Casalinghi felici. In Italia gli uomini dediti ai lavori domestici sono oltre 22mila. 4 consigli per il perfetto “uomo di casa”

Italienske husfedre
“Il problema più grande del maschio italiano è che ancora si vergogna a dire di essere diventato un casalingo. Si sente meno ‘macho’. Ma perché vergognarsi? Come la donna può dire, a testa alta, di essere una casalinga, anche noi uomini dovremmo sentirci liberi di farlo”. È un casalingo e orgoglioso di esserlo, Fiorenzo Bresciani, 62 anni, versiliese, fondatore dell’Associazione Uomini Casalinghi. Nata nel 2003 e diventata un punto di riferimento nazionale per chiunque abbia deciso di abbandonare giacca e cravatta e indossare grembiule e guanti, l’associazione conta oltre 6000 iscritti. Ma gli italiani che svolgerebbero lavori domestici sarebbero molti di più: ben 22.600, secondo l’Inail.

Un’invasione di campo o un valido aiuto per le donne? Secondo i dati Istat del 2012, a farla da padrone in casa sarebbe ancora il sesso femminile, che dedica fino alle 51 ore settimanali ai lavori domestici contro le 20 degli uomini. “Il picco dell’impegno maschile si osserva nelle fasi finali della vita, quando in genere sono pensionati e, soprattutto, quando restano soli”, si legge sul rapporto dell’Istat. Ma quando i bambini sono piccoli e la moglie non può occuparsene, quando si perde il lavoro o semplicemente si vuole ritrovare un po’ di tranquillità, diventare casalinghi può rivelarsi la scelta vincente.

Come lo è stata per Fiorenzo Bresciani, che si vanta di essere stato uno dei primi ad inserire sulla carta d’identità la professione “casalingo”. “Mia moglie era un medico. Io, ad un certo punto, decisi, di comune accordo con lei, di vendere la mia attività commerciale per dedicarmi alla casa. Quando andai in Comune per rinnovare la mia carta d’identità, però, l’impiegata voleva scrivere ‘disoccupato’. Ma io non ero un disoccupato, al contrario, avevo molto da fare. Così insistei affinché scrivesse ‘casalingo’”.

Fare il casalingo, dunque, può essere una scelta e non sempre una necessità. “Mi è sempre piaciuto fare le faccende di casa. E da quando ho deciso di farle per ‘professione’, ho scoperto che mi piacevano ancora di più. Fare il casalingo ha migliorato la qualità della mia vita, aumentando il mio benessere sia fisico che mentale. Se un giorno mi sveglio e non ho voglia di stirare, non stiro. Se, invece, ho voglia di impegnarmi in lavori manuali, posso dedicarci tutto me stesso. Mi ha dato un senso di libertà impagabile. E non è vero che ci si annoia, perché le cose da fare sono tante e tutto sta nell’organizzarsi bene le giornate”.

Docente di “stirologia ed epistemologia del bucato”, organizzatore di corsi di “economia domestica”, Fiorenzo Bresciani ha messo su l’associazione proprio per fornire i giusti consigli agli uomini casalinghi (e, perché no, anche alle donne). Sul sito dell’ASUC, curato insieme ad alcuni volontari, si possono trovare news e informazioni sui diritti della categoria e sulle attività organizzate. Ma si possono scovare anche le dritte più disparate, da come usare l’aspirapolvere a come “ramazzare con filosofia” a come diventare casalinghi “non disperati”. “Perché questo è un lavoro duro e invisibile, ma deve essere riconosciuto – conclude Fiorenzo – quando torni a casa e trovi tutto pulito, i piatti non sono ammucchiati nel lavandino e le camicie sono stirate, devi riconoscere che questo ‘miracolo’ è frutto del lavoro di qualcuno”. Qualcuno che non ha paura di sembrare meno sexy con una scopa in mano.

Ci siamo fatti suggerire da Fiorenzo Bresciani e dal libro, realizzato dall’ASUC, “Pulire al naturale”, 4 consigli per il casalingo DOC. Perché stirare e pulire può essere non solo un dovere ma, soprattutto, un piacere.

Stirare con la postura giusta

1) Bisogna tenere sempre l’asse da stiro abbastanza alto (altezza del bacino) per non essere troppo curvati.

2) E’ importante alternare la posizione a gambe divaricate a quella appoggiate a uno sgabello basso.

Attenzione all’acqua di rubinetto: anche quando il costruttore lo consiglia, verificate che la durezza non sia eccessiva. Usate acqua distillata ogni tanto. E attenzione al cavo! Quando stirate tende inevitabilmente a toccare la piastra.

3 trucchi per “brillare”

Aceto per le stoviglie:
– usate l’aceto al posto del brillantante: fara’ splendere le vostre stoviglie e, allo stesso tempo, contrastera’ la formazione di calcare
– se lavate i piatti a mano, unitelo all’acqua e al detersivo: sgrassa bene le stoviglie (consentendo di non eccedere col detersivo) e toglie tutti gli odori
– se avete fatto bruciacchiare qualcosa e i resti sono rimasti sul fondo della padella, coprite con un po’ d’aceto e lasciate riposare 30 minuti, oppure unite anche un po’ d’acqua e fate bollire finché i “resti” non si staccano
– 2 o 3 cucchiai di aceto in un litro d’acqua renderanno splendenti bicchieri, bottiglie, caraffe di vetro o cristallo
– se sulle pareti interne di una caraffa restano come “velate”, versatevi un bicchiere di acqua e aceto, unitevi una manciata di sale grosso, scuotete bene per qualche minuto quindi sciacquate con abbondante acqua.

Bicarbonato di sodio
Gli ingredienti di base per pulire.
• Addizionato all’acqua prima della cottura, serve per ammorbidire i legumi.
.•Può essere utilizzato per la preparazione di torte e dolci grazie alle sue caratteristiche di antiacido e di lievitante.
• II bicarbonato pulisce, deodora, ammorbidisce l’acqua e rappresenta una buona polvere sgrassante.
Per la sua caratteristica alcalina crea un ambiente più sfavorevole al successivo sviluppo dei batteri
• È buona abitudine cospargere i guanti di gomma sia dentro che fuori di bicarbonato per tenerli asciutti e freschi. Conservalo tenendolo asciutto in un contenitore ben chiuso.
Il potere igienizzante del bicarbonato: modalità d’uso
• Per le pulizie ordinarie scioglieremo gr. 48 di bicarbonato in 1 litro di acqua.
• Per pulizie profonde preparare una soluzione più concentrata sciogliendo 90 g di bicarbonato in 1 litro d’acqua.
• Attenzione: non far uso di acqua troppo calda, a 60°C il bicarbonato si scompone.

Acido citrico:
Nell’industria alimentare è usato (con la denominazione E 330) come acidulante, antiossidante e conservante. In ambito domestico si usa come anticalcare, ammorbidente, disincrostante e brillantante.
Usi domestici:
L’impiego dell’acido citrico è indicato:
• su tutte le superfici lavabili: applicare una soluzione al 75% per eliminare le incrostazioni calcaree. Lasciare agire qualche minuto e risciacquare. Non utilizzare su marmo e pietre, legno, cotto e tutte le superfici sulle quali è sconsigliato l’uso di sostanze acide;

• in lavatrice come disincrostante: ogni mese versare 1 litro di una soluzione al 75% direttamente nel cestello vuoto e avviare un programma ad alta temperatura;
• in lavatrice come ammorbidente: versare 100 mi di una soluzione al 70% nella vaschetta dell’ammorbidente;
• in lavastoviglie come brillantante: riempire la vaschetta del brillantante con una soluzioneal 15% e regolare l’indicatore al massimo.

Modalità d’uso
Preparazione soluzione al 10% – 15%; sciogliere 100-150 g di acido citrico anidro puro in 1 litro d’acqua.

Pesce
Per evitare la diffusione di un odore persistente si può immergere il pesce in una soluzione d’acqua e aceto per una mezz’ora prima della cottura. Ne guadagna anche il palato: le carni rimangono infatti più compatte e tenere. Ricordatevi di risciacquare con acqua fredda appena prima di cucinare.

Frigorifero
Mettere un piattino di bicarbonato di soda dentro il frigorifero per assorbire gli odori di cibo. Cambiare il piattino ogni due settimane. Invece di buttarlo via ogni volta si potrà riutilizzare il bicarbonato dentro il lavandino e versare sopra dell’acqua bollente, in modo da preservare le prime tubazioni fresche e senza odori.

Come pulire gli specchi (senza sporcarli ulteriormente)
Gli specchi, se sono molto sporchi, vanno lavati con acqua tiepida in cui sia stato sciolto del bicarbonato di sodio (dieci grammi per ogni litro d’acqua), Se lo specchio è cosparso dì macchioline nere, ammorbiditele con olio d’oliva e dopo un paio d’ore toglietele con un foglio di giornale o una carta velina appallottolati. In questo modo non graffierete la superficie.

Ilaria Betti, L’Huffington Post.it

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