando il Regio decreto legge n. 246 del 1938, in modo che l’obbligo del pagamento del canone non sia legato alla detenzione dell’apparecchio, ossia al possesso, ma alla proprietà; incrociando i dati con gli abbonati delle pay tv; e ancora – aggiunge l’UNC – coinvolgendo i comuni nella lotta all’evasione, considerato che le antenne sui tetti sono un buon indicatore del possesso della tv.

No, infine, dell’Unione Nazionale Consumatori, al pagamento in 10 rate. “Il pagamento in 10 rate è pericoloso, perché aumenta il rischio che il consumatore non si accorga nemmeno del pagamento del canone, non notando l’aumento anomalo della bolletta – sostiene Dona – Così finirà per pagare, anche se il televisore non ce l’ha o il pagamento è già stato fatto da altri componenti della famiglia. Chiediamo, quindi, che le 10 rate siano possibili solo a fronte di una richiesta del consumatore. Una facoltà, non la regola. Tanto più che le rate dovrebbero essere 6 e non 12, visto che le bollette sono bimestrali”.

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